La trasformazione digitale del settore retail si trova a un punto piuttosto avanzato e l’Italia non fa eccezione. Ma se a livello globale, secondo i dati emersi dall’ultimo report della ricerca Fujitsu dal titolo The Digital Transformation PACT, il settore fatica a dichiarare di aver concluso con successo dei progetti, nel nostro Paese il trend è decisamente più positivo: ben più della metà (circa il 65%) degli intervistati può parlare di risultati concreti.

Risultati positivi, ma c’è il timore di sbagliare

Nonostante i risultati incoraggianti, la ricerca fa emergere che, anche in Italia, il timore di sbagliare rappresenta un serio ostacolo per i retailer impegnati nella trasformazione digitale (76%) e che anche nel nostro Paese si registrano un buon numero di progetti falliti, con perdite economiche importanti. Più in particolare, quasi il 18% degli intervistati ha dichiarato di aver sperimentato, negli ultimi due anni, almeno un progetto di digitalizzazione non andato a buon fine. Inoltre, quasi un quarto (23,5%) dei retailer del nostro Paese ha confermato di aver annullato progetti digitali.

La carenza di competenze digitali preoccupa il settore

Che l’aumento delle competenze digitali all’interno delle proprie organizzazioni sia ritenuto fondamentale per la sopravvivenza della società nei prossimi tre anni è confermato anche dal 60% dei retailer italiani rispondenti, che giudica l’attuale livello presente in azienda inadeguato. Di questi, il 75% dichiara di aver avviato programmi di training ad hoc.

Sempre nel nostro Paese, quasi 7 intervistati su 10 (70,6%) il timore è che nelle rispettive aziende ci si concentri troppo sul cambiamento tecnologico anziché sulle competenze, sui processi e sulle azioni che devono sostenerlo.

Inoltre, mentre quasi metà dei retailer italiani (47%) sta investendo a favore di sistemi Internet of Things, quasi tre quarti (82%) sono preoccupati per la propria capacità di adattamento a nuove tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale.

Italia davanti a tutti

A conferma che il settore retail italiano è più evoluto sul fronte digital transformation rispetto agli altri Paesi presi in esame dalla ricerca, va sottolineato come nel Belpaese ben il 64% degli intervistati dichiari di aver già implementato progetti digitali, quasi il doppio rispetto al campione globale (35%); un altro 30% può vantare attualmente progetti in corso di realizzazione.

Oltre metà (52%) dei retailer italiani intervistati sta implementando la digitalizzazione per trasformare l’area della customer relationship. Per oltre la metà del campione italiano (53%), digital transformation significa trasformare i ricavi e i modelli di business di un’azienda – si fermano invece al 31% le dichiarazioni del campione globale; per il 12% invece significa creazione di nuovi processi di business digitali, cosa che invece viene indicata da ben il 58% dei rispondenti a livello locale.

Anche in Italia, il fenomeno dello shadow IT rimane un problema, con il 53% convinto che i progetti digitali ombra rappresentino l’unico modo in cui parti di un’organizzazione possano raggiungere una innovazione significativa.

I clienti spingono per la trasformazione digitale

Per il 47% dei retailer italiani il più importante fattore di spinta verso la trasformazione digitale è rappresentato dai clienti. L’88% ammette di essere soggetto all’aspettativa di un maggior grado di digitalizzazione da parte della clientela, mentre il 70% è convinto che la trasformazione digitale stia conducendo a un aumento della concorrenza. In effetti la digitalizzazione sta cambiando il settore retail più di qualunque altro: l’88% degli intervistati è d’accordo sull’impossibilità di prevedere l’identità dei rispettivi concorrenti da qui a dieci anni e ritiene che la capacità di cambiare sarà essenziale affinché la propria azienda possa sopravvivere nei prossimi cinque anni.

Le tecnologie più impattanti

Per il campione italiano, nei prossimi dieci anni, le tecnologie ritenute più importanti per il successo della propria azienda – se si considerano il fatturato, la profittabilità e il taglio dei costi legati alle operation – sono, nell’ordine, il cloud computing, i big data analytics e l’Intelligenza Artificiale.

Se invece si chiede al campione di prendere in considerazione, come parametro di successo, una crescita della società in termini di competenze interne e il miglioramento dei processi, le tecnologie indicate come prioritarie sono senza dubbio l’Intelligenza Artificiale, i sistemi di cyberseurity e i big data analytics.