È stato presentato a Genova, con la collaborazione di Piccola Industria Confindustria Liguria, l’accordo triennale “Progettare il futuro” siglato da Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese, per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’.

La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese del nord ovest. L’evento fa parte di un roadshow avviato a marzo, che nel corso dell’anno porterà in modo capillare su tutto il territorio nazionale i contenuti dell’accordo dentro i luoghi deputati ad accogliere e farne proprie le finalità: le imprese.

La tappa genovese, in particolare, è stata ospitata a Erzelli, all’interno del Great Campus, che, con i suoi 400.000 mq di superficie, è il più grande parco scientifico e tecnologico d’Italia. Qui trovano spazio centri di ricerca, università, uffici, spazi per convegni e conferenze, biblioteche ma anche servizi commerciali e luoghi per le famiglie e il consumo culturale: un “ecosistema” naturale per sviluppare la ricerca, promuovere le eccellenze, potenziare il settore produttivo, stimolare l’innovazione e la competitività.

Fausto Agostini, presidente Comitato regionale ligure Piccola Industria Confindustria

“La nostra regione offre un ecosistema che include grandi aziende, medie e piccole imprese, rappresentative di tutti i settori – manifatturiero, servizi, high-tech, porto, sanità, turismo – università e centri di ricerca di eccellenza: ha quindi tutte le caratteristiche per recitare un ruolo da protagonista in Industria 4.0,” ha spiegato Fausto Agostini, presidente Comitato regionale ligure Piccola Industria Confindustria. “Ne è un esempio il luogo che ci ospita, il Great Campus, che pensiamo possa proporsi come uno dei Digital Innovation Hub previsti dal Piano del Ministro Calenda. Lo sviluppo delle imprese attraverso l’innovazione e la loro crescita dimensionale e finanziaria sono una tappa obbligata per la ripresa economica del paese, e per far sì che questo avvenga servono anche buon credito e nuova finanza. L’accordo Piccola Industria Confindustria-Intesa Sanpaolo risponde a questa esigenza. A questo punto, tocca a noi imprenditori raccogliere la sfida, ora che abbiamo tutti gli strumenti normativi e finanziari per far crescere le nostre PMI.”

I quattro pilastri dell’accordo

Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese, Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione delle start up” e offrire nuove opportunità alle start up in esso sviluppate.

L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha finora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori e un giro d’affari di 55 miliardi.

L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle start up e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

L’economia della Liguria

L’economia ligure mostra una buona competitività sui mercati esteri. In dieci anni la propensione all’export della regione è salita significativamente passando dall’11,7% del 2008 al 17% del 2016, grazie al balzo delle esportazioni (+41%, più di tre volte tanto l’aumento complessivo italiano). Buoni risultati sui mercati esteri sono stati ottenuti dalla provincia di Genova che nel periodo considerato ha messo a segno un aumento delle esportazioni pari al 36,4%. Sono stati trainanti i settori della cantieristica, della chimica, della metallurgia, della meccanica e dell’agro-alimentare.

Nel corso del 2017, in un contesto di domanda internazionale favorevole, il tessuto produttivo della regione Liguria e della provincia di Genova potrà continuare a crescere sui mercati esteri. Il contributo del canale estero non sarà tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione e della provincia. Sono, infatti, ancora molte le imprese liguri e della provincia di Genova che non esportano o che realizzano gran parte del proprio fatturato sul mercato interno.

Risulta pertanto cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su buoni livelli nel confronto con la media italiana:
• nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 97% in Liguria (dall’86% del 2008);
• la percentuale di imprese con sito web era pari al 69% nel 2016, mostrando un piccolo svantaggio nei confronti della media italiana, ma in forte recupero;
• la quota di addetti che utilizzano computer connessi a internet è salita al 44,2% nel 2016 (dal 38% del 2008), superiore all’Italia.

Inoltre la regione può contare sulla presenza nel territorio di una buona dotazione di capitale umano con competenze adeguate: in Liguria la quota di popolazione con istruzione terziaria è di poco più elevata rispetto al resto d’Italia; lo stesso vale per la percentuale di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche e per il numero di addetti impiegati in ricerca e sviluppo.

La Liguria mostra anche un’intensità di ricerca e sviluppo e una propensione a brevettare leggermente superiori alla media italiana. Spicca, in particolare, la provincia di Genova, che presenta un’alta propensione a brevettare e si colloca al sesto posto in Italia per numero di brevetti ICT. Sempre la provincia di Genova mostra una buona presenza nel suo tessuto produttivo di start up innovative attive nei processi di trasferimento tecnologico: 92 a inizio aprile 2017.