Come l’approccio gestionale multidisciplinare, supportato da modelli di health impact assessment, può aiutare a guidare situazioni di emergenza sanitaria e non solo. Il punto di vista dei ricercatori di Liuc – Università Cattaneo, che ha un percorso di management della sanità nella laurea magistrale in Ingegneria gestionale.

Emanuela Foglia

Negli ultimi dieci anni nelle business school si sono moltiplicati corsi di management della sanità, sia per i primari impegnati nella gestione amministrativa del proprio reparto, sia per i direttori sanitari di un ospedale, sia per le istituzioni sanitarie regionali. Gli stessi temi vengono affrontati dai futuri manager della sanità in alcune lauree magistrali, come nel percorso Health care system management di Ingegneria gestionale alla Liuc – Università Cattaneo di Castellanza, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Abbiamo posto tre domande a Emanuela Foglia, ricercatrice della Scuola di Ingegneria industriale e collaboratrice del Centro sull’economia e il management nella sanità e nel sociale della Liuc Business School, sull’aiuto che gli ingegneri gestionali potranno dare in futuro a una gestione migliore delle emergenze sanitarie.

1. Che strumenti ha uno studente di ingegneria gestionale per valutare appieno i costi economici e sanitari di una crisi del genere e, in futuro da manager, per orientare tempestivamente le decisioni dei politici?

La condizione attuale che stiamo vivendo, dettata dall’emergenza sanitaria, ci sta insegnando che fattori quali la visione proattiva e le doti previsionali sono elementi essenziali, che se non adeguatamente accompagnati da appropriati strumenti di pianificazione e programmazione, trovano difficile applicazione tanto a livello di sistema (sistema sanitario), quanto a livello aziendale (ospedaliero). È possibile anche affermare che, probabilmente, le problematiche che hanno fatto scaturire i principali focolai, all’interno dei contesti sanitari locali e ospedalieri, siano state dettate dalla necessità di ristrutturare con rapidità, anche da un punto di vista organizzativo, e non solo tecnico, i processi e i percorsi sanitari in essere. Elementi questi che non sono delle variabili di governo esclusivamente sanitario, ma che tipicamente rappresentano degli elementi di gestione aziendale, il vero dominio dell’ingegneria gestionale. I nostri studenti di ingegneria, da subito abituati al confronto, al lavoro in team e all’approccio multidisciplinare, non solo acquisiscono strumenti operativi tecnici utili per supportare la valutazione economica, quali l’analisi di impatto sul budget e le tecniche di valutazione di impatto (detto “Health impact assessment”, calato nell’ambito sanitario), ma soprattutto vengono formati con una visione per processi che consente di essere di supporto, sia tecnicamente sia come forma mentis, in quei contesti che necessitano di una reingegnerizzazione degli stessi, a fronte di specifici nodi critici o elementi decisionali. Ovviamente non da soli, ma a supporto di un team multidisciplinare, avente come finalità anche la gestione di una crisi.

2. Ci sono Paesi che abbiano un modello di successo che tenga insieme sanità pubblica – diritto – organizzazione aziendale/produttiva – informazione meglio di noi o siamo tutti dilettanti?

Non siamo tutti dilettanti, ma sicuramente, con particolare riguardo alla nostra vecchia cara Europa, un po’ tutti gli Stati si sono fatti cogliere dall’arrivo di un “ospite” non atteso per cena e, volendo proseguire nella metafora, non tutti avevano una sedia per farlo sedere, anzi alcuni avevano anche il tavolo un po’ troppo stretto, per poter aggiungere il nuovo posto a tavola.

La riprogrammazione, riprogettazione e definizione dei processi sanitari, necessarie in questi casi, dipendono da differenti fattori. Alcuni di politica economica e sanitaria, come per esempio la tipologia di sistema sanitario in essere, se universalistico, mutualistico, o assicurativo. Altri di welfare e altri ancora più dettati dalla dotazione strutturale, come l’enorme e annosa questione del rapporto del numero di posti letto per abitante. Il tutto, ovviamente, accompagnato da ulteriori elementi di rilievo, come le tempistiche delle decisioni, il mix di soluzioni messe in campo, i fattori produttivi, la cultura d’impresa e l’attenzione alla trasparenza delle informazioni verso l’esterno, fattori che variano all’interno di ciascun contesto nazionale.

