Su che basi scegliere il socio in affari e come sviluppare delle buone relazioni professionali sono aspetti che incidono sulle possibilità di successo di una startup tanto quanto l’idea innovativa, il business plan, le competenze e la capacità di andare sul mercato. I consigli dell’esperta in 10 punti, un decalogo per startupper per avere più probabilità di entrare sul mercato, restarci e svilupparsi nel tempo.

Non basta una buona idea per fare una impresa di successo. Servono un business plan sostenibile, il giusto team di competenze, la capacità di fare trasferimento tecnologico e di andare commercialmente sul mercato.

Università, incubatori, competition, business angel, venture capital, studi legali, grandi aziende che lanciano “Call4ideas” sono tutti attori che contribuiscono a creare l’ecosistema adatto alla nascita e allo sviluppo di startup innovative.

E ora entra in campo il business coach, che porta l’attenzione sui rapporti, le dinamiche e la comunicazione tra soci perché il business alla lunga funzioni.

Secondo una ricerca americana pubblicata su “Forbes”, infatti, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Spesso non ci sono valori condivisi, la cui mancanza alla lunga diventa una crescente fonte di attrito.

E ancora, secondo un’indagine di “Harvard Business Review”, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una società, seguita dalla mancanza di fiducia.

«Infatti, la stessa fiducia può diventare un sentimento inaffidabile, se i due soci non dimostrano gli stessi interessi e obiettivi organizzativi», spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che propone a tutti gli startupper un decalogo per scegliere bene con chi entrare in società e come sviluppare e mantenere buoni rapporti professionali e personali.

Il decalogo delle buone relazioni professionali per una startup di successo

  1. Condividere dei valori comuni è fondamentale per sentirsi rispecchiati in ciò che si fa e si vuole ottenere.
  2. Avere competenze complementari al fine di creare sinergie virtuose e potenziare i risultati del programma di business stabilito.
  3. Impostare correttamente gli accordi dal principio è il monito principale per generare una collaborazione trasparente sin da subito.
  4. Comprendere in maniera saggia le dinamiche di ruolo per gestire con attenzione le relazioni professionali e personali, senza che l’una abbia effetti negativi sull’altra.
  5. Scambiarsi feedback sinceri permette di evitare i fraintendimenti che alimentano insoddisfazione e dissapori.
  6. Approfondire le reciproche visioni lavorative è il monito principale per portare insieme l’azienda al successo.
  7. Focalizzarsi sul contributo individuale permette a ognuno di esprimersi al meglio nella partnership.
  8. Essere proattivi e generosi quanto basta consente ai soci in affari di garantire il giusto equilibrio tra dare e avere.
  9. Stabilire brevi periodi di reset lavorativi per mettere a punto le strategie in corso e confrontarsi sull’andamento generale della partnership.
  10. Dimostrare la capacità di chiudere al momento giusto: bisogna essere pronti a capire le evoluzioni naturali che portano alla fine di una specifica relazione o progetto.

Infatti, come spiega la Osnaghi, «la partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso può configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente. Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea tra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali».

Per dinamica s’intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. «Molto spesso», prosegue la coach, «accade che una persona si sacrifichi e l’altra si lamenti in continuazione, una rimanga in silenzio e l’altra si senta incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall’inizio, comunicare in modo costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto».

Una seria complicazione può essere costituita dalla presenza di una relazione personale tra i due soci, che siano parenti, amici o, ancora peggio, coniugi. Secondo una ricerca americana pubblicata su “Entrepreneur”, infatti, il 45% delle coppie sposate che decidono di fare una società insieme finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare.

«In questi casi infatti nel rapporto societario si inserisce inevitabilmente anche l’intero vissuto personale, che rende complessa la partnership. Si potrebbero creare cortine di fraintendimento che possono dare vita a conflitti e dissapori, rallentamenti, fino ad arrivare a blocchi decisionali. Per questo motivo non bisogna mai affidarsi alla semplice alchimia di coppia per decidere e gestire un grande affare», conclude, mettendo in guardia startupper e non solo, la Osnaghi.