Rispetto alla popolazione italiana, i cittadini lombardi nutrono maggiore curiosità e minore preoccupazione per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei più svariati settori della quotidianità.

“Si rileva inoltre che i temi della chirurgia robotica stanno progressivamente entrando nel bagaglio informativo dei cittadini lombardi: l’86% degli intervistati ne ha sentito parlare. Quello che però sorprende ancora più è la fiducia diffusa – attestata al 74% – circa l’approccio robotico ed i vantaggi ad esso correlati (61%)”, chiarisce Eva Sacchi, Senior Researcher IPSOS.

Ma chi è il paziente più entusiasta della chirurgia con il robot da Vinci? “Il suo profilo corrisponde ad un uomo, tra I 55 e I 75 anni, con una buon livello culturale e disponibilità economica” commenta la Dott.ssa Sacchi.

Benefici e criticità

L’apertura alla tecnologia robotica porta alla ribalta la scottante questione della formazione. Il 76% degli intervistati sottolinea l’importanza che i chirurghi si formino in maniera adeguata e completa anche nella gestione della chirurgia con il robot, competenza che va al di là della professionalità già acquisita.

A fronte di questo però paiono chiari ed evidenti i benefici che la robotica in sala operatoria può assicurare: “La mininvasività, la possibilità di affrontare interventi complessi e una preparazione scrupolosa del personale medico sono punti cardine”, precisa la ricercatrice IPSOS.

Tutto ciò trova ulteriore conferma nella inclinazione estremamente positiva (attestata al 30%), da parte di chi non ha mai avuto esperienza diretta di chirurgia robotica, a sottoporsi eventualmente ad una procedura eseguita con il sistema da Vinci.

L’urologia come “gold standard”

Nonostante il robot da Vinci sia uno strumento multidisciplinare, senza dubbio è l’urologia ad essersi imposta negli anni quale gold standard per l’utilizzo della piattaforma robotica, come confermano le esperienze ormai decennali di due chirurghi milanesi, pionieri nell’utilizzo di questa tecnica, il Dott. Franco Gaboardi, Direttore Divisione di Urologia Ospedale San Raffaele – Villa Turro e il Prof. Giorgio Guazzoni, Responsabile dell’Unità Operativa Urologia e Andrologia Ospedale Humanitas Rozzano.

Non è tutto. Dall’urologia, alla chirurgia generale, passando per la ginecologia fino alla chirurgia dei trapianti: la multidisciplinarietà si conferma una delle peculiarità della piattaforma da Vinci, caratteristica che è stata ampiamente sfruttata dallo IEO – Istituto Europeo di Oncologia, il centro che in Italia vanta il più alto numero di pazienti trattati in chirurgia robotica, dove sono ben 3 i sistemi installati e impiegati nelle più svariate branche specialistiche (ovvero per procedure urologiche, ginecologiche, otorinolaringoiatriche, senologiche, di chirurgia toracica, di chirurgia generale,).

5mila piattaforme nel mondo

Attualmente le piattaforme da Vinci distribuite nel mondo sono circa 5000. Nel nostro Paese le installazioni si attestano sui 111 sistemi, di cui la sola Lombardia ne conta 22.

Come nello scenario mondiale le procedure mostrano un costante aumento, con un incremento di interventi del 18% rispetto al 2017, altrettanto importante il trend di crescita per l’Italia che, nel 2018, ha visto eseguiti 20.450 interventi di chirurgia robotica da Vinci.