I crimini informatici colpiscono come non mai. Per numero di attacchi gravi e tipologia, il primo semestre 2018 è stato il peggiore di sempre. I dati della nuova edizione del Rapporto Clusit pesano come pietre: 730 attacchi gravi registrati e analizzati, che corrispondono ad una crescita del +31% rispetto al semestre precedente. Il picco maggiore si è avuto a febbraio, con 139 attacchi.

Il cybercrime è stato la causa dell’80% degli attacchi informatici a livello globale, risultando in crescita del 35% rispetto all’ultimo semestre 2017.

I settori più colpiti

I crimini informatici sono aumentati a tre cifre nel settore automotive (+200%) e in ambito research/education (+128%). Crimini in netta crescita anche nei servizi online/Cloud (+52%) e nel settore della consulenza (+50%).

Secondo Andrea Zapparoli Manzoni, membro del Comitato Direttivo Clusit, “l’aumento di attacchi gravi perpetrati ai danni di un target disomogeneo e diffuso geograficamente su scala globale dimostra la capacità, la determinazione e l’organizzazione degli attaccanti, che puntano a massimizzare il risultato economico con un approccio tipico della criminalità organizzata”.

Le tecniche di attacco più diffuse

Per quanto riguarda le tecniche d’attacco è il malware semplice, prodotto industrialmente a costi sempre decrescenti, il vettore di attacco più utilizzato (40% del totale degli attacchi). Questa tecnica segna un incremento del 22% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto al 2017. Ransomware e Cryptominers, compresi nella categoria, rappresentano oggi il 43% del malware semplice utilizzato dai cybercriminali.

Negli attacchi sono inoltre sempre molto utilizzate anche le tecniche di Phishing e Social Engineering, in aumento del 22% nei primi sei mesi del 2018.

“È sconcertante che la somma delle tecniche di attacco più banali, come SQLi, DDoS, Vulnerabilità note, Phishing e Malware semplice, rappresenti oggi ancora il 61% del totale”, sottolinea Zapparoli Manzoni. “Significa che gli attaccanti riescono a realizzare attacchi di successo contro vittime teoricamente strutturate con relativa semplicità e a costi molto bassi, oltretutto decrescenti. E questa è una delle considerazioni più preoccupanti tra quelle che emergono dalla nostra ricerca.”