L’EY Digital Summit di Capri ha riunito anche quest’anno 500 tra manager e imprenditori per fare il punto sul digitale in Italia e sulle azioni necessarie per accelerarne l’adozione. Sono previsti 2 milioni e mezzo di assunzioni nei prossimi 5 anni, con un 32% di nuove competenze e professioni specialistiche, che però non si trovano.

A che punto siamo con la digitalizzazione in Italia? Come vengono orientati gli investimenti e quali sono i principali ostacoli a un’accelerazione dell’adozione delle tecnologie digitali? Infrastrutture, cultura e competenze restano sul banco degli imputati.

La ricerca EY realizzata con Ipsos e il Centro Studi Intesa Sanpaolo, presentata all’XI edizione dell’EY Digital Summit di Capri a inizio ottobre, ci dà una buona notizia: l’Italia è dotata di buone infrastrutture tecnologiche, sopra la media europea per copertura 4G (99%) e sta investendo per crescere nella copertura UBB (Ultra Broad Band, con velocità superiore ai 30 Mb/s), che a settembre copriva circa l’80% del territorio. La cattiva notizia, però, è che queste infrastrutture non sono capillari.

Delle 11.000 zone industriali censite, con oltre 480.000 imprese attive (10% del totale), solo un terzo è raggiunta dalla rete UBB. È però in corso un ambizioso piano di investimenti con l’obiettivo di colmare questo gap, come i due bandi del valore complessivo di 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo dell’UBB nelle aree a cosiddetto “fallimento di mercato” (14% di copertura a settembre 2018).

A livello di amministrazione pubblica, poi, nonostante l’implementazione dei servizi pubblici digitali sia in linea con quello di altri Paesi europei, l’Italia è ultima per utilizzo, a causa delle scarse competenze digitali dei cittadini-utenti e delle difficoltà di apprendimento delle nuove piattaforme digitali.

Nelle piccole aziende manca ancora la cultura del digitale

I principali freni alla trasformazione digitale sembrano essere ancora una volta culturali: resistenza al cambiamento per oltre uno su dei degli intervistati (54%) e mancanza di competenze specifiche per il 27%.

Le imprese di grandi dimensioni, per esempio, hanno colto la necessità di introdurre nuove competenze per facilitare l’innovazione necessaria, mentre le piccole devono ancora far evolvere il loro modello di business: il 58% infatti ha un livello di digitalizzazione molto basso, solo l’1% si posiziona con alta digitalizzazione.

Tra le aziende con oltre 250 addetti, invece, l’11% ha un livello di digitalizzazione molto alto, mentre per il 19% il livello è molto basso. La maggior parte (66%) ha utilizzato gli incentivi disponibili, ma soprattutto per rinnovare l’hardware obsoleto e per la sicurezza informatica (45%), applicazioni web e mobile (28%), social media (18%) e Cloud (16%). Si investe ancora poco, invece, in innovazione di processo e di prodotto e nelle tecnologie che abilitano l’Industria 4.0, come i Big data, gli Analytics, l’Internet of Things (IoT) e la robotica.

«Infrastrutture, cultura e competenze sono fondamentali per il processo di digitalizzazione ma, da sole, non bastano a garantirne una efficace ricaduta. Occorre inserirle in un contesto di crescita dell’intero ecosistema aziendale, attraverso la collaborazione con clienti e fornitori in modo da coinvolgere e trasformare l’intera filiera produttiva», suggerisce Donato Iacovone, amministratore delegato di EY Italia e Managing Partner dell’Area Mediterranea (nella foto di apertura).

Caccia alle competenze

Dall’ulteriore ricerca su 250 aziende per tre quarti di grande dimensioni, realizzata da EY con Spencer Stuart nell’ambito del progetto “Alleanza per il lavoro del futuro”, emerge che per una su tre (35%) il digitale è diventato una priorità. Ha infatti pianificato investimenti infrastrutturali che creeranno occupazione e richiederanno nuove competenze soprattutto nell’ambito Knowledge Sharing Platform & Network (53%), cloud (44%), IoT (35%) e 5G (18%).

In particolare, le piccole aziende avranno bisogno soprattutto di esperti in cloud computing, le medie di specialisti in Seo/social media management e le grandi in Big data Analytics. Gli specialisti di sicurezza informatica e di Customer experience servono invece a tutte.

Solo il 35% considera infatti le risorse interne adeguate alle nuove sfide digitali e, soprattutto nell’industria manifatturiera, una su due dichiara di non avere né le competenze tecnologiche, né quelle sociali e relazionali che servono per accompagnare il cambiamento.

Servono anche leadership, comunicazione e pensiero critico

L’80%, per esempio, dice di avere la funzione della comunicazione interna, ma non adeguatamente espressa per le sfide della trasformazione digitale e così pure è carente la leadership. In particolare, il leader di oggi e domani dovrà saper attuare la trasformazione, costruire il consenso con nuove modalità di comunicazione all’interno e all’esterno ed essere di esempio per gli altri.

Da allenare di più anche imprenditività, pensiero critico, la capacità di imparare a imparare, empatia, tutte soft skill che serviranno per muoversi in un mondo che cambia velocemente, con tecnologie che diventano presto obsolete e richiedono un mindset aperto, curioso, flessibile e resiliente.

«La vera sfida per il mercato del lavoro è la preparazione di un mix di competenze tecnologiche e trasversali, che dovranno essere diffuse sia nelle figure manageriali sia in quelle operative», commenta Donato Ferri, Mediterranean People Advisory Services Leader EY (in foto a lato).

Campanello d’allarme da Telco, servizi e media

La difficoltà non è solo formare le competenze tecniche all’interno, ma anche trovarle sul mercato: una su tre, per esempio, è a caccia di specialisti in data management, social media management e digital marketing. Inoltre, benché il 63% collabori con università, solo il 30% ha al suo interno un’academy per la formazione tecnica e manageriale.

Per ora sentono di più la mancanza i servizi, le Telco e i media. Cercano disperatamente tecnici in Data analytics, Big data, intelligenza artificiale, Cloud computing (90%), social media e comunicazione digitale (90%) e cybersecurity (80%).

In ambito industriale, invece, mancano soprattutto professionalità per andare verso l’Industria 4.0: Big data e intelligenza artificiale (86%) e ancora social media e comunicazione digitale (77%).

Un approfondimento sulle competenze per l’Industria 4.0 sarà disponibile sul fascicolo cartaceo Industrie 4.0 di novembre (4/2018), che avrà un focus sull’intelligenza artificiale e il mindset giusto per sfruttarne il potenziale