Il Piano Industria 4.0 ha avuto un riscontro positivo. Esiste anche in Italia una domanda di macchinari connessi, particolarmente pronunciata soprattutto tra le imprese di dimensioni maggiori.

Tuttavia, l’impatto sul territorio nazionale non è uniforme: “l’effetto finale della policy nel Mezzogiorno è indubbiamente meno rilevante rispetto al Centro-Nord a causa del minor spessore industriale, caratterizzato da livelli di innovatività non diffusi, e da un business environment non sempre competitivo in termini di servizi reali ed infrastrutturali.”

È quanto emerge dalla ricerca realizzata da SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) dal titolo “Il valore delle filiere produttive nel nuovo contesto competitivo e innovativo, tra Industria 4.0 e Circular economy”, sesto volume della collana di studi sui settori manifatturieri di punta del Mezzogiorno.

Le imprese innovative del Sud sono oltre 10.000 (35,7% del totale delle imprese dell’area) e rappresentano soltanto il 15% del dato nazionale e la spesa per innovazione è stata di 4.700 € per addetto a fronte di circa 6.200 euro in Italia.

“Occorre precisare però – segnala la ricerca – che le imprese del Mezzogiorno in riferimento all’offerta di macchinari 4.0 si caratterizzano per una contenuta specializzazione nella produzione di beni di investimento e in ICT.”

Tuttavia, “i dati dell’Istat ci indicano direzioni interessanti sul piano della domanda di innovazione digitale e 4.0: le imprese meridionali hanno concentrato maggiore attenzione rispetto alla media nazionale nell’area dell’Internet of Things (10,2% contro 9,9%), delle Vendite on line (11,9% contro 11,4%) e dei Big Data Analytics (6% contro 4,9%).”