Quanto sono innovative le PMI del manifatturiero del Sud Italia e delle Isole? L’Osservatorio MECSPE fa un bilancio sul primo semestre del 2018, raccontando lo stato di salute delle imprese made in Italy siciliane e del mezzogiorno e il loro rapporto con la trasformazione digitale.

Un processo di cambiamento che negli ultimi anni ha trasformato molto o abbastanza oltre 5 aziende su 10, in un panorama che a livello generale le vede digitalizzate ormai in buona parte (45,1%), interamente (39,2%) o anche solo in pochi nodi (11,8%).

“Sembra ormai diffusa la consapevolezza che il percorso 4.0 sia non solo una grande opportunità da cogliere per far sì che il sistema industriale e produttivo meridionale faccia un salto decisivo verso l’innovazione, ma una condizione necessaria per rimanere al passo con una domanda sempre più mutevole ed esigente”, ha dichiarato Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE (Fiere di Parma, 28-30 marzo 2019).

L’opinione degli imprenditori

Il 77% degli imprenditori delle regioni prese in esame percepisce la propria azienda molto o abbastanza innovativa, mentre l’84,6% ritiene che tra i migliori strumenti di avvicinamento all’innovazione ci sia innanzitutto il trasferimento di conoscenza, seguito dalla consulenza mirata (53,8%), i workshop (48,1%), la tutorship universitaria (38,5%) e le comparazioni con aziende analoghe (23,1%).

Il 96,2% ritiene di avere un livello di conoscenza medio-alto rispetto alle opportunità tecnologiche e digitali sul mercato, mentre il 66% prevede di investire fino al 20% del fatturato in ricerca e innovazione. Il 51% degli intervistati ha fiducia nel concetto di filiera e ha già puntato su queste collaborazioni per favorire lo sviluppo tecnologico della propria azienda, mentre il 29,1% sta prendendo in considerazione di farlo.

“Negli ultimi anni la tecnologia ha trasformato oltre il 50% delle aziende meridionali, e il 40% vede nella tutorship proveniente dal mondo universitario uno dei migliori strumenti di avvicinamento all’innovazione”, ha sottolineato Angelo Raciti, Professore Ingegnere dell’Università degli Studi di Catania.

Su cosa investono le PMI?

Le PMI della meccanica e della subfornitura del Sud Italia e Isole ad oggi hanno introdotto soluzioni in particolare per la sicurezza informatica (89,2%) e la connettività (79,7%), il cloud computing (67,1%), la robotica collaborativa (35,4%), la simulazione (31%), i big data (29,1%), la produzione additiva (28,5%) e l’Internet of Things (27,8%).

La realtà aumentata è stata privilegiata dal 15,2%, i materiali intelligenti dal 15,2%, mentre le nanotecnologie dal 7%.

Cosa c’è che non va

Al momento, i principali fattori di rallentamento della digitalizzazione sono rappresentati dai costi troppo elevati degli investimenti richiesti (88,2%) e da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 52,9% delle aziende).

L’arretratezza delle imprese con cui si collabora e l’assenza di un’infrastruttura tecnologica di base adeguata pesano ciascuna per il 2,9%.

I profili specializzati più richiesti entro il 2030

Guardando al futuro, ai giovani e alle digital skill, i profili specializzati più richiesti entro il 2030 saranno il Robotic engineer (49%), lo specialista IoT (12,2%), gli specialisti dei big data (10,2%); a seguire i programmatori di intelligenze artificiali (8,2%), il multichannel architect (8,2%) e gli esperti di cybersicurezza (4,1%).

Per la ricerca di nuove professionalità l’azienda si indirizza verso Università e Istituti tecnici (95,8%), inserzioni (75%), agenzie di ricerca del personale (60,4%), Istituti e scuole professionali (22,9%). Non mancano però come punto di riferimento anche i concorrenti (20,8%), le società di consulenza (10,4%) e gli uffici di collocamento (10,4%).