Etesias, giovane start up napoletana che si occupa di stampa 3D per la produzione di elementi portanti in cemento armato, è la prima classificata nella categoria ”Nuove idee imprenditoriali per l’Industria 4.0” al Premio indetto da Campania Digital Innovation Hub.

Nonostante la sua giovane età, 5 mesi il prossimo 18 giugno, Etesias ha già all’attivo un brevetto nazionale e ha presentato domanda per estenderlo a Europa, Stati Uniti e Canada. Ma non finisce qui.

E’ stato da poco siglato un accordo di collaborazione con Italcementi, azienda italiana di materiali da costruzione e quinto produttore di cemento a livello mondiale, che concederà in comodato d’uso gratuito alla startup, presso i laboratori di San Giovanni a Teduccio, un robot di nuova generazione.

L’operazione consentirà di dare slancio alle attività di ricerca e di standardizzazione del processo produttivo di Etesias con l’obiettivo finale di implementare un materiale per le costruzioni più perfomante ed economico di quelli tradizionali, da commercializzare in un prossimo futuro.

I vantaggi della stampa 3D del calcestruzzo

Angela Di Ruocco, presidente della startup Etesias

Ma qual è il potenziale innovativo della startup nata nel 2019 all’interno del Polo universitario di Napoli Est? “La tecnologia Etesias rivoluziona l’approccio classico alla produzione di cemento armato prefabbricato, consentendo maggiore versatilità nella realizzazione di interventi complessi, riduzione dell’impatto ambientale e ottimizzazione dei costi“, spiega Angela Di Ruocco, presidente della startup. “L’innovazione sta nell’aver combinato, per la prima volta, la stampa 3D del calcelstruzzo con la messa a punto di un’armatura ad hoc di acciaio per la realizzazione di elementi portanti”.

I vantaggi della nuova tecnologia? “La possibilità di ottenere forme eterogenee non lineari a costi nettamente inferiori rispetto alle tecniche attualmente impiegate e una riduzione dei volumi del materiale necessario, visto che ci si avvale di elementi cavi che alleggeriscono la struttura, con una forte riduzione anche in termini di Co2”, conclude Di Ruocco.

Dietro il nuovo brevetto made in Napoli ci sono tre inventori, due partenopei – un ricercatore, Costantino Menna, e un associato di Tecnica delle Costruzioni, Domenico Asprone, entrambi della Federico II – e un ordinario di Scienze della Costruzioni dell’Università di Pavia, Ferdinando Auricchio.