Le radici del paradigma 4.0 affondano nel contesto manifatturiero e ancora di più nei reparti produttivi, in cui l’avvento di nuove tecnologie digitali, promette(va) una significativa crescita sia dell’efficienza, sia dell’efficacia dei processi.

Da quel momento, all’incirca il 2012, il concetto di 4.0 è evoluto e si è ampliato, secondo diverse direttrici. Una prima (radicale) modifica è avvenuta quando il concetto di Industria 4.0 ha inglobato non solo la componente tecnologica, bensì ha iniziato a trattare anche le altre componenti organizzative necessarie a questa trasformazione, tra cui: le competenze disponibili nelle aziende; la predisposizione al rischio da parte delle imprese; il sempre maggiore orientamento al cliente.

Una successiva evoluzione la si è avuta nel momento in cui il modello 4.0 si è espanso sino a inglobare le altre aree aziendali, quelle non direttamente produttive, come per esempio gli uffici tecnici, le aree di ricerca di sviluppo, ma anche le aree aziendali di supporto, come le vendite e il marketing, gli acquisti, la logistica e così via. In questo senso si parla quindi di Impresa 4.0, non più e non solo di Industria 4.0.

Infine, il terzo step di evoluzione lo si è avuto quando il modello 4.0 è fuoriuscito dal perimetro delle singole aziende, fino a coinvolgere tutti i nodi delle supply chain. Proprio in questo senso, oggi, si parla di “filiera” o, meglio ancora, “value chain” 4.0. Ma quali sono le ragioni di questa ulteriore evoluzione?

È in questo percorso di evoluzione che si inseriscono tutte le tematiche legate all’impiego di soluzioni tecnologiche digitali in settori quali l’agricoltura e la zootecnia, che hanno dato vita ai termini di “Agricoltura 4.0”, “Agricoltura e Zootecnia di precisione”…

Il paradigma 4.0 è, almeno in termini teorici a oggi, pervasivo di tutti i settori dell’economia, a partire da quello primario, passando per quello secondario (in cui è nato e si è sviluppato), sino ad arrivare a quello terziario dei servizi, dal quale sono state mutuate diverse delle soluzioni tecnologiche che hanno poi impattato i restanti comparti.

Stato dell’arte nel settore manifatturiero

Per comprendere quanto e come il paradigma 4.0 sia davvero noto ed applicato dalle imprese manifatturiere, il Laboratorio RISE e IQ Consulting hanno svolto nel 2019 la terza edizione della loro ricerca, i cui risultati sono stati presentati alla fine di giugno, a Brescia.

Su oltre 110 aziende coinvolte, le analisi svolte hanno permesso di comprendere il percorso di evoluzione che le aziende stanno seguendo, evidenziando quanto (e in che misura) le componenti del paradigma (tecnologie, modelli di business, persone e competenze) siano correttamente considerate.

Un primo indizio di un’accresciuta maturità delle imprese si evince da come esse stesse si valutino: il 40% di esse dichiara di stare implementando diverse soluzioni tecnologiche 4.0 in modo integrato tra loro (rispetto al 20% dell’edizione 2017) e un altro 40% dichiara di implementare soluzioni verticali, non in modo sinergico e armonico (rispetto al 35% del 2017).

Solo il 5% si dichiara completamente fermo ai blocchi di partenza, rispetto al 10% di due anni fa, mentre il 15% sta ancora studiando a analizzando le modalità con cui procedere. Complessivamente, rispetto al 2017, il 25% di imprese in più ritiene di essere concretamente in cammino verso una configurazione 4.0. In generale, sembra terminata per le aziende la fase di studio e sia partita invece la fase dell’operatività e della concretezza.

Industria 4.0: le aziende stanno davvero investendo?

Al di là di questi primi numeri, come si posizionano le aziende del campione rispetto alla configurazione 4.0? Quante stanno per davvero investendo? Su quali tecnologie? Ottenendo che tipo di benefici?

Per rispondere a queste domande è utile ricondursi alla matrice di posizionamento elaborata per l’edizione del 2017, grazie a cui poter ottenere una piena confrontabilità dei risultati. La matrice si fonda su due variabili, ovvero:

  • la Conoscenza che un’azienda ha delle sei tecnologie digitali investigate;
  • l’Utilizzo delle tecnologie, ovvero lo stadio di implementazione che è stato raggiunto (nessuna applicazione, studio preliminare e analisi di fattibilità, implementazione e utilizzo effettivo).

