Fino a qualche anno fa, per le aziende tecnologiche era normale investire denaro, tempo e risorse nella costruzione di un ricco portafoglio brevettuale. Alcuni di questi brevetti (in alcuni casi una piccola parte) supportavano effettivamente il core business e costituivano un reale vantaggio competitivo. Altri invece erano:

  • brevetti che “bloccano” le azioni dei concorrenti, ma che non sono mai stati effettivamente implementati;
  • idee a scaffale”, nuovi risultati di ricerca abbandonati e mai portati a mercato.

Una nuova strategia di Proprietà intellettuale

Ormai è chiaro che il valore innovativo non risiede in un brevetto in sé, bensì nel suo sfruttamento commerciale. Dunque, si rende sempre più necessario definire nuove strategie di proprietà intellettuale. Queste devono basarsi su alcune considerazioni:

  • ha senso brevettare solamente in alcuni casi, quando si vanno a toccare gli elementi distintivi e di vantaggio competitivo dell’azienda;
  • il Licensing è un’interessante alternativa al brevetto;
  • vi sono tante idee pronte per essere sviluppate o portate a mercato (“a scaffale” appunto);
  • poiché sono un costo, si deve valutare quando disinvestire in brevetti non utilizzati.

Licensing: le opzioni

Come Henry Chesbrough sottolineava già nel suo primo lavoro “The Era of Open Innovation”, le aziende devono andare oltre l’idea di mettere sottochiave la propria proprietà intellettuale, ma al contrario dovrebbero trovare modi per trarre profitto dall’uso da parte di altri attraverso accordi di licenza, joint venture o altri modelli di collaborazione.

Per quanto riguarda le strategie di licensing, ci sono due opzioni:

  • Licensing in: le aziende non contano solamente sulle proprie risorse interne per generare innovazione, ma acquisiscono processi o invenzioni da altri player.
  • Licensing out: la proprietà intellettuale interna può essere offerta esternamente, andando oltre l’esistente contesto aziendale. In questo modo, possono essere sfruttate opportunità che contrariamente rimarrebbero inesplorate (e “sullo scaffale”).

In tale ottica, si possono sviluppare nuove partnership tra aziende consolidate e player innovativi come centri di ricerca, università, spin-off e startup.

Il caso di Licensing della startup Mirnagreen

Mirnagreen è una startup innovativa con sede a Bolzano che ha sviluppato una tecnologia per estrarre, produrre e distribuire sostanze bio-attive di origine naturale per la prevenzione e il trattamento di malattie di persone, animali e piante.

Al centro degli studi e del lavoro di Mirnagreen ci sono gli estratti microRNA vegetali, piccole molecole naturali ad azione immunomodulante derivate da frutta e ortaggi. Queste possono essere impiegate per contrastare e per prevenire l’insorgere delle infiammazioni che sono alla base di patologie come il cancro e il diabete. Mirnagreen ha implementato una completa strategia di Licensing (sia “in”, che “out”).

Mirnagreen è partita da una ricerca (e relativi brevetti) messa a punto dalla Fondazione Edmund Mach sull’efficacia antinfiammatoria e di protezione del sistema immunitario esercitata dai microRNA vegetali.

Mirnagreen ha, prima di tutto, ottenuto la licenza per l’uso di tale tecnologia nei settori nutraceutico e cosmeceutico, nonché la concessione di un diritto di opzione per la valorizzazione nel campo farmaceutico. Il lavoro di Mirnagreen ha avuto come obiettivo la realizzazione di un processo industriale per permettere la produzione del microRNA. Di fatto la startup ha permesso di realizzare una ricerca che altrimenti avrebbe potuto non trovare applicazione.

La strategia di Licensing Out in Mirnagreen

Per “chiudere il cerchio” Mirnagreen ha implementato una strategia di licensing out dei suoi brevetti nei confronti di player interessati a inserire il microRNA nei propri prodotti. Player che sono molto distanti dal settore farmaceutico ma che hanno compreso immediatamente la portata innovativa e che hanno contattato Mirnagreen negli scorsi mesi.

“Abbiamo valutato l’impatto della proposta sul nostro core business e abbiamo definito congiuntamente i parametri delimitanti il campo d’uso della nostra tecnologia oggetto del licensing out”, spiega Roberto Viola, CEO di Mirnagreen. “Abbiamo scelto un modello di cessione piuttosto che di royalties sia per soddisfare le esigenze di capitalizzazione della società, sia per la distanza tra il nostro settore commerciale e quello della controparte”.

“In conclusione, il Licensing (in e out) permette di implementare una strategia di proprietà intellettuale e di business estremamente agile, che consente di arrivare al mercato velocemente senza dover investire risorse proprie. “Per noi si tratta di entrare in settori nuovi”, commenta Viola. “Questo offre nuove opportunità sia per noi che per il licenziatario. Inoltre, ci consente di generare revenues per sostenere la gestione ed espansione del nostro portfolio IP, che comprende i brevetti dati in licenza e di cui manteniamo la proprietà”.

 

Si ringrazia per la stesura dell’articolo Rebecca Mini, Industry 4.0 Consultant di Gellify.