Tutti quei Paesi che avevano già avuto esperienza di problematiche quali la Sars, tipicamente in Oriente, si sono subito attivati con scelte di sanità pubblica quali tamponi di massa, tracciabilità dei soggetti positivi e mantenimento delle attività produttive, senza ricorso al “lock down” tanto temuto dagli operatori finanziari e dalle borse.

Laddove invece questa politica proattiva non c’è stata, per scarsità di esperienze dirette, ed essendo infattibile l’effettuazione di tamponi ex post, la soluzione di sanità pubblica migliore risulta essere il distanziamento sociale e il contenimento. Per quest’ultimo scenario, essenziali sono la rapidità della decisione politica e la capacità di avere un sistema di informazione/formazione in grado di adeguarsi prontamente alla “vita a distanza”.

Il modello italiano è stato preso a esempio dagli altri Paesi, e anche chi, sostanzialmente sovrapponibile a noi per modello di sanità universalistica, aveva fatto dichiarazioni differenti, inneggiando all’immunità di gregge, ha fatto poi un passo indietro (UK).

Non facciamoci quindi prendere dalla sindrome della Cenerentola; almeno per una volta. Ci siamo comportati bene, ma anche in questo frangente ricordiamoci sempre che in ambito gestionale il fattore tempo è essenziale, e che si potranno valutare performance ed effetto finale solo in termini complessivi e di sistema: quindi azzeriamo gli individualismi.

3. Ammesso che “ci siamo comportati bene”, ci sono comunque dei limiti nel modello italiano su cui far riflettere gli studenti per proporre soluzioni migliori e praticabili?

Questa domanda si collega molto alla conclusione di quanto detto prima. Poiché i fattori e le variabili da prendere in considerazione sono molteplici e differenziali, è importante far fare una riflessione strutturata ai discenti, in riferimento alla rilevanza del dare una priorità e un peso, nelle decisioni più complesse, a ogni singolo fattore, ancor più all’interno di contesti ove molteplici sono le dimensioni di scelta da prendere insieme in considerazione. In questo senso, all’interno del nostro percorso di studio magistrale in Ingegneria Gestionale, diversi sono i percorsi e le discipline che sviluppano questo senso critico. Dall’Industrial design, che cerca di simulare una situazione reale di sviluppo prodotto, dove il bisogno è reale, all’I-FAB, la fabbrica didattica che riproduce una fabbrica e aiuta a comprendere percorsi e processi “snelli”, fino alle simulazioni di valutazione di impatto multidimensionale di tecnologie e scenari sanitari, dove si tenta proprio di far emergere cosa si dovrebbe fare, all’interno del contesto nazionale, in caso di maxi emergenza, cercando di proiettare le potenziali decisioni in termini di servizio sanitario, strutture ospedaliere, fattori produttivi e di copertura di salute pubblica. Tutti esercizi validissimi proprio per simulare i medesimi fattori di criticità che si stanno vivendo in questo momento e per aiutare a non sottovalutare ogni singolo elemento.

Molto facile criticare, più difficile far sviluppare appunto quello spirito critico che possa supportare le future generazioni nel comprendere dalla storia e dagli errori dei decisori di adesso. Nell’ottica dell’università, noi dobbiamo proprio supportare lo sviluppo di questa capacità critica. Insieme a ciò, dobbiamo fornire agli studenti tutti gli elementi curriculari utili per riconoscere le variabili tipiche dei settori di punta della nostra economia, dove il ruolo dell’ingegnere gestionale non solo troverebbe una sua collocazione significativa, ma fornirebbe anche un valore aggiunto. Momenti come quello attuale, ci insegnano che la salute è veramente un bene di tutti ed è il primo che deve essere salvaguardato, con il contributo di tutte le professioni, fornendo un supporto alla classe medica in primis e al sistema nel suo complesso, in secondo luogo.