Lo Smart Worker è per lo più maschio (76%), appartiene alla generazione X (38-58 anni), viene dal Nord-est ed è cresciuto del 20% a un anno dall’introduzione della legge sul lavoro agile.

Oggi sarebbero infatti 480mila, il 12,6% degli occupati, i dipendenti che possono organizzare in modo autonomo e flessibile il proprio lavoro nella scelta dell’orario e del luogo di svolgimento e che sono dotati degli strumenti digitali adatti a lavorare in mobilità.

Gli Smart Worker sono contenti due volte più degli altri del modo in cui possono organizzare il proprio lavoro: 39% contro 18%. Sono anche più soddisfatti del rapporto con i colleghi e con il proprio responsabile: 40% contro 23%. Il principio di collaborazione e comunicazione aperta alla base del coordinamento delle attività e una maggiore libertà e flessibilità nell’organizzare il lavoro portano infatti a più soddisfazione anche in ufficio.

I principali vantaggi che fanno scegliere il lavoro agile, però, disciplinato a seconda delle aziende da un giorno alla settimana in su, sono legati alla sfera personale e al miglioramento del benessere. Per il 46%, infatti, si evita lo stress del commuting casa-ufficio e per il 43% si migliora l’equilibrio tra vita privata e professionale. Seguono gli effetti positivi sull’attività lavorativa: più qualità nei risultati (41%), più efficienza (38%), più motivazione (36%).

Smart worker: il punto di vista dei capi

C’è soddisfazione anche tra i capi, che riscontrano nei collaboratori più responsabilizzazione sui risultati (37% del campione), più efficacia nel coordinamento (33%), maggiore condivisione delle informazioni (32%), più motivazione e soddisfazione (32%) e più qualità nel lavoro (31%). Il 30% vede miglioramenti anche nella produttività, nella gestione delle urgenze e nell’autonomia.

Ma i benefici organizzativi riguardano anche la riduzione dei costi di gestione degli spazi fisici in termini di affitti, utenze e manutenzioni perché, per chi mette mano al modo di concepire gli uffici, si va in direzione della scrivania condivisa, o di altri tipi di sedute più social.

«I benefici economico-sociali potenziali dell’adozione di modelli di lavoro agile sono enormi», dice Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

«Si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore, una riduzione del tasso di assenteismo del 20%, risparmi del 30% sui costi di gestione degli spazi fisici per chi ripensa gli spazi di lavoro e un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata per circa l’80% dei lavoratori. Per questo la rivoluzione non va fermata, ma anzi bisogna accelerare e promuovere la diffusione delle iniziative nelle diverse organizzazioni presenti sul territorio».

La leadership smart

Una leadership in grado di gestire una modalità smart di lavorare presenta quattro abilità che, da un’autovalutazione degli HR Manager, sarebbero più presenti nelle organizzazioni che hanno già adottato lo Smart Working:

  • Sense of community – capacità dei capi di incoraggiare i collaboratori a collaborare in modo aperto con tutta l’organizzazione;

  • Virtuality – capacità di decidere di volta in volta gli strumenti di comunicazione più utili;

  • Flexibility – capacità di recepire le esigenze personali dei collaboratori e integrarle nel modello di organizzazione smart;

  • Empowerment – capacità di responsabilizzare e coinvolgere i collaboratori nelle decisioni, appoggiando le loro idee quando opportuno e stimolandoli a proporre miglioramenti nelle modalità di lavoro.

Lo Smart Working nelle grandi imprese

Oltre una grande impresa su due (il 56% del campione) ha avviato progetti strutturati di Smart Working, con modelli di lavoro che introducono flessibilità di luogo e orario e responsabilizzazione sui risultati, mentre erano il 36% un anno fa.

A queste bisogna aggiungere un 2% che ha realizzato qualche iniziativa informale e un 8% che prevede di introdurre progetti nel prossimo anno, per cui alla fine circa due su tre le grandi aziende stanno già sperimentando una qualche forma di lavoro agile.

In particolare, poi, il 53% comprende solo la possibilità di lavorare in remoto, mentre il 47% affianca anche iniziative di ripensamento degli spazi, ma in generale il suo sviluppo nelle grandi aziende non è particolarmente influenzato dalla Legge 81/2017.

La maggioranza (82%) aveva già introdotto o pensato di avviare il lavoro agile prima della sua entrata in vigore e solo il 17%, invece, per effetto della Legge.

Una su due (49%) dichiara che la Legge non ha avuto “nessun impatto”, solo il 6% parla di impatto positivo e il 45% di impatto negativo, in particolare per le complicazioni successive introdotte da una circolare Inail e dal Ministero del Lavoro.

Diverso l’impatto della Legge sulla pubblica amministrazione che, benché solo all’inizio del percorso, con l’8% degli enti pubblici con progetti strutturati (in crescita rispetto al 5% un anno fa), l’1% con interventi informali e un altro 8% che prevede iniziative il prossimo anno. Tuttavia la maggioranza di questo 8% ha trovato stimolo nella Legge e solo il 40% aveva già previsto prima l’introduzione dello Smart Working.

Così, rispetto alla Legge, il 27% della PA vede un impatto positivo, il 43% nessun impatto e il 30% negativo.

Le pmi non crescono

Tra le pmi, invece, il fenomeno è stabile senza scossoni rispetto all’anno scorso: l’8% ha progetti strutturati e il 16% informali, mentre è ancora elevato il numero di quelle che si dichiarano completamente disinteressate (38%), in genere sostenendo di non avere il modello produttivo e organizzativo adatto.

 «La ricerca di quest’anno rivela come nel settore privato lo Smart Working sia un fenomeno inarrestabile nelle grandi imprese», conclude Fiorella Crespi, direttore dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

«Mentre stenta a decollare tra le pmi, in cui permane uno zoccolo duro di disinformazione e resistenza culturale e nella pubblica amministrazione dove, nonostante lo sforzo normativo e le scadenze fissate dalla Legge Madia (con obblighi di adozione entro il 25 agosto 2018, ma senza sanzioni, ndr.), lo Smart Working resta nei fatti un fenomeno di nicchia. 

La pubblicazione della Legge sul lavoro agile ha avuto in sé un effetto promozionale ma, per lo meno nel privato, gli adempimenti formali introdotti dai regolamenti di attuazione rischiano di controbilanciare l’effetto positivo di un quadro normativo più chiaro».