Sempre più aziende stanno spostando carichi di lavoro e applicazioni sul cloud pubblico. L’obiettivo è di ridurre al minimo il rischio e le conseguenze di un attacco informatico.

Stando a un’indagine condotta da IDC nel 2018 su un campione di oltre 5.000 imprese di tutto il mondo, più del 40% delle organizzazioni cita la maggiore sicurezza come principale incentivo (insieme a una maggiore agilità e flessibilità per il business) per adottare servizi di cloud pubblico.

Si tratta di una percentuale decisamente importante, che negli anni è andata a crescere (IDC conduce questo tipo di indagine su larga scala sul cloud dal 2009) e che testimonia da una parte gli sforzi per la protezione e la sicurezza dei dati compiuti a livello tecnologico dai cloud service provider e dall’altra la maggiore consapevolezza in tema cloud maturata dalle imprese di tutto il mondo.

La sicurezza in ambito cloud resta sempre comunque una delle principali criticità avvertite dalle aziende, insieme alla definizione dei service level agreement (SLA) e al rischio di downtime. Anche qui però la tendenza è positiva, e il livello di preoccupazione è andato calando con il passare degli anni. Se solo nel 2017 la sicurezza del cloud era avvertita come maggiore criticità da parte del 50% delle imprese appartenenti al campione IDC, nel 2018 la percentuale è scesa di cinque punti, attestandosi al 45%. Segno che il bilancio tra rischi e benefici nell’adozione di servizi cloud stia ormai sempre più pendendo dalla parte dei benefici.