“Non siamo un Paese innovativo, ma siamo un Paese di innovatori.”

Con queste parole l’economista Marco Vitale, in veste di guida scientifica, ha aperto i lavori del convegno “Il percorso dell’impresa nell’era digitale” di Inaz, società milanese specializzata in software e servizi per gestire le risorse umane.

Italiani sempre più digitali

La conferma è arrivata dai numeri commentati da Virginio Cantoni, professore di sistemi per l’elaborazione delle informazioni all’Università di Pavia.

Se è vero che l’Italia è al 25° posto nella classifica UE della digitalizzazione, che mancano 33mila specialisti in tecnologia e che siamo solo quarantesimi al mondo per punteggio GTCI (Global Talent Competitive Index), è però sorprendente notare che l’87% degli italiani si dichiara ottimista sugli effetti della digitalizzazione e l’85% dei lavoratori si dichiara disponibile a investire tempo libero per aggiornarsi.

Nuove aziende crescono

Una dimostrazione che abbracciare la digital transformation è un fattore di crescita è arrivata dalla testimonianza portata da Davide Dattoli giovanissimo fondatore di Talent Garden, realtà italiana di coworking che in cinque anni è diventata primo player europeo del settore con 16 campus in cinque paesi.

Cinque le lezioni di Dattoli, messe in pratica con successo da Talent Garden e ancora troppo poco diffuse nel sistema-Paese: “Guardare ai veri problemi, collaborare, sapersi confrontare con il fallimento, riconoscere l’importanza del team e avere uno scopo più alto del semplice business: l’ecosistema”.

Verso un’economia della conoscenza

L’esperienza di Talent Garden ha potuto contare sull’appoggio di uno dei maggiori esperti italiani di innovazione, Francesco Beraldi, imprenditore esperto di trasformazione digitale e startup, anch’egli fra i relatori del convegno.

Il suo focus è stato sui trend più importanti in campo tecnologico – cognitive computing, intelligenza artificiale, i dati come “nuovo petrolio” – e ha indicato una strada per gli imprenditori italiani, che possono avvantaggiarsi dall’affermarsi di un’economia della conoscenza: “Non c’è digital transformation senza open innovation: senza acquisizione di conoscenza si rischia di fallire”.

Le aspettative dei lavoratori 4.0

Il convegno si è chiuso con la testimonianza di due giovani che vivono in prima persona la trasformazione digitale in azienda: Ludovica e Valerio Busnach, terza generazione di Inaz (sono i nipoti di Valerio Gilli, che fondò la società nel 1948) e che oggi ricoprono ruoli manageriali.

Proprio Ludovica Busnach ha messo l’accento su quanto siano cambiate le aspettative lavorative dei giovani che entrano oggi nelle aziende: “Non capiscono perché mai dovrebbero timbrare un cartellino o essere presenti in ufficio se possono lavorare ed essere produttivi da qualsiasi luogo; cercano una maggiore conciliazione famiglia-lavoro; sanno usare gli strumenti digitali e i social e si aspettano di ritrovarli in azienda; mettono al centro collaborazione e lavoro in team”.

Il convegno si è così chiuso con la convinzione che tutte le imprese, sia private che pubbliche, debbano percorrere con forza e determinazione la strada della digitalizzazione per crescere e durare nel tempo