Sull’intelligenza artificiale non ci sono ancora vincitori e vinti e le sfide sono comuni a tutti, anche ai tedeschi. È caccia aperta su data scientist e sviluppatori, che non sono ancora presenti a sufficienza sul mercato. Formazione e competenze sono il vero nodo per tutti. I risultati della ricerca della Camera di Commercio italo-germanica con Deloitte, che ha messo a confronto Italia e Germania, le due prime industrie manifatturiere in Europa

Ormai le aziende italiane riconoscono il valore strategico dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in fabbrica per essere competitivi sui mercati. È quindi previsto un aumento degli investimenti nei prossimi cinque anni, soprattutto per soluzioni di data analysis e automatizzazione dei processi nel manifatturiero, nel settore energetico e in quello delle tecnologie, media e comunicazione.

Non sono diverse le intenzioni delle aziende tedesche, intervistate in occasione della indagine «Ricerca, sviluppo e innovazione: Italia e Germania a confronto», realizzata dalla Camera di Commercio italo-germanica (AHK Italien) e da Deloitte, in collaborazione con Aldai-Federmanger, Assolombarda e l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale.

Una su due prevede di implementare l’intelligenza artificiale in modo sistematico sul medio periodo ed entrambi i Paesi si distinguono nel campo della ricerca, con un livello di gradimento più alto (41) rispetto a quello delle ricerche americane (28) e cinesi (21), come emerso in occasione della Conferenza mondiale 2018 sull’avanzamento dell’AI. Certo sul fronte tedesco gli investimenti pubblici sono stati più importanti (600 milioni di euro entro il 2020), mentre l’Italia si sta affacciando solo ora al tema, con un investimento iniziale di 70 milioni di euro sempre entro il 2020.

Un’altra differenza riguarda la capacità di fare sistema: le pmi italiane sono meno propense a collaborare con il mondo della ricerca rispetto a quelle tedesche. Anche come numero di imprese di intelligenza artificiale, la Germania ne ha tre volte tante quelle italiane (111 contro 29), ma la Cina ne ha 7 volte il numero delle loro insieme, e gli Stati Uniti 14 volte.

Come investimenti, infine, gli Stati Uniti hanno stanziato 4 miliardi di dollari entro il 2020, con risorse soprattutto private, e la Cina 7 miliardi di dollari con investimenti pubblici. Punta infatti a diventare il primo paese “produttore” di intelligenza artificiale entro il 2030.

Le sfide sono le stesse per i due Paesi: formazione, competenze, cybersecurity

Ad ogni modo lo studio della Camera di commercio italo-germanica evidenzia un sostanziale allineamento tra Italia e Germania, quanto alle sfide delle aziende. Sono due gli ostacoli principali all’implementazione dell’intelligenza artificiale: la mancanza di competenze adeguate (sviluppatori e data scientist) e l’integrazione delle nuove tecnologie nell’organizzazione e nei processi aziendali.

Così, la maggioranza delle imprese di entrambi i Paesi prevede l’assunzione di molti o alcuni nuovi profili nei prossimi anni (67% per le italiane e 80% per le tedesche).

Una preoccupazione comune è quella della cybersecurity delle linee di produzione, con punte dell’80% tra i tedeschi, mentre noi ci fermiamo al 60%. La terza sfida è, per le aziende italiane, la gestione dei dati, la privacy, la qualità dei dati, l’integrazione delle fonti e la formazione, mentre i tedeschi vorrebbero essere più sicuri su come indirizzare gli investimenti per averne un ritorno.

«Sull’intelligenza artificiale Italia e Germania – i due principali Paesi manifatturieri d’Europa – partono da punti diversi, ma il percorso è comune e le due economie sono profondamente correlate: nessuno dei due player può permettersi di uscire dalle catene del valore, sempre più connesse e digitalizzate», dichiara Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di Commercio italo.germanica.

«In virtù di questo legame, Italia e Germania devono essere promotori e traino di una strategia europea per l’intelligenza artificiale perché uniti, a livello europeo, possiamo competere con i colossi dell’economia globale. È tuttavia necessario agire anche sul fronte degli investimenti pubblici e privati: promuoviamo attivamente e accogliamo con favore ogni iniziativa che possa contribuire a ridurre il gap tra i due Paesi e a incentivare le aziende affinché concretizzino le intenzioni di investimento espresse nella survey».