In fase di avvio in diverse filiere, come l’agro-food e la logistica industriale, il sistema di blockchain irrompe anche nella didattica e nella certificazione dei corsi executive. Partito in tempi non sospetti alla Luiss Business School e programmato per i diplomi di giugno ai licei di Villa Flaminia a Roma su piattaforma EY, ora più che mai sarebbe utile con l’emergenza sanitaria. Per verificare la frequentazione di corsi online, l’acquisizione di nuove competenze e il superamento di esami digitali. Un vantaggio per utenti, aziende, recruiter ed head hunter.

Si conclude a fine marzo la prima edizione di Blockchain Business Revolution, il percorso co-progettato da Luiss Business School e EY, la società globale di revisione e consulenza impegnata nello sviluppo delle diverse applicazioni di blockchain. Così una quindicina di manager, che stanno completando le ultime lezioni online, a fine marzo avranno il corso certificato sulla piattaforma EY OpsChain Traceability, basata sulla blockchain pubblica di Ethereum.

«Blockchain “pubblica” vuol dire che, attraverso una interfaccia che l’ateneo mette a disposizione di soggetti terzi, i recruiter, gli head-hunter e gli uffici del personale potranno verificare su un database immodificabile, che garantisce la tracciabilità veritiera del percorso svolto e delle competenze acquisite, le reali skill presentate dal candidato o dal dipendente che ha partecipato al corso. Il candidato/dipendente metterà infatti a disposizione dei suoi interlocutori un codice alfanumerico per verificare le informazioni sul registro pubblico presente su blockchain», spiega Giuseppe Perrone, Blockchain Hub Mediterranean Leader di EY, area geografica comprendente Italia, Spagna e Portogallo e guidata da marzo da Massimo Antonelli, che è anche il nuovo Ceo per l’Italia.

I vantaggi di un registro blockchain per assumere esperti digitali

Una ricerca EY rileva che ben l’86% dei datori di lavoro riscontra informazioni non veritiere sui curricula dei candidati e uno su due ammette di non guardare neanche l’area di formazione continua ed executive degli stessi.

«La situazione si sta complicando con la ricerca massiccia di specialisti digitali ed esperti in innovazione. Finché si tratta di apprendere specifiche tecnologie, come le piattaforme software, è più facile verificarne la veridicità perché i singoli provider certificano i corsi, mentre su competenze trasversali come quelle sui big data, IoT, blockchain stessa e innovation diventa più difficile misurare il livello di competenza in fase di screening. Ma, avendo a disposizione un registro immodificabile che traccia i percorsi di formazione del soggetto, diventa tutto più facile e veloce e si riducono i rischi di errore in fase di selezione.

L’istituzione didattica genera infatti un certificato digitale registrato su blockchain, facilmente condivisibile e immutabile, una vera e propria scheda personale collegata all’identità digitale del soggetto, completa di tutte le informazioni anagrafiche e professionali. Il grande vantaggio della tracciabilità della formazione attraverso blockchain, infatti, è che l’identità del soggetto viene associata al percorso svolto, descritto in tutte le sue fasi fino all’acquisizione reale di determinate competenze, anche quelle più strategiche. In più questa tecnologia consente, tramite innovativi badge associati al database blockchain, di tracciare gli aspetti in cui il partecipante si è particolarmente distinto e le competenze conseguite», precisa Perrone.

Il secondo corso executive certificato con blockchain da Luiss Business School è proprio quello in Big Data Management che, partito a novembre, si concluderà anch’esso a fine marzo. Le prossime edizioni di entrambi i master, sui big data e su blockchain e IoT, sono previste per ottobre 2020, con uno slittamento vista l’emergenza in corso, ma la strategia dell’ateneo è di estendere questa funzione a tutta la formazione avanzata per neolaureati e manager.

«L’applicazione della blockchain alla formazione executive rappresenta un punto di svolta fondamentale per Luiss Business School e per tutto il settore: attraverso il digitale cambiamo il nostro modo di lavorare e saremo in grado di determinare profondi cambiamenti in tutto il mercato del lavoro e dell’educazione, introducendo un livello di trasparenza fino a ieri inimmaginabile. Aziende e istituzioni saranno in grado di conoscere nel dettaglio il percorso, la formazione e soprattutto le competenze delle persone, siano esse impiegati o top executive», commenta Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School, prima a partire in Italia, mentre all’estero hanno già corsi certificati su piattaforme blockchain il Mit di Boston, l’Holberton School di San Francisco e l’Imperial College di Londra.

A giugno i primi diplomi certificati con blockchain

EY ha stretto un accordo con i licei romani di Villa Flaminia, che fanno parte del circuito internazionale La Salle, per certificare i diplomi 2020, grazie alla piattaforma EY OpsChain Traceability. L’istituto scolastico genererà un diploma digitale, dematerializzato, condivisibile con chiunque si voglia tramite un codice che permetterà di verificare la sua esistenza in blockchain.

L’iniziativa parte però già al terzo anno delle classi superiori in modo da creare un fascicolo didattico degli studenti, tracciando tutte le attività dalla terza classe in poi, compresi gli scambi Erasmus, con la garanzia della inalterabilità delle informazioni registrate grazie alla tecnologia blockchain e rendendolo disponibile a tutti i soggetti interessati (selezionatori, aziende, università).

«Senza volersi sostituire alle validazioni ministeriali, che sono le uniche con valore legale ad oggi, tuttavia poter disporre di questi fascicoli didattici doppiamente certificati (dall’utente e dall’erogatore di formazione) semplificherebbe per esempio il recupero della documentazione dalla scuola superiore all’università, e dalla laurea triennale a quella biennale specialistica che, sempre più spesso, si frequentano in atenei diversi, a volte anche di città e Paesi diversi», aggiunge Perrone.

Oltre a ridurre il rischio di informazioni non veritiere, come precisa la preside dell’Istituto Villa Flaminia Maria Chiara Sidori. «Riceviamo continuamente richieste di informazioni da parte di università sia italiane che estere in merito all’iter formativo dei nostri alunni. Questo progetto potrà contribuire all’eliminazione delle asimmetrie informative con altri enti, permettendo a università e ad aziende di verificare la veridicità del titolo di studio vantato da un qualsiasi candidato».

EY Innovation Lab su blockchain e IoT a Tor Vergata

Sono tre i borsisti finanziati da EY, che stanno svolgendo ricerca applicata su blockchain e Iot (Internet of Things) nel laboratorio d’innovazione istituito all’Università degli Studi di Tor Vergata a Roma. Si tratta infatti di due tecnologie che, grazie anche all’impiego della sensoristica, possono rinforzarsi a vicenda per assicurare una tracciabilità sicura e garantita nella produzione e logistica. L’obiettivo dell’Innovation Lab è quello di creare un gruppo di lavoro esteso che, con il supporto dei consulenti EY, con la didattica e le attrezzature dell’università e i neolaureati borsisti impegnati nella ricerca, svolga da un lato ricerca e sviluppo su temi di frontiera e, dall’altro, sviluppi velocemente soluzioni utili per le aziende che lo richiedano. «Contiamo inoltre di inserire nuovi esperti, formatisi con le attività del laboratorio, nella nostra struttura EY dedicata alla blockchain per le imprese e per eventuali altri istituti formativi», conclude Perrone.