La domanda da parte delle aziende di competenze legate alla sicurezza informatica cresce più rapidamente dell’offerta. Lo rivela il report del Digital Transformation Institute di Capgemini.

Dalla ricerca “Cybersecurity Talent: The Big Gap in Cyber Protection” emerge che il 68% delle società ha riportato un’alta domanda di competenze di sicurezza informatica rispetto al 61% che invece necessita di capacità nel campo dell’innovazione e il 64% in tema di analisi.

La domanda di queste capacità è stata quindi confrontata con la disponibilità di competenze elevate già presenti all’interno dell’azienda. Per la sicurezza informatica è stato riportato un divario del 25% (con il 43% di competenze di alto livello già presenti in azienda), contro un gap del 13% per gli analytics (già presenti per il 51%) e un divario del 21% per l’innovazione (già presente al 40%).

“Il divario delle competenze in ambito cybersecurity ha un reale impatto sulle aziende di tutti i settori, rendendole pericolosamente esposte ai rischi legati ai crimini informatici”, ha affermato Alessandra Miata, HR Director di Capgemini Italia. “Le aziende devono urgentemente rivedere le propria attività di recruiting e le strategie di retention per i talenti già inseriti, soprattutto se hanno intenzione di massimizzare i benefici provenienti dagli investimenti nella digital trasformation. La velocità nell’attrarrre talenti con questo tipo di competenze è un elemento chiave di successo: una ricerca di personale che dura dei mesi, e non qualche settimana, per trovare i candidati ideali non solo è fattore di inefficienza, ma può costituire un reale impoedimento nell’attrarre i talenti necessari”.

Si stima che nei prossimi 2-3 anni crescerà la domanda di talenti competenti in ambito cybersecurity, con il 72% degli intervistati che si aspetta una maggiore richiesta di esperti di sicurezza informatica nel 2020, contro l’attuale 68%.

Visto l’incremento degli attacchi informatici e il fatto che le società non solo hanno bisogno di proteggersi ma anche di massimizzare il vantaggio competitivo che proviene dalla digitalizzazione, il report delinea una serie di priorità che i leader aziendali devono tenere in considerazione.

La prima priorità per le aziende è quella di valutare il grado di integrazione della sicurezza all’interno dell’azienda: qual è la cultura della sicurezza informatica al di fuori del team che ha responsabilità diretta per la protezione dei dati? Quanto sono esperti in materia di sicurezza gli sviluppatori di app e i network manager?

Inoltre, le aziende dovrebbero considerare i requisiti necessari per portare la sicurezza in qualsiasi servizio e applicazione e assumere persone con competenze di comunicazione per completare le caratteristiche tecniche dei loro team. Agli analisti e agli esperti di marketing dovrebbero essere assegnati dei ruoli in materia di cybersecurity per permettere l’implementazione delle best practice in tutta l’azienda.

La terza priorità è rappresentata dal fatto che il pensiero delle aziende deve andare oltre le tradizionali strategie di selezione e comprendere le competenze alla base della cybersecurity. Lo sguardo va rivolto anche ai candidati che solitamente non verrebbero presi in considerazione, studiando le competenze e caratteristiche richieste per altri tipi di posizioni. Per esempio, chi lavora nel campo della matematica molto spesso è anche portato per il riconoscimento dei pattern.

Infine, l’ultima priorità riguarda la retention dei talenti. In un mercato del lavoro altamente competitivo, le aziende devono prestare attenzione all’engagement dei dipendenti per assicurarsi che il divario non aumenti. Il report evidenzia che i dipendenti in ambito di sicurezza informatica danno più valore alle aziende che offrono orari di lavoro flessibili, incoraggiano il training e danno priorità all’avanzamento di carriera.