Eseguire backup abbastanza frequenti salvando i propri dati su hard disk esterni che non devono essere tenuti collegati alla rete; utilizzare password non troppo semplici, modificandole spesso e non salvandole mai online; dotarsi di antivirus aggiornati; non aprire e-mail e file dei quali non si conosce la provenienza o che destino anche un minimo sospetto; non cedere ad eventuali richieste di riscatto per riavere indietro dati rubati perché solo nel 2,5% dei casi i cyber criminali dopo il pagamento restituiscono realmente il maltolto.

Sono le mosse suggerite, a chiunque voglia limitare la possibilità di incorrere in attacchi informatici, dagli esperti intervenuti al secondo incontro di Economia sotto l’Ombrellone organizzato da Eo Ipso al Beach Aurora di Lignano Sabbiadoro, provincia di Udine, per parlare di “Cyber Macumba – l’importanza di sapersi difendere”.

In ritardo con gli investimenti

“Possono essere suggerimenti anche banali, ma sono necessari visto che, purtroppo, l’Italia è entrata nella poco invidiabile top ten mondiale per numero e gravità degli attacchi informatici subiti,” ha spiegato Nicola Bosello la cui azienda informatica Nordest Servizi vede un aumento esponenziale nelle richieste di aiuto per riparare i danni causati da attacchi informatici.

“Ciò è una diretta conseguenza sia della poca disponibilità di persone qualificate in ambito ICT dato che da noi solo il 2,5% degli impiegati delle aziende pubbliche e private sono esperti nel settore, contro il 3,7% della media europea, sia degli scarsi investimenti nell’ambito della sicurezza informatica dimostrati dal fatto che in Italia solo un euro su 66 spesi nel campo dell’ICT è dedicato alla cybersecurity con un impatto sul Pil dello 0,05%, mentre in Germania gli investimenti sulla sicurezza informatica sono 30 volte superiori e impattano sul Pil tedesco per l’1,6%,” ha rimarcato Bosello.

L’annus horribilis della sicurezza informatica

Ha rincarato Manuel Cacitti, consulente che opera a livello europeo campo della cyber security: “Il 2016 è stato per l’Italia l’annus horribilis per la vulnerabilità agli attacchi informatici. Secondo l’ultimo rapporto Clusit dopo otto anni consecutivi di miglioramenti nella cybersecurity delle aziende italiane, nel 2016 siamo ripiombati in una situazione pessima e il 2017 è iniziato ancora peggio.”

“Si tratta” ha aggiunto Cacitti “di problemi ampiamente sottostimati sia per i danni personali e psicologici, sia per quelli economici. Si stima che solo in Italia siano stati pagati ricatti informatici, quasi sempre inutilmente, per una somma che oscilla fra i 23 e 26 milioni di euro. Occorre aumentare la cultura della sicurezza informatica e la consapevolezza dei rischi che si corrono, comprendendo che l’anello debole in questo campo rimane l’uomo con i suoi comportamenti errati. La prima cosa da fare per combattere i cyber criminali è essere più attenti.”

Cercasi laureati in informatica

Nella seconda parte dell’incontro, stimolati anche dalle domande dell’attento pubblico presente, i due relatori si sono concentrati sulla carenza di figure professionali in un settore in continua espansione.

Sia Bosello, sia Cacitti, infatti, hanno sottolineato come, nonostante il continuo aumento di iscritti ai vari corsi proposti dalle università, i laureati in informatica siano assolutamente insufficienti a coprire le richieste delle aziende.