Connessi o forse iperconnessi? Siamo sicuri che sia un bene avere sempre l’occhio sullo smartphone, sulle notifiche del pc, su più chat insieme, mentre stiamo facendo altro alla scrivania, in sala riunioni, a casa, per strada?

A parte l’accumulo di stanchezza e la perdita di concentrazione che possiamo sperimentare da soli, gli studi evidenziano un diffuso calo dell’attenzione, a fronte di un aumento di stress e di un’alterazione dei ritmi sonno-veglia. Prendiamo allora le ferie come occasione per mandare in vacanza anche il digitale, con la strategia dell’esperta in 4 semplici passi: motivazione, attività piacevoli, pianificazione e ripresa graduale dei device, con criterio.

Il livello di rischio di cadere in forme di dipendenza digitale è medio-alto. L’ultimo rapporto Agi-Censis rivela che il 77% degli italiani connessi è on-line anche prima di dormire e il 63% subito al risveglio.

Il 61,7% va a letto con i device mobili, con punte del 79% tra i giovani, mentre il 34% lo usa a tavola con uno su due tra i giovani. Di questi, il 22,7% inizia ad ammettere di sentirsi dipendente da Internet e l’11,7% di entrare in ansia all’idea di non avere la connessione.

Ma i disturbi sono anche altri: alterazione dei ritmi sonno-veglia con conseguente mancanza di sonno di sera e stanchezza di giorno, stress, ansia, irritabilità, aggressività, discontrollo degli impulsi, difficoltà a concentrarsi e a rispettare le scadenze personali e professionali.

Abitudini che ci stanno prendendo la mano nel vero senso della parola, con tablet e telefoni sempre sott’occhio e il rischio di scivolare in quelle che sono definite le patologie digitali, una tra tutte il “tecnostress”, collegabile allo stress lavoro correlato, che alla lunga produce alterazioni nell’organismo a livello corporeo e mentale.

È ormai dimostrato che il sovraccarico prolungato di informazioni in contemporanea nel cervello produca modificazioni plastiche dello stesso, un calo di produttività e di qualità, fino a fenomeni di assenteismo e l’aumento di incidenti per chi lavora in movimento.

Patologie nuove per abitudini sempre più comuni

Tra le nuove patologie si trovano nomi curiosi per comportamenti non così lontani dal modo di vivere digitale.

Il “fomo” (“fear of missing out”) è la paura di essere tagliati fuori dai social e il “vamping” è stare collegati tutta la notte. Associata a questa, c’è la sindrome da iperconnessione e poi la “information overload addiction”, che è la ricerca estenuante e protratta nel tempo di informazioni; quindi la “no-mobile-fobia”, che è l’incapacità a restare senza smartphone con conseguente paura di rimanere senza connessione e, molto frequente al ristorante, il “phubbing” (phone + snubbing), la tendenza a ignorare e a snobbare gli altri perché continuamente immersi nel proprio schermo.

Quando l’uso scorretto di Internet e dei social media diventa una cattiva abitudine, cresce anche il rischio di una forma di dipendenza con tutte le conseguenze cui abbiamo accennato. Quale migliore occasione allora della pausa estiva per adottare una strategia detox e recuperare uno stile di vita sano e corretto da mantenere anche al rientro?

Digital Detox: quattro passi per disintossicarsi dalle tcnologieAbbiamo chiesto qualche suggerimento a Maria Rosaria Montemurro, psicologa e psicoterapeuta familiare specializzata in dipendenze, coordinatrice del servizio di Digital Life Coaching rivolto ad adulti e bambini, disponibile presso i poliambulatori di Cerba HealthCare, che ne conta una dozzina in Italia con 24 centri prelievo.

Dottoressa, noi parliamo di detox estivo ed è appena uscita una ricerca Doxa commissionata da Readly che mostra la preferenza degli italiani per la lettura sul tablet anche sotto l’ombrellone. Il 78% è infatti pronto a scegliere il digitale per la lettura di settimanali e mensili in vacanza, soprattutto nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni per la comodità, perché significa avere tutto a disposizione con un click e perché sinonimo di futuro e modernità. C’è qualche speranza per il nostro detox digitale?

L’uso dello strumento digitale non è di per sé un male, e ormai è inevitabile soprattutto nelle nuove generazioni. Ciò che conta è come lo usiamo, con che frequenza, con quanta velocità e sovrapposizione rispetto a quello che stiamo facendo, di analogico, o di digitale stesso, in quel momento. Sul “come” bisogna fare ancora tanta cultura, noi psicologi e psichiatri ci occupiamo di questi nuovi comportamenti patologici già da 25 anni ma è negli ultimi anni che il fenomeno delle dipendenze digitali è esploso. Per risolverlo bisogna individuare le cause, che non sono mai nel mezzo in sé.

Senza arrivare ai casi patologici, ci può dare qualche buon consiglio per non accentuare le nostre comuni cattive abitudini, approfittando della pausa dal lavoro per cambiarle?

Poiché le abitudini radicate sono difficili da cambiare anche in vacanza, servono delle strategie d’attacco per non avere il continuo impulso a controllare le mail, i messaggi, le notizie, o a condividere sui social tutto quello che viviamo. Quindi, come per ogni strategia, bisogna volere il detox, cioè bisogna avere una motivazione che guidi la strategia da attuare. La strategia che propongo è in quattro passi:

  1. trovare prima di tutto la motivazione, che può essere lo stare pienamente, e non distrattamente, con la propria famiglia o lo stare nello “hic et nunc” dei latini, vivendo nel “qui e ora” senza distrarsi sulla rete;
  2. il secondo passo della strategia è scegliere di svolgere le attività che più ci piacciono, stando lontani dai device: attività fisiche e sportive nella natura, oppure la lettura di un libro, momenti di socialità e convivialità con vecchi e nuovi amici, quello che si preferisce;
  3. il terzo passo, che è di supporto al secondo, è pianificare le attività piacevoli nel corso della giornata, in modo da aiutare il nuovo ritmo lontano dal cellulare con un programma preciso.

Propone quindi una disciplina, con l’aiuto della piacevolezza delle attività estive e del piano quotidiano?

Sì, serve disciplina, ma piacevole e organizzata per educare la mente, abituata alla connessione costante, a un cambiamento che vada verso uno stile di vita equilibrato.

E il quarto passo?

Il quarto passo della strategia è come riavvicinarsi allo smartphone: ci vuole gradualità, distinguendo tra le priorità e le cose meno importanti, prendendosi il proprio tempo per rispondere e non sentirsi obbligati subito. Si è infatti un po’ persa la centralità dell’io rispetto al mezzo, cui permettiamo di travolgerci.

Quindi l’approccio graduale varrà anche al rientro dalle ferie?

Certo, l’approccio graduale ai device dovrà valere anche al rientro in ufficio e sarebbe bene farlo diventare una nuova buona abitudine, per esempio togliendo l’avviso di notifica quando non serve. Per esempio dalle cose personali quando si è in ufficio e, viceversa, dalle cose di lavoro quando si è a casa. Anche in ufficio, poi, a pieno regime, sarà auspicabile distinguere tra le urgenze e la gestione normale. Dobbiamo riappropriarci di ritmi più lenti, più naturali, meno basati sul controllo e sulla prestazione continua. Iniziamo in vacanza. Alleniamoci e manteniamoli nella nostra vita quotidiana!