La storia che raccontiamo oggi unisce due realtà apparentemente molto lontane tra loro: Comau, società attiva a livello globale nel campo della robotica e dell’automazione, e Iuvo, spin-off nato tra le mura della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, specializzata in bio-robotica.

HUMANufacturing: la “fabbrica del futuro” secondo Comau

Comau sta lavorando a tecnologie per la “HUMANufacturing”: la fabbrica del futuro che combina i processi di automazione industriale con il contributo e l’apporto umano. Ciò include anche soluzioni che aiutino a preservare le abilità motorie in modo che da un lato le persone possano lavorare meglio e con minor sforzo, e dall’altro le aziende mantengano il patrimonio di conoscenze dei propri lavoratori più a lungo. Per questo motivo, a partire dal 2014 Comau si è avvicinata alla tecnologia degli esoscheletri, i dispositivi robotici indossabili.

“Ci siamo resi conto subito di avere un importante limite conoscitivo”, racconta Duilio Amico, Marketing and Network Director in Comau. “Sappiamo tutto dei robot, ma non della fisiologia del corpo umano. E questo ci ha portato necessariamente a guardarci intorno per cercare chi fossero i migliori candidati per aiutarci a colmare questo gap. È così che, in tempi brevi, siamo arrivati alla Scuola Superiore Sant’Anna”.

L’incontro tra colosso e startup

Nicola Vitiello, Co-fondatore e Advisor in IUVO e Professore Associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stato fra i primi ad entrare in contatto con l’azienda torinese.

Come è stato l’incontro con Comau?
Vitiello: “Ricordo di aver incontrato i manager di Comau tra il 2014 e il 2015, e di aver pensato che volessero realizzare qualcosa di così pazzo che soltanto qualcuno di altrettanto pazzo avrebbe potuto aiutarli. Quel qualcuno eravamo noi. Dissi all’allora Ceo di Comau Mauro Fenzi che sviluppare il business degli esoscheletri poteva essere molto rischioso dal punto di vista economico, ma che se avessimo condiviso fin da subito i rischi allora avremmo avuto possibilità di successo: noi saremmo stati determinati a fare del nostro meglio. Dopo due settimane dall’incontro, Fenzi mi contattò e mi disse Ok, si parte!”.

Quale modello di governance avete adottato per la vostra collaborazione, e come avete tratto valore dalle vostre differenze?
Amico: “Da subito abbiamo deciso di garantire indipendenza ai ragazzi di Iuvo, per lasciarli liberi di sperimentare e perché no, anche di fallire. Per questo motivo abbiamo lasciato Iuvo vicino alla loro principale fonte di conoscenza – la Scuola Superiore Sant’Anna – per evitare di trasmettere loro la rigidità che può crearsi in una grande azienda. Allo stesso tempo, era importante che Iuvo comprendesse il funzionamento e i bisogni di una grande organizzazione. Abbiamo quindi creato una joint venture con un’altra società – Össur – e insieme abbiamo investito nel capitale di Iuvo; inoltre abbiamo nominato Ceo di Iuvo una persona che aveva già un ruolo dirigenziale nella business unit di Comau dedicata ai robots speciali, Giuseppe Colombina”.

Vitiello: “Giuseppe sta facendo un ottimo lavoro nel proteggere e mantenere il nostro DNA di scienziati e di azienda snella e flessibile mentre cerchiamo di far fronte ai bisogni di una grande azienda: occorre riconoscere che questo non è sempre agevole, ma ci stiamo riuscendo.”

La costruzione di un percorso

Il lavoro congiunto di queste due realtà ha portato alla nascita di Mate, esoscheletro a supporto degli arti superiori per applicazioni industriali.

Cosa avete tratto da questa collaborazione, e quali nuove strade si sono aperte?Amico: “Abbiamo dovuto inventare un nuovo canale distributivo per un prodotto nuovo per noi. A livello organizzativo, abbiamo creato un gruppo di persone dedicato che potesse favorire la trasformazione delle competenze e della vision a tutti i livelli. Ogni giorno scopriamo nuove applicazioni e nuovi mercati per questo prodotto, alcuni dei quali assolutamente inaspettati. Siamo partiti dall’automotive e in qualche mese siamo arrivati all’agricoltura e persino all’ortodonzia equina, passando per i servizi di pulizia vetri professionale, e la fotografia.”

“Comau e Iuovo hanno un asset tecnologico dinamico, perchè evolve nel tempo arricchendosi di nuove tecnologie, e flessibile, perchè trova applicazione in ambiti diversi”, commenta Lucia Chierchia, Managing Partner di Gellify. “La sfida va oltre la tecnologia, va oltre i modelli di business: richiede una visione aperta verso nuovi modelli di collaborazione, su terreni noti e ignoti”.

Si ringrazia per la collaborazione nella stesura del testo Rebecca Mini, Industry 4.0 Consultant @Gellify.