L’interesse per la “trasformazione digitale” non è mai stato così sentito quanto oggi. Basti pensare che negli ultimi cinque anni le ricerche di questo termine in Google sono più che quadruplicate in tutto il mondo. E ciò non sorprende. I media e i dati degli esperti suggeriscono agli imprenditori che il tempo sta per scadere: trasformare o soccombere. Le opportunità per coloro che intraprendono tale trasformazione sono così tante che si sta scatenando la corsa verso il cambiamento.

Tuttavia, nonostante questa forte pressione, i progetti di trasformazione non sono un’impresa da poco e vanno affrontati con criterio. Le aziende tendono infatti a commettere gli stessi errori più e più volte.

C’è chi si ostina a voler avviare il cambiamento senza coinvolgere il personale preferendo gestire in seguito eventuali contraccolpi e chi pensa che basti adottare nuove tecnologie perché la trasformazione sia completata. E c’è chi si occupa solo del proprio orticello, promuovendo il cambiamento solo nel proprio dipartimento, indipendentemente da ciò che fa il resto dell’azienda.

Queste situazioni sono sicuramente familiari e probabilmente in molti hanno sperimentato alcune delle situazioni sopra descritte durante i progetti di trasformazione, senza però ottenere i risultati sperati.

Transizione senza intoppi

Spesso si pensa che “trasformazione” sia sinonimo di velocità. Quando sentiamo questa parola, pensiamo al bruco che diventa farfalla ed è proprio lì che si tende a sbagliare. La realtà della trasformazione è in genere meno glamour: comporta un cambiamento graduale, piuttosto che la “grande rivelazione” generalmente propagandata dalle società di consulenza.

L’implementazione di nuove tecnologie è sì importante, ma lo è anche garantire una certa continuità. Le infrastrutture legacy, sebbene onerose, sono spesso la spina dorsale dell’azienda, poiché “mantengono a galla” l’attività quotidiana.

Affinché la trasformazione avvenga con successo, si deve tener conto di quella che è la reale situazione, in cui ogni dipartimento deve equilibrare i processi cartacei e quelli digitali e in questo, le infrastrutture legacy ricoprono ancora un ruolo importante. La strada per la digitalizzazione dovrebbe essere graduale, non un mero lavoro di smantellamento e sostituzione.

Sì alla trasformazione digitale ma con buon senso

Sebbene le funzionalità di prodotto abbiano un certo fascino, non ha senso investire in nuove tecnologie se nessuno dei dipendenti ne farà effettivamente uso. Le specifiche tecniche e le funzionalità rimangono elementi molto importanti, ma non dovrebbero andare a scapito della praticità. Inoltre, i progetti di trasformazione di maggior successo prevedono un confronto con chi lavora in azienda, per comprendere i reali punti di debolezza e utilizzare le nuove tecnologie per fornire reali vantaggi rispetto alle soluzioni attuali.

Collaborare, collaborare e ancora collaborare

In sostanza la maggior parte delle aziende ha in programma di digitalizzare l’intera organizzazione, è importante quindi affrontare la trasformazione come strategia da condividere in tutta l’azienda. I progetti a silos comportano che ogni reparto esegua software e sistemi separati, non in grado quindi di funzionare in modo congiunto. In definitiva, ciò può portare a problemi più complessi nello scambio dai dati tra le varie funzioni: ad esempio, un singolo percorso del cliente può spesso essere gestito da più reparti.

Investire sulla formazione dei dipendenti e dei partner

Trasformazione digitale significa anche adottare soluzioni digitali il cui valore per l’azienda è strettamente collegato alla capacità del personale di utilizzare correttamente ed efficacemente le nuove tecnologie. Ecco perché le aziende devono investire nella formazione dei dipendenti per far sì che si sentano a proprio agio sviluppando una mentalità digitale. Bisogna essere proattivi, riconoscendo la necessità di fare formazione e organizzando giornate di training per il personale. Alcune aziende stanno già adottando un approccio innovativo, incoraggiando i propri dipendenti con l’organizzazione di specifici eventi – i cosiddetti hackathon – a sviluppare nuove soluzioni creative, capaci di rispondere a problematiche specifiche. La formazione di competenze digitali non si risolve con un incontro una tantum: è un processo continuativo che deve tenere il passo con lo sviluppo tecnologico.

Canon, ormai da tempo, è consapevole del valore e dell’importanza della formazione per il proprio personale e per i partner certificati. Per veder crescere il proprio business è fondamentale poter contare su tutte quelle competenze digitali che consentono di affrontare le sfide del mercato e cogliere le nuove opportunità che si presentano. Per questo l’azienda ha previsto all’interno del proprio programma di canale un progetto di formazione integrato pensato proprio per rispondere alle esigenze specifiche dei partner e del loro staff. L’obiettivo è quello di supportarne la crescita partendo dalle competenze, per poter offrire ai loro clienti molto più di un semplice prodotto o servizio, bensì una consulenza che li aiuti a raggiungere i grandi traguardi della trasformazione digitale. I partner possono infatti contare su percorsi di sviluppo rivolti al proprio personale, che vanno dalla formazione tecnica a quella commerciale fino ad approfondire le esigenze di mercato in continua evoluzione.

In conclusione, c’è un’enorme pressione sulle aziende affinché si trasformino digitalmente. Ma farlo a spese della strategia porterà solo frustrazione e sperpero di budget. Quando si parla di cambiamento digitale non esiste un pacchetto pronto all’uso. Ciò che funziona per un’organizzazione non sarà necessariamente adatto per un’altra. Ecco perché la trasformazione ha bisogno di tempo, di pianificazione e di competenze, deve essere orientata agli obiettivi, ha bisogno di collaborazione, e deve avvenire passo dopo passo per evitare caos a livello aziendale. Mentre tutti cercano di sfruttare appieno le opportunità digitali, non prepararsi al cambiamento significherebbe fallire in partenza.