L’Industria 4.0 italiana vale 1,7 miliardi di euro, registrando una crescita del 25% rispetto all’anno scorso. Numeri positivi scritti nero su bianco nella ricerca dellOsservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno “Industria 4.0: la grande occasione per l’Italia”, che si è tenuto a Milano presso l’Auditorium di Assolombarda.

Il vero potenziale appare ancora nascosto perché alcune imprese per definire gli investimenti hanno atteso la pubblicazione del Piano Nazionale Industria 4.0 e dei chiarimenti fiscali collegati. Per questa ragione, le aspettative sono ancora più forti per il 2017: guardando al primo trimestre appena trascorso, le imprese stimano un tasso di crescita del 30% rispetto al 2016 e, se questi numeri saranno confermati a fine anno, in due anni l’Italia avrà quasi raddoppiato gli investimenti per la trasformazione digitale.

Aumenta il livello di conoscenza

Su un campione di 241 imprese manifatturiere, solo l’8% dichiara di non conoscere il tema (un anno fa era il 38%). Il fervore dello scenario italiano è testimoniato da una media di 3,4 applicazioni già adottate da ciascuna azienda, soprattutto su tecnologie di Industrial IoT e Industrial Analytics.

Risulta buona anche la conoscenza del Piano Nazionale Industria 4.0: il 61% delle imprese sta valutando attivamente come sfruttarlo e il 26% dichiara che investirà oltre un milione di euro.

“Sembra ormai vinta la prima sfida culturale, quella della consapevolezza sull’Industria 4.0″, spiegano Alessandro Perego, Andrea Sianesi e Marco Taisch, Responsabili Scientifici dell’Osservatorio Industria 4.0.

Le tecnologie protagoniste

La quota più importante del mercato di Industria 4.0, ovvero il 63% pari a circa 1 miliardo di euro, è legata ai progetti di connettività e acquisizione dell’Industrial Internet of Things, seguito dall’Industrial Analytics (20%, pari a 330 milioni di euro), dal Cloud Manufacturing (9%, 150 milioni di euro) e dall’Advanced Automation (sistemi di produzione e di movimentazione autonomi e collaborativi, con una quota dell’8% pari a 120 milioni di euro).

Cresce l’interesse per l’Advanced Human Machine Interface (wearable e interfacce uomo/macchina come display touch, scanner 3D, visori per la realtà aumentata), che per il momento rappresenta ancora solo l’1% del mercato.

Infine, risulta in amento la consapevolezza della centralità delle competenze, la più rilevante per le imprese è la capacità di definire un piano di adozione delle tecnologie e di trasformazione, su cui solo il 46%, a oggi, si sente preparata.