Saper fare, ad alti livelli, proprio quello di cui l’azienda ha bisogno per crescere nell’industria 4.0. Le università toscane di Pisa, Firenze e Siena si sono accordate per formare figure professionali a strettissimo contatto con le aziende, superando lo scollamento tra alta formazione e lavoro grazie al nuovo dottorato “Smart Industry” finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del progetto CrossLab.

Il comparto industriale da tempo e da più parti ha espresso la necessità di trovare sul mercato del lavoro, in uscita dai percorsi formativi, personale adeguato professionalmente alle richieste che i vari settori esprimono, lamentando come limite una formazione non al passo con i tempi, rapidissimi, dello sviluppo industriale tecnologico che le aziende stesse vivono.

Proprio per formare figure professionali che possano guidare l’innovazione tecnologica nei processi industriali, sfruttando al meglio le enormi potenzialità di Industria 4.0, è nato a novembre il primo percorso di dottorato in Italia su Industria 4.0 per formare le competenze richieste dalla nuova rivoluzione industriale.

Anche se è partito ufficialmente il 1° novembre, è stato presentato lunedì 19 novembre 2018 a Toscana Tech, l’appuntamento con i protagonisti dell’innovazione e della tecnologia in Toscana (centri e laboratori di ricerca, imprenditori, investitori, manager, aziende e amministrazioni pubbliche) che si è tenuto il 19 e 20 novembre al Palazzo dei Congressi di Villa Vittoria (Firenze), organizzato dalla Regione Toscana.

Progetto Crosslab: il dottorato Smart Industry

Gestito dal Dipartimento di Ingegneria dell’informazione di Pisa, il dottorato “Smart Industry” prevede specificatamente un percorso di ricerca all’interno delle aziende; ha ammesso le prime 12 persone di cui tre donne; in due vengono da Turchia e India, gli altri dagli atenei di Toscane, Liguria e Sicilia.

“L’unico modo per formare figure professionali che possano guidare l’innovazione tecnologica nei processi industriali”, commenta Andrea Caiti del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione di Pisa, e coordinatore del dottorato,“è trasmettere agli studenti le conoscenze necessarie per risolvere problemi complessi usando tecnologie innovative e un approccio creativo e  multi-disciplinare. Devono quindi formarsi in diversi campi che vanno dall’informatica, dalla matematica, dall’ingegneria industriale e dell’informazione fino al management d’impresa. Per questo motivo il dottorato è condotto in modo congiunto fra tre atenei, che metteranno in comune le proprie competenze in settori di ricerca trasversali”.

Tra i punti di forza del percorso di formazione, oltre alla multidisciplinarietà, l’obbligo di condurre parte della ricerca nei laboratori di imprese o in laboratori misti Università-imprese.

Da sinistra: Andrea Caiti, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Pisa, coordinatore del dottorato, con tre dei dottorandi Emanuele Guerrazzi, Roberta Rossi, Pierpaolo Dini

Crosslab per il trasferimento tecnologico

“Si tratta di un percorso orientato al trasferimento tecnologico”, prosegue Caiti, “e che necessita di un confronto continuo con il mondo industriale, in particolare regionale, per mantenere un allineamento tra l’offerta formativa e di ricerca e l’esigenza del sistema produttivo territoriale. È quindi necessario che gli studenti che fanno ricerca su un campo specifico della nuova industria, processi, organizzazione aziendale, filiere, possano sperimentare direttamente sul campo le soluzioni metodologiche e tecnologiche che propongono”.

“Uno degli ostacoli più grossi al 4.0 in Italia è lo scollamento tra ricerca e impresa”, conclude Giuseppe Anastasi (nella foto in apertura di articolo), direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione.

“Questo percorso di dottorato si colloca tra le iniziative messe in campo dall’Università per avvicinare la ricerca alle esigenze reali delle industrie. Accanto a questo percorso formativo, infatti, portiamo avanti dallo scorso anno il progetto Crosslab, che prevede laboratori integrati e multidisciplinari aperti alle aziende, e che ospiteranno anche il lavoro degli studenti di Smart Industry”.

Cosa è il CrossLab e perché sta già dando i suoi frutti

In quella che è la Robot Valley italiana circa 300 aziende e l’Università di Pisa lavorano insieme per trovare e costruire soluzioni avanzate personalizzate per il manifatturiero: è, questo, il progetto del MIUR “CrossLab” che mette insieme ricercatori, sviluppatori e docenti di UniPi con rappresentanti R&D di pmi che vengono da diverse parti di Italia, in un percorso di trasferimento della tecnologia dall’università all’Industria 4.0, lungo  cinque anni.

Partirà nel 2020 ma ha preso il via a gennaio 2018 questo progetto unico, al momento, nel nostro Paese, finalizzato al trasferimento tecnologico, la terza missione delle università italiane; è stato realizzato dal Dipartimento di ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa insieme e su stimolo della Regione Toscana, vincendo insieme ad altri 180 dipartimenti universitari italiani un finanziamento di 13 milioni di euro, la maggior parte dei quali (11,5) del bando Dipartimento di Eccellenza del MIUR.

Il target primario sono le aziende, che entrando nei CrossLab possono usufruire della conoscenza e delle tecnologie che nel mondo accademico sono già affermate da tempo ma che non hanno ancora avuto un completo trasferimento nel mondo delle imprese, così che queste ultime possano innovare processi, lavoro e prodotti.

Il CrossLab è aperto a tutte le aziende italiane che cercano soluzioni nelle aree chiave dell’industria 4.0: Advaced Manufacturing; Additive Manufacturing; Augmented Reality; Industrial Internet of Things; Cloud Computing, Big Data e Cybersecurity; IT & Society.

I laboratori coprono tutte le aree chiave di Industria 4.0 e vedono il lavoro congiunto di ricercatori di diverse aree ma aperto alle imprese che vorranno farne uso. Per capire quanto questa iniziativa nasca già profondamente legata al mondo italiano della ricerca e alle imprese, CrossLab vede il contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, di R.i.CO. e Calearo Antenne, e il supporto, oltre che della Regione Toscana, del Polo Tecnologico di Navacchio e delle aziende ABB, Engineering, HP-Enterprise, IDS, Intecs, Intel, Magna Closures, Saint Gobain, Thales Italia, ST Microelectronics.

“Diteci cosa vorreste trovare e costruiamolo insieme è, in poche parole, il senso di questo progetto”, spiega Lucia Pallottino, docente di Robotica del DII di UniPi. “Quello che svilupperemo nei prossimi cinque anni nasce infatti dalle richieste delle aziende che scelgono di stare in questo loop virtuoso. Non andiamo a risolvere il problema della singola industria, ma a fare ambienti aperti dove industria e accademia si incontrano mettendo insieme competenze”.