Le PMI della meccanica in Campania promuovono il Piano Industria 4.0: a circa un anno di distanza il 65% delle imprese giudica positivamente o discretamente gli effetti sul settore.

Il dato giunge dalla fotografia dell’Osservatorio MECSPE sulle regioni centro-meridionali, presentato a Napoli da Senaf, in occasione della sesta tappa dei “LABORATORI MECSPE FABBRICA DIGITALE, La via italiana per l’industria 4.0”, dedicata al focus “Industria 4.0 e aerospazio”.

“In Campania è attiva una rete cooperativa e formalizzata in un distretto aerospaziale composto da 141 imprese, 18 centri di ricerca e 12mila occupati,” ha infatti sottolineato Luigi Carrino, presidente del Distretto Aerospaziale Campano.

L’ambizione di Carrino è arrivare a un Competence Center dedicato proprio all’aerospazio. “Per dimensioni l’aerospazio in Italia è secondo soltanto all’automotive, ma primo per investimenti in ricerca e sviluppo. Il 30% delle imprese ha depositato almeno un brevetto negli ultimi dieci anni, che poi si diffondono in altri settori, come, ad esempio, l’automotive, gli attrezzi sportivi e le protesi.”

La stessa Regione Campania è molto attiva nel favorire la crescita della ricerca e sviluppo. “Pensiamo alle iniziative effettuate per favorire il trasferimento tecnologico dalle università alle aziende e tra imprese, agli accordi prestigiosi con Apple e Cisco e ai contratti di sviluppo per agevolare gli investimenti,” ha ricordato l’Assessore regionale alle attività produttive Amedeo Lepore.

Verso una produzione zero difetti

L’Industria 4.0, peraltro, rappresenta per l’aerospazio italiano una grande opportunità per posizionarsi nella parte alta della catena del valore.

Lo ha segnalato Salvatore Grimaldi di AIAD, la Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza. “L’Industria 4.0 non serve solo per aggiornare le macchine, ma per creare valore e innovazione a livello di processo e di prodotto.”

L’aereo è un prodotto complesso, quindi, ha proseguito Grimaldi, “il lavoro dell’uomo difficilmente sarà eliminato. Anzi, saranno proprio le alte competenze degli operatori a dare valore intellettuale ai prodotti. Grazie alle tecnologie, inoltre, potranno essere ridotti o eliminati i tempi a basso valore aggiunto, come, ad esempio, le attività legate agli aspetti certificativi. Penso anche alle opportunità della realtà aumenta e mista per ridurre i tempi di posizionamento dei pezzi o alla fabbricazione additiva, che rappresenta nel settore sicuramente in valore in sé, o ancora agli impieghi della robotica collaborativa in fase di assemblaggio. Inoltre, attraverso i gemelli digitali sarà possibile intervenire dinamicamente sui componenti per tendere a una produzione a zero difetti.”

Le priorità delle imprese campane

A proposito di innovazione, il campione centro-meridionale attribuisce grande rilevanza al miglioramento delle infrastrutture digitali abilitanti (60%), alla creazione e coinvolgimento attivo in gruppi di lavoro (50%), al potenziamento del fondo di garanzia per le PMI (40%), e agli incentivi per piani formativi sulle tecnologie digitali abilitanti (35,7%).

La percentuale della rilevanza data all’iper-ammortamento per i macchinari funzionali alla digitalizzazione (21,4%), si distanzia notevolmente dalla rilevazione nazionale, che si attesta al 69,7%.

In generale, valutando la propria posizione aziendale in rapporto al processo di Industria 4.0, il 41,2% degli intervistati campani si sente in linea con le competenze richieste, mentre il 29,4% considera addirittura di stare precedendo le azioni dei propri competitor (un dato di dieci punti percentuali maggiore al campione centro-meridionale).

In questo contesto, la figura driver preposta a stimolare il processo di innovazione digitale in azienda è, per il 44% del campione, l’imprenditore.

Le tecnologie privilegiate

Per quanto riguarda l’aspetto tecnologico, finora sono state privilegiate soluzioni per la connettività (62,5%), la sicurezza informatica e l’Internet of Things (entrambi al 43,8%), la produzione additiva (37,5%) e la robotica collaborativa (31,5%).

Entro la fine del 2018, inoltre, la sicurezza informatica, i materiali intelligenti e la realtà aumentata saranno presenti nel 25% delle aziende meridionali.

Dove migliorare

Anche in un contesto così positivo, non mancano fattori considerati di rallentamento della digitalizzazione.

I principali sono rappresentati dall’arretratezza delle imprese con cui si collabora (42,1%), dalla mancanza di una chiara visione della direzione da intraprendere da parte del top management (31,6%), da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (21,6%), dalla mancanza di competenze interne (21,1%) e dagli investimenti richiesti, considerati troppo alti (21,1%).

“In generale, c’è persino un 20% di aziende che non sa come valutare il Piano Industria 4.0, a dimostrazione che vi è ancora un gap di conoscenza da colmare a livello di comunicazione,” ha sottolineato Riccardo Resciniti, Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi del Sannio. “Inoltre, risulta chiaro che vi è molto da fare sull’area manageriale. Infine, ben l’80% delle imprese guarda alla digitalizzazione più sotto il profilo dei costi che dei ricavi.”

A proposito di competenze, la presentazione dei dati è stata effettuata presso la nuova sede di San Giovanni a Teduccio dell’Università Federico II, dove è nata una Task Force I4.0 coordinata da Piero Salatino. “Guarderemo non solo alle tecnologie, ma anche a forme di integrazione interdisciplinare.”