Una nuova ricerca commissionata da Sap a Idc, dedicata alla media azienda italiana, restituisce il quadro d’interesse, di crescente consapevolezza, ma anche di prudenza rispetto alla rivoluzione digitale in fabbrica e nelle catene produttive, dall’alimentare al packaging, che viene affrontata per gradi e per priorità. Con riduzione dei costi e centralità del cliente ai primi posti. I casi di Olio Farchioni, Fiorini Packaging, Caffè Moak, Gpack Group, Omet Group

Le medie aziende italiane guardano con interesse agli scenari produttivi, organizzativi e di business legati alla trasformazione digitale della fabbrica, da non intendere come singolo intervento o progetto pilota, ma come ripensamento complessivo e integrato del “sistema fabbrica”, inserito in una filiera e in un ecosistema d’innovazione.

Tuttavia, in un quadro generale di prudenza nonostante il rinnovo degli sgravi fiscali per investimenti nell’Industria 4.0, l’interesse e l’impegno dei nostri imprenditori si concentrano solo su alcune aree prioritarie: il cliente, per esempio.

Cosa si può fare per potenziare e valorizzare la relazione con il cliente, che va inseguito nella sua esperienza multicanale frammentata e digitalizzata? Il customer journey è sempre più al centro delle strategie di marketing in un’ottica di diversificazione e personalizzazione. Tanto che le soluzioni software più avanzate sono orientate, anche a livello industriale, a integrare customer experience e produzione stessa, facendo leva sulla disponibilità del dato “intelligente”, che può indirizzare offerta e prodotto in modo sempre più automatico.

Sap ha collaborato alla realizzazione di una linea di produzione digitalizzata in campo cosmetico: l’ordine personalizzato su una piattaforma di e-commerce arriva direttamente in produzione dove bracci robotici Mitsubishi Electric apportano in tempo reale le differenziazioni richieste a livello di packaging. A prodotto pronto, il cliente viene avvisato dal sistema per il ritiro e invitato a compilare una survey per migliorare la customer experience, così da chiudere il cerchio.

Il cliente al centro del digitale

Il 22% delle oltre 200 medie aziende italiane intervistate da Idc vede come principale obiettivo della digitalizzazione la trasformazione dei canali di relazione con i clienti. L’attenzione al cliente è anche al secondo posto come obiettivo di business, superata solo dalla costante necessità di ridurre i costi aziendali (32% del campione). Mentre al terzo posto si colloca l’interesse a entrare in nuovi segmenti di mercato, anche attraverso i nuovi canali. Tutto torna.

Anche rispetto alle cinque dimensioni indagate della “intelligenza tecnologico-organizzativo” la customer experience è al primo posto come interesse strategico (40%) insieme allo smart procurement (40%), inteso come integrazione di filiera on fornitori, partner e clienti.

In particolare, la dimensione di customer experience misura l’orientamento delle imprese rispetto all’orchestrazione tra canali di comunicazione diversi, all’integrazione dei processi di vendita, marketing e operation e alla misurazione relativa dell’efficienza e dell’efficacia delle campagne, alla segmentazione del mercato e alla progettazione delle esperienze dei clienti, all’analisi dei dati per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi e per la definizione della strategia aziendale.

Cresce l’interesse per nuovi modelli di business

È interessante notare che, come seconda motivazione alla trasformazione digitale, si ponga quella della creazione di nuovi modelli di business.

In fondo è l’aspetto più avanzato e forse “disruptive” della rivoluzione digitale stessa, come la servitizzazione delle macchine industriali, che non compri più ma di cui paghi l’utilizzo, il consumo che ne fai (as a service), monitorato da una sensoristica evoluta collegata ai software, compresa la manutenzione in remoto che resta in capo al produttore e quella, ancora più avveniristica, di carattere predittivo con intuibili effetti sulla produttività per riduzione dei fermi macchina.

Prospettive nuove di business, ancora poco diffuse nelle nostre pmi, ma che a livello di media azienda iniziano a essere contemplate come possibilità.

Resta l’urgenza dell’automazione

Mentre si tratteggiano i nuovi scenari futuri, intanto sul piano operativo resta l’urgenza, in prima battuta, di automatizzare i processi (30%), di ottimizzare i processi IT (23%) in seconda e, solo in terza battuta, di innovare il core business aziendale, abilitandolo con le nuove tecnologie (19%).

Quindi al quarto posto, come priorità IT, si registra la migrazione verso il cloud con tutti i vantaggi di integrazione, sicurezza e scalabilità dei sistemi (19%).

Infine, al terzo posto delle motivazioni per affrontare la trasformazione digitale della propria azienda c’è la creazione di prodotti intelligenti (13%) e una nuova relazione con i dipendenti e con i partner, fornitori e clienti in una logica di filiera integrata e interconnessa (9%).

Un dato certo e coerente aumenta la produttività

I casi presentati sono medie aziende italiane che, grazie alla innovazione tecnologica, stanno sostenendo la crescita e la progressiva internazionalizzazione.

L’azienda umbra Olio Farchioni, giunta alla decima generazione, che esporta in 60 Paesi al mondo, grazie alla tracciabilità di tutti processi produttivi dalla terra alla tavola è riuscita a liberare energie per pensare strategicamente al futuro, contando su un dato certo, coerente e puntuale.

Così pure la siciliana Caffè Moak, grazie all’integrazione dei dati tra le diverse unità aziendali con un nuovo sistema gestionale, sta registrando incrementi di efficienza e di qualità, per cui ha inserito anche un controller dedicato.

Fiorini Packaging di Senigallia realizza sacchi industriali, che sono una commodity ad alta tecnologia, per cui la differenziazione avviene sul piano della comunicazione (personalizzazione del sacco stesso a livello di packaging), dell’innovazione e dell’organizzazione grazie all’integrazione dei dati tra uffici e produzione.

Gpack fa packaging nel lusso ed è un’azienda di Truccazzano, in Provincia di Milano che, attraverso successive acquisizioni, è passata dai 30 ai 90 milioni di euro di fatturato in tre anni e punta ai 100 entro due anni. In tal caso si è resa necessaria una integrazione dei sistemi informativi per uniformare le informazioni e iniziare a ragionare in termini di Gruppo e di nuove opportunità.

Infine, Omet Group di Lecco – con una complessità produttiva, essendo multiplant con 30 macchinari in costruzione in contemporanea – aveva bisogno di intervenire sull’innovazione di processo per tenere sotto controllo le fasi di processo dall’ingresso dei complementi alla consegna del macchinario.

L’integrazione dei dati di processo favorisce il controllo della pianificazione e dell’avanzamento lavori, con interventi tempestivi in caso di ritardi di forniture, fermi macchina e quant’altro.