Come cambiano i profili professionali all’epoca della quarta rivoluzione industriale? A questa domanda ha risposto la terza rilevazione del MOL – Monitor sul Lavoro, il percorso di analisi volto a narrare i mutamenti negli orientamenti dei lavoratori e nelle culture del lavoro realizzato da Community Media Research per Federmeccanica.

A commentare i risultati della ricerca sono intervenuti Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Fabio Storchi, Presidente Federmeccanica, Carlo dell’Aringa, Economista e membro della Commissione Bilancio della Camera, Fabio Astori, Vice Presidente Federmeccanica e Daniele Marini, Direttore Scientifico CMR.

Nascono i “lavoratori imprenditivi”

Dalla ricerca emerge una presenza cospicua di profili di elevata caratura, di figure professionali in cui la dimensione intellettuale e l’utilizzo di tecnologie complesse è diffusa e maggioritaria, più di quanto non si ritenga usualmente.

La prevalenza è costituita non solo dai cosiddetti “lavoratori della conoscenza”, ma anche da chi opera in “team”, in gruppi di lavoro, dove sviluppano competenze diversificate. Dove la dimensione manuale si confonde e s’interseca con quella intellettuale. E viceversa. Al punto che le due categorie classiche “manuale” e “intellettuale” perdono di valore. Lavoratori che, in virtù del modo di operare e delle strumentazioni che utilizzano sono portati a prendere decisioni autonome, a intervenire risolvendo problemi. Ecco allora che abbiamo a che fare con “lavoratori imprenditivi”, lavoratori che sviluppano caratteristiche più espressamente del lavoro autonomo, grazie anche alle nuove tecnologie introdotte dalla quarta rivoluzione industriale.

I lavoratori inoltre “partecipano” alle decisioni più di quanto non si ritenga alla vita della propria impresa. Non si tratta certo di una partecipazione in stile tedesco – poco praticabile per il nostro sistema produttivo – ma siamo di fronte a una sorta di coinvolgimento “made in Italy”, all’italiana: riunioni periodiche con il management, gruppi di lavoro volti a definire gli obiettivi aziendali e così via. In una struttura reticolare com’è il sistema produttivo nazionale, il coinvolgimento dei collaboratori alle scelte delle imprese appare già una prassi consolidata e diffusa.

Le compentenze delle persone al centro

Da qui la conferma che le relazioni legate al lavoro risultano centrali nell’immaginario collettivo e nel vissuto quotidiano dei lavoratori. Parlare di “persona al centro” non è quindi retorica, ma spiega bene come i processi di individualizzazione abbiano preso piede anche in quest’ambito.

“La ricerca realizzata da Federmeccanica – ha sottolineato il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Polettioffre un importante contributo di conoscenza sui cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, su come vengono percepiti e sull’evoluzione che determinano nei comportamenti e nelle attitudini dei lavoratori. I risultati dello studio testimoniano come, anche nell’industria, si stia affermando un lavoro caratterizzato da crescenti contenuti di competenza, creatività, responsabilità. È un’indicazione importante, in quanto l’evoluzione dei processi produttivi e le nuove forme di organizzazione del lavoro legati alla crescente diffusione dell’automazione e delle tecnologie digitali, pongono l’esigenza di una disponibilità dei lavoratori al coinvolgimento nel processo produttivo, ad una maggiore partecipazione alla vita dell’impresa, indispensabile in vista dell’obiettivo di migliorarne la competitività”.

L’inizio di un nuovo cammino

“In questa indagine troviamo molte conferme – ha dichiarato il Presidente di Federmeccanica Fabio Storchi -. Nelle nostre imprese la centralità della persona è già realtà. I lavoratori sono coinvolti e si sentono a casa in azienda. Cercano opportunità di crescita professionale piuttosto che garanzie del posto del lavoro e vogliono veder premiati i risultati anche collegando i salari alla produttività. Abbiamo intrapreso una via italiana alla partecipazione ed il Rinnovamento Contrattuale è un altro importante passo in quella direzione. Siamo solo all’inizio di un cammino complesso e ognuno deve fare la sua parte. Non ci resta quindi che andare avanti, insieme”.

Il Vice Presidente Fabio Astori, con delega alla Cultura d’Impresa ha sottolineato come: “Il cambiamento del lavoro sia già in atto. I profili dei lavoratori sono molto diversi da quelli del modello fordista ormai da tempo superato. Oggi i lavoratori operano più in autonomia, stanno acquisendo un alto livello di competenze e capacità e la componente intellettuale è divenuta centrale. Mentre il lavoro manuale è sempre più marginale. Le persone possono auto realizzarsi professionalmente e personalmente anche in fabbrica. Questi sono i nuovi lavoratori imprenditivi”.