Le classi che emergono dall’incrocio di queste due variabili permettono di rispondere alla domanda: quante sono le aziende che stanno già abbracciando il paradigma 4.0 rispetto al 2017, e come si posizionano quelle che invece ancora non lo hanno fatto?

Industria 4.0: il posizionamento delle aziende italiane
La matrice di posizionamento

Rispetto all’edizione precedente, i numeri presentano uno scenario maggiormente positivo, che permette di intravedere un effettivo percorso evolutivo da parte delle imprese del campione:

  • RITARDATARI: si riducono le aziende ancora ferme (o quasi), che passano dal 47% al 34%;
  • PRATICONI: aumentano le aziende che, nonostante una conoscenza ancora poco approfondita, implementano le tecnologie abilitanti (dall’11% al 25%);
  • TEORICI: per questa edizione non si evincono aziende dedite allo studio delle tecnologie, ma non al loro utilizzo;
  • IN CAMMINO (FOCALIZZATI e POLIVALENTI): si riducono le aziende in cammino per un valore pari al 5% (da 35% a 30%). Tale diminuzione non spaventa, considerando il trend della categoria successiva;
  • STELLE: passano dal 5% all’11%, andando a recuperare la quota parte delle aziende in cammino che erano fuoriuscite dal loro cluster e che, con tutta probabilità, hanno completato in questi due anni il percorso di trasformazione tecnologica avviato in precedenza. Trattasi di aziende che stanno effettivamente applicando il paradigma 4.0. Stanno applicando in modo pervasivo all’interno dei processi diverse tecnologie digitali, in grado di comunicare e scambiare dati e informazioni per prendere decisioni rapide e consapevoli, gestire in tempo reale cambiamenti improvvisi del contesto, essere flessibili nell’applicare le modifiche necessarie, nonché garantire livelli di efficienza e sostenibilità sufficientemente elevati.
Industria 4.0: i cluster della matrice di posizionamento
I cluster della matrice di posizionamento

La fotografia peggiora leggermente se includiamo, oltre alle tecnologie, anche elementi organizzativi e gestionali delle imprese. È stata predisposta un’ulteriore classificazione delle imprese del campione che, partendo proprio dalla matrice tecnologica di posizionamento, consideri anche altri aspetti con cui valutare l’effettivo approccio olistico al paradigma di Impresa 4.0.

A questo scopo, sono stati introdotti elementi relativi all’organizzazione dell’azienda e alla disponibilità di competenze delle imprese. Considerando, quindi, non solo quante e quali soluzioni tecnologiche le aziende stiano implementando e impieghino, ma anche di quali competenze già dispongano o si stiano dotando, emerge una vista in cui:

  • il 34% delle imprese è quasi del tutto ferma: trattasi di imprese che al più stanno lavorando su di una sola tecnologia, senza interventi su competenze e dell’organizzazione;
  • il 49% delle aziende sta implementando singole tecnologie non integrate tra di loro e non ha avviato un percorso di adeguamento delle competenze e dell’organizzazione;
  • il 12% ha implementato diverse tecnologie in modo integrato, ma non ha ancora avviato un percorso di adeguamento delle competenze e dell’organizzazione;
  • il 5% del campione può considerarsi una Superstar, avendo avviato un percorso complessivo di trasformazione, implementando diverse tecnologie in modo armonico e disponendo di un percorso di sviluppo delle competenze e dell’organizzazione.
Il posizionamento olistico delle aziende rispetto a Industria 4.0
Il posizionamento olistico

Quali sono le caratteristiche di coloro che si posizionano nei cluster Stelle e Superstar? Che ruolo giocano le funzioni di supporto, come l’area IT e quella HR? Che benefici ricercano le imprese e quali ostacoli devono superare?

La risposta a tutti questi quesiti sarà fornita nella versione completa dell’articolo che sarà pubblicata sull’edizione cartacea di settembre di Industrie 4.0.

Gli autori dell’articolo

Andrea Bacchetti, Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia

Massimo Zanardini, IQ Consulting, spin-off dell’Università degli Studi di Brescia