BIP rinnova il marchio e punta allo sviluppo internazionale, sfidando i big della consulenza. Relativamente giovane con 15 anni di attività e l’headquarter a Milano, la società è presente in 12 Paesi con 2.600 consulenti specializzati in Innovation consulting, Data management, Design thinking, Industria 4.0 e Cybersecurity. E ora il progetto di alfabetizzazione digitale della cittadinanza con “Alleanza per #milanodigitale” del Comune di Milano.

Nata come spin-off di Deloitte Consulting nel 2003, BIP è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni e ora si prepara a nuove acquisizioni in Francia, già nel 2020, UK e Germania per poi, una volta consolidatasi in Europa, sbarcare negli Stati Uniti.

Il suo motto è offrire soluzioni innovative a problemi tradizionali, giocando “in avanguardia” come sottolinea il suo presidente, Nino Lo Bianco, un riferimento nella consulenza italiana, autore di “Volevo fare il consulente-Mezzo secolo di capitalismo italiano visto da dentro”.

In questi ultimi 15 anni BIP ha sviluppato competenze nella consulenza direzionale, nella business integration e nella digital transformation, grazie anche a integrazioni strategiche come con “Ars et Inventio” (2009) specializzata in Innovazione e Creatività; OpenKnowledge (2015) in Social and digital transformation; Sketchin (2016), che opera nel design thinking e Artax Consulting (2017), con un focus sulla Sales Transformation.

Nel 2018 il fondo francese di private equity Apax Partners ha acquisito la maggioranza di BIP, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il posizionamento del Gruppo, favorendone sviluppo e crescita dimensionale, espansione geografica e posizionamento di mercato a livello internazionale. Nel 2019 il Gruppo ha avuto un fatturato globale di 237 milioni di euro.

Il nuovo marchio e l’installazione a Milano

Il nuovo marchio combina elementi di rotondità che richiamano l’umanesimo, la centralità dell’uomo, con elementi quadrati che evocano la tecnologia.

“La quadratura del cerchio”, in sintesi, ossia una spinta in avanti che tiene insieme umanità e innovazione tecnologica per trovare la soluzione perfetta a ogni problema, è anche il titolo dell’installazione temporanea che la società di consulenza ha dedicato alla città di Milano in piazza Beccaria, all’uscita da Galleria del Corso, visitabile fino a Natale.

Questo concetto ha ispirato l’opera progettata dall’artista emergente Giulia Zorzella, opera che si presenta come un cubo cavo dove si può entrare e, accompagnati dalla musica composta dal compositore e pianista Matthieu Mantanus, vivere l’esperienza di un passaggio tra due mondi, da uno umano e rotondo a uno quadrato e tecnologico, con onde sonore sinusoidali da una parte, quadrate dall’altra, voce umana entrando e sintetizzatore uscendo.

Così l’installazione diventa il luogo dell’incontro tra queste sonorità e questi ritmi così diversi tra loro, un luogo unico in cui nasce un’armonia nuova tra elementi che potrebbero sembrare antitetici, ma non lo sono. La quadratura del cerchio, appunto, una sfida che Bip ha raccolto e che porta avanti nell’affrontare tematiche di frontiera con i propri clienti.

Alleanza per #milanodigitale

Bip ha deciso di restituire al territorio e alla cittadinanza un po’ della crescita di questi anni e ha aderito per prima, ad agosto 2019, al bando lanciato dal Comune di Milano per lo sviluppo di progetti digitali per la città. “Alleanza per #milanodigitale” si rivolge a centri di ricerca, fondazioni, enti e imprese, i quali possono candidarsi fino alla fine del mandato della giunta comunale. BIP ha risposto per prima e, con 200 consulenti, istruirà alle basi informatiche e all’utilizzo dei servizi digitali del Comune 6mila cittadini, come primo inizio, dei nove municipi milanesi, senza distinzione di età né di preparazione di base.

Da sinistra: Fabio Troiani, Roberta Cocco, Nino Lo Bianco, Carlo Capè

«Per una Milano che sia davvero connessa, aperta e inclusiva serve una maggiore diffusione di una cultura digitale e dell’educazione di base per utilizzare i nostri servizi digitali», commenta Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici del Comune di Milano, con 25 anni di attività manageriale in Microsoft.

«È un progetto ambizioso portare l’educazione digitale a tutti i cittadini, progetto che stiamo sviluppando con l’alleanza tra pubblico e privato e l’aiuto di organizzazioni virtuose», commenta Fabio Troiani, amministratore delegato di BIP. «Auspichiamo che il digitale sia finalmente vissuto come un moltiplicatore di cultura, non un dividente. Noi portiamo quotidianamente ispirazione e visione nei contesti più complessi, ma siamo anche in grado di rispondere concretamente alle esigenze del territorio».

Il nuovo brand, molto più di un cambio di immagine

«Il lancio del nuovo brand significa molto per noi, perché rappresenta un cambio di passo, l’evoluzione della nostra identità. Siamo partiti nel 2003, come prima società italiana di consulenza, e oggi siamo una multinazionale italiana che gioca “in avanguardia” sul digitale, che rappresenta il 35% delle nostre attività con interventi di punta in ambiti non ancora indagati», commenta con orgoglio il presidente di BIP Lo Bianco, insignito di recente dell’attestato di civica benemerenza nell’ambito dell’Ambrogino d’oro 2019.

«Il mondo della consulenza è cambiato di nuovo, perché non è un’attività solida, ma è liquida e adattativa. In 50 anni avrò cambiato almeno tre volte la cassetta degli attrezzi, perché il consulente offre un metodo per affrontare i cambiamenti, è un problem solver adattativo su come aiutare il processo di sviluppo e dev’essere orientato all’efficacia. Noi stiamo cambiando pelle come il nostro habitat umano, non siamo mai stati “ubiqui” come oggi, si può lavorare in contemporanea sullo stesso documento in remoto, da diversi angoli del mondo. Bisogna aprirsi a soluzioni nuove e noi accompagniamo questa trasformazione. Abbiamo iniziato 15 anni fa in era predigitale e dovevamo costruirci la nostra credibilità. Oggi non solo abbiamo credibilità, ma siamo all’avanguardia nella trasformazione digitale. Abbiamo preso coscienza di cosa sappiamo fare, i nostri clienti ci seguono, competiamo con chi è chiuso nel suo mito e portiamo un messaggio di contemporaneità, oggi espresso anche dal logo: il calore del rosso e il divenire del cerchio che si fa quadrato con coraggio: “Here to dare”, “Qui per osare”. Siamo usciti da una multinazionale e abbiamo creato BIP proprio in un periodo di crisi della consulenza».

E ora il seguito lo faranno le prossime acquisizioni, che aggiungeranno valore all’offerta e al posizionamento della società, senza cambiarne la cultura, come assicura Carlo Capé, amministratore delegato di BIP: «La nostra sarà una azienda unica integrata, non una federazione di realtà diverse. In dote portiamo la capacità innovativa di oltre 600 professionisti che, ogni giorno, si occupano di innovazione digitale, sviluppando practice locali in tutto il mondo».