Quanto usiamo e quanto subiamo le tecnologie digitali? Quanto volgiamo al positivo gli strumenti collaborativi e la connessione continua che abbiamo a disposizione? Dalle ricerche più recenti sembra che subiamo i nuovi strumenti di lavoro con effetti non sempre positivi sul nostro benessere e sul nostro rendimento. Le quattro contromisure da adottare proprio ora, con le ferie in arrivo, secondo l’esperto Luciano Attolico.

La maggioranza dei manager non dorme abbastanza, non ha una buona forma fisica e non riesce a ricaricarsi neanche in vacanza (70%).

Lo rileva una ricerca della società di consulenza Lenovys svolta su oltre 500 manager di medie e grandi aziende italiane, che partecipano ai suoi corsi aziendali e all’Executive Master Lean Lifestyle, il percorso di training per l’applicazione di questa metodologia manageriale che consente di coniugare prestazioni e risultati eccellenti, nella vita e in azienda, con il benessere individuale e di squadra.

Dipendenza digitale: cosa dice l’esperto

Il master, che si tiene ogni fine maggio in provincia di Firenze, è stato ideato da Luciano Attolico, esperto di business evolution applicato all’innovazione ad alto impatto, all’energia delle persone e al miglioramento delle prestazioni. Gli abbiamo chiesto come fare per ricaricare davvero le batterie questa estate e tornare rigenerati, meglio se con nuove abitudini che favoriranno il nostro benessere e, di conseguenza, il rendimento aziendale.

Quanto incidono le tecnologie digitali sui risultati preoccupanti della vostra ricerca?
Premesso che la tecnologia di per sé è neutra, molto dipende da come la usiamo, come con un coltello affilato. Purtroppo, però, a partire dalla scuola, nella società e nelle organizzazioni manca un’educazione all’uso dei mezzi digitali a favore del nostro benessere e dei nostri risultati. Così sta accadendo che spesso più lavoriamo, meno siamo produttivi, ossia non riusciamo ad avere alte prestazioni.

Come mai c’è un calo di rendimento nonostante tutti i supporti tecnologici che dovrebbero facilitare e accelerare scambi e informazioni?
Perché sta aumentando la differenza tra tempo lordo e tempo netto nello svolgere un compito. Non ci rendiamo conto che, ad esempio, continuando a distrarci con i dispositivi mobili, togliamo attenzione ed energia al compito principale. Non solo, ma spostarsi di continuo dal focus principale con repentini e casuali cambi di direzione, provoca nel cervello un costante stato di allerta che fa produrre adrenalina e cortisolo, neurotrasmettitori che caratterizzano gli stati di stress negativo e che, alla lunga, compromettono il nostro equilibrio psicofisico. Invece, il nostro cervello ringrazia quando gli forniamo un tempo dato per svolgere un compito, come nello sprint di uno sportivo, e poi gli diamo qualche minuto di riposo e di recupero, per poi ripartire con un nuovo sprint. Questo è il modo più sano e produttivo di lavorare del nostro cervello, che non ama le lunghe maratone!

Che contromisure prendere allora in ferie per riposare davvero e iniziare a perdere qualche cattiva abitudine?
La prima cattiva abitudine da perdere è proprio la distrazione continua sullo smartphone o sul tablet, distrazione che ormai è diventata un automatismo per molti di noi. Distrazione che spesso ci impedisce persino di vivere a pieno le nostre relazioni sia professionali che personali. Di conseguenza, non riusciamo a non guardare di continuo il telefono neanche in vacanza o nel tempo libero, perdendoci il piacere di un panorama, di giocare con i nostri figli, di stare in gruppo o in coppia. Per ovviare a questo automatismo, concentriamoci su un’attività per volta e immergiamoci in essa dall’inizio alla fine. Ognuno scelga quella che preferisce, tanto il cervello no dà un ordine di importanza alle cose, ciò che conta è consentirgli di fare lo sprint di cui parlavo prima, che genera stress positivo e l’ormone della felicità, la serotonina.

Altre contromisure?
La seconda contromisura è cercare di dormire di più, riconoscendo al sonno la sua funzione riparatrice, rigeneratrice e anche di coadiuvante dell’apprendimento. Ciò che tratteniamo con la memoria breve durante il giorno si sedimenta e si consolida nelle ore notturne. Per aiutarsi, meglio non guardare il telefono o il tablet come ultima azione prima di cercare di dormire. Atleti e musicisti, persone dalle alte prestazioni, conoscono il valore del sonno, che incide anche sulla capacità di concentrazione e rendimento il giorno dopo.

Terza contromisura?
Fare almeno dieci minuti di mindfulness al giorno, che significa concentrarsi sul proprio respiro, non fare niente, non parlare, osservare i propri pensieri con distacco per lasciarli scorrere e non rimanerne emotivamente agganciati. Guardate il mare, la cima di una montagna, un pascolo, la spiaggia, quello che volete ma non fate niente nel frattempo! Il nostro cervello in questo modo avvierà un processo di vera e propria disintossicazione dalle centinaia di pensieri che ogni giorno ci assalgono, che facciamo fatica a governare e di cui spesso non siamo nemmeno coscienti.

Quarta contromisura?
Il mio consiglio è di riprendere contatto, oltre che con la concentrazione mentale, con il proprio corpo. Iniziamo a sentirlo di nuovo, a muoverlo. In genere ci ricordiamo del corpo solo dopo ore e ore alla scrivania, mentre un corpo sano e allenato non solo ci fa sentire bene, e si conserva meglio, ma è anche un importante veicolo delle nostre emozioni e delle nostre decisioni. Se stiamo bene fisicamente, se rispettiamo il nostro corpo, anche le decisioni che prendiamo saranno migliori. Allora approfittiamo della pausa estiva per riprendere la sana abitudine di fare un po’ di attività fisica. Corpo, mente ed emozioni sono collegati, facciamone buon uso, prendendo il meglio delle tecnologie e iniziando a dominarle, e non più a subirle, per poi essere pronti in ufficio a darci delle regole rispetto ai tempi e modi di utilizzo dei mezzi digitali che ci accompagnano tutto il tempo.