Piemonte e Valle d’Aosta presentano alcuni importanti primati per utilizzo di tecnologie ICT e dotazione di capitale umano.

La Valle d’Aosta è la prima regione per quota di imprese attive nell’e-commerce (23% contro 11% Italia) e seconda per diffusione della banda larga nelle imprese (al 98,1%)

Il Piemonte è la prima regione per investimenti in ricerca e sviluppo sul Pil (2,03% rispetto alla media italiana dell’1,3%) e seconda per addetti in ricerca (5,9 ogni mille abitanti). Inoltre, è forte la presenza di start up: sono 435, pari al 5,4% del totale nazionale; 301 nella sola provincia di Torino, terza dopo Milano e Roma. Completa il quadro una ricerca di Intesa Sanpaolo, dalla quale emerge che il 64% delle imprese piemontesi produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento.

È questo lo scenario in cui si inserisce ora l’accordo triennale “Progettare il futuro”, siglato tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, con la collaborazione di Confindustria Canavese e Confindustria Valle d’Aosta.

La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese del Nord Ovest.

La presentazione dell’accordo è stata ospitata nella sede di OSAI Automation System, multinazionale dell’automazione dei processi industriali, che dal 1991 ha il proprio quartier generale nel cuore del Canavese e che ha prontamente raccogliere la sfida governativa, predisponendo nei propri prodotti tecnologie e piattaforme “Industry 4.0 ready”.

Tra i temi trattati nell’incontro, un’attenzione particolare è stata riservata all’innovativo modello di rating messo a punto da Intesa Sanpaolo anche grazie alla pluriennale collaborazione con Confindustria Piccola Industria.

Insieme alla consueta valutazione economico finanziaria, il nuovo modello, validato dalla BCE dopo un lungo percorso di elaborazione, dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa, quali i marchi, i brevetti, le certificazioni di qualità e ambientali, le attività di ricerca e sviluppo, d’innovazione e digitalizzazione, i progetti di sviluppo e di posizionamento competitivo, la gestione del rischio d’impresa, la proprietà e il management.

Anche l’appartenenza a una filiera è un valore intangibile di cui il modello di rating tiene conto: il rating del cosiddetto “capo filiera” è infatti esteso alla catena dei fornitori, che possono così condividerne il merito creditizio. Le prime sperimentazioni hanno già dimostrato i vantaggi, in termini di facilitazione di accesso al credito e condizioni economiche più favorevoli.