Ripensare i Competence Center come hub settoriali, valorizzare e semplificare l’apprendistato (soprattutto il primo e il terzo livello), detassare i nuovi modelli di organizzazione del lavoro, stipulare i patti intergenerazionali per la gestione della transizione, puntare su autentici programmi di riqualificazione (reskill) dei lavoratori: sono queste alcune delle dieci proposte concrete per avviare il capitolo dei Competence Center e del Lavoro 4.0 presentate nel corso di un convegno promosso da Confindustria Udine in collaborazione con il Centro Studi Adapt.

“Quello degli investimenti in tecnologia è un capitolo fondamentale, ma che rischia di restare incompleto senza riqualificazione delle competenze dei lavoratori e sviluppo di nuovi modelli organizzativi”, ha avvisato il direttore generale della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi.

Un cambio di passo radicale

Secondo la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli, “la trasformazione digitale rappresenta una prova di maturità che richiede un cambio di passo radicale.”

Sotto questo profilo, ha proseguito Mareschi Danieli, “competence center, laboratori territoriali, apprendistato duale e di alta formazione, alternanza scuola-lavoro, reti d’impresa sono soltanto alcuni dei punti cardine sui quali continuare a costruire il Piano Industria 4.0, che si potrà reggere soltanto su un efficace raccordo tra ricerca scientifica e imprese, nonché sulla formazione di profili professionali coerenti con i fabbisogni espressi dal nuovo mercato del lavoro”.

Il lavoro non finirà, si trasformerà

Le conclusioni sono state tratte dal professor Michele Tiraboschi, professore ordinario del Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

“Con il 4.0″ ha commentato Tiraboschi “il lavoro non finirà, ma si trasformerà radicalmente. Ignoriamo al momento la velocità e la direzione di questa trasformazione, ma possiamo dare per certo che alcuni mestieri scompariranno a fronte della nascita di altri. Da qui l’importanza dell’investimento sull’innovazione e sul capitale umano a partire dalla scuola che deve innovare i suoi percorsi, passando per l’università e poi la formazione permanente durante la carriera lavorativa”.