Secondo le previsioni di IDC, entro il 2023 la spesa mondiale collegata al cloud – dai servizi all’hardware e al software sottostanti, fino alle attività di gestione di questi ambienti – arriverà a valere complessivamente quasi 1.000 miliardi di dollari.

Entro lo stesso anno, il 30% di tutti i sistemi IT aziendali, installati nei data center o all’edge, erogherà servizi basati su public cloud. E sempre entro il 2023, grazie a tutte le emergenti metodologie di sviluppo legate al cloud, saranno realizzate più nuove applicazioni di quante ne siano state scritte in 40 anni.

Non solo. Con il continuo aumento del consumo di servizi cloud sempre più aziende stanno maturando la consapevolezza che il multicloud stia diventando la nuova normalità come modello di delivery all’interno di un’infrastruttura IT ibrida, dove on-premise e off-premise convivono fianco a fianco.

Così ad oggi il 31% dei CIO italiani considera il cloud indispensabile per raggiungere gli obiettivi di digital transformation.

La differenza tra dire e fare

Tuttavia, esiste una profonda differenza tra adottare semplicemente più tipologie di cloud e possedere risorse e processi consoni a gestire efficacemente un tale ambiente, come è emerso anche dalle testimonianze dei CIO e degli IT manager italiani che hanno partecipato all’ultimo roadshow organizzato da IDC e VMware insieme a un selezionato numero di partner.

Intitolato “Multicloud for Multiple Innovation”, il roadshow di IDC e VMware ha toccato tra i mesi di marzo e settembre le città di Verona, Milano, Firenze, Parma, Torino, Napoli e Roma, in collaborazione con i VMware Cloud Provider Brennercom, Irideos, Var Group, Dedagroup, Engineering, Clouditalia e Aruba Enterprise.

“Gestire la transizione agli ambienti ibridi mantenendo l’IT service delivery è oggi la vera sfida, che crea complessità nella roadmap evolutiva”, spiega Sergio Patano, Associate Research Director di IDC Italia.

Tra le tecnologie che guidano i processi di innovazione digitale, il cloud gioca sicuramente il ruolo più importante, ma la sua adozione non è così semplice come ci si dovrebbe e potrebbe aspettare. Le figure IT che hanno partecipato alle varie tappe del roadshow lo hanno confermato, seppur con differenze per dimensione aziendale e area geografica di appartenenza.

Due o tre sfide da affrontare

Sicuramente, la sicurezza gioca un ruolo ancora importante e ambivalente: da un lato è vista come un driver all’implementazione, dall’altro come un freno. Il digital divide è un ulteriore freno, specie in alcune aree dell’Italia, così come il controllo dei costi e la governance, soprattutto in ambito multicloud.

Altra tematica al centro della definizione di una corretta strategia multicloud è quella legata al networking.

“Il multicloud impone alle aziende una segmentazione della rete in funzioni sempre più specializzate aggiungendo servizi per la protezione di questi ambienti. Risulta quindi indispensabile approcciare la loro gestione in ottica software-defined, al fine di raggiungere quel livello di flessibilità, automazione e sicurezza necessario per ambienti ibridi e dispersi”, aggiunge Patano. “Un approccio SD-WAN è importante per le aziende che intendono conseguire una migliore flessibilità, gestibilità e scalabilità della rete, e quindi mettersi nella condizione di competere con le aziende digital native”.

Con le infrastrutture aziendali che tendono sempre più verso il multicloud e l’hybrid IT, l’agilità, la sicurezza e l’intelligenza della componente di networking diventano requisiti essenziali. Insieme alla virtualizzazione delle altre componenti (server e storage), si fa sempre più vicina la visione di una cloud-like software-defined infrastructure per l’intero data center.

“In un mondo in rapida evoluzione, le aziende hanno bisogno di semplificare il modo in cui gestiscono i sistemi e le applicazioni attraverso l’automazione, la gestione dei costi, la conformità, la governance delle risorse, la sicurezza e la visibilità”, commenta Luca Zerminiani, Senior Manager Systems Engineering di VMware. “Il multicloud consente di creare, eseguire e gestire le applicazioni con estrema semplicità, oltre che di eseguirne la migrazione su qualsiasi cloud e di applicare una sicurezza di classe enterprise a tutti i carichi di lavoro. Questo consente una vista unificata dello stato, delle prestazioni e della sicurezza dei carichi di lavoro sui cloud pubblici nativi, ibridi e privati”.