Non solo profitto, ma anche sostenibilità ambientale e sociale, come valori integrati in una unica strategia aziendale. Questi i temi del nuovo percorso executive di LIUC Business School che si svolgerà tra fine settembre e dicembre, secondo le più evolute metriche e strumenti di comparazione e rendicontazione secondo standard internazionali.

Generare valore dai valori è la sfida del nuovo corso di LIUC Business school “Business ethics, tra strategia, misurazioni e performance. Dai valori al valore” , che propone di integrare modelli di sviluppo sostenibile alla classica strategia aziendale basata sul solo profitto. Con l’obiettivo di tradurre, attraverso precise metriche di misurazione, comparazione e rendicontazione, quello che spesso è uno slancio spontaneo di buone pratiche in una gestione manageriale integrata, che tenga conto degli impatti delle decisioni aziendali sull’ambiente naturale (inquinamento, sfruttamento di risorse scarse, disastri ecologici) e sociale (salute, sicurezza, livello reddituale e crescita culturale).

Se “maneggiate con cura”, infatti, le implicazioni dei comportamenti aziendali possono non solo fare bene alla coscienza individuale, ma addirittura – come sempre più i fatti dimostrano – tradursi in vantaggio competitivo a livello di filiera e di catena della fornitura, nell’accesso al credito, nella reputation, nell’attrattività verso le nuove generazioni e come brand-prodotto per le aziende consumer.

Il percorso si rivolge a imprenditori e manager che desiderino impostare la strategia aziendale secondo nuovi modelli etici e sostenibili, a responsabili di funzione che necessitino di lavorare su nuovi parametri e nuove metriche nella gestione operativa e a liberi professionisti che accompagnino le aziende in processi di cambiamento verso la sostenibilità.

Oltre il puro profitto, con ricadute positive sul profitto

Cinque giornate per quattro moduli nel campus della LIUC Business School a Castellanza (VA), frequentabili anche singolarmente, dedicate alla maturità raggiunta dai cosiddetti “report di sostenibilità”, già “bilanci sociali”, oggi dotabili di metriche e misurazioni sempre più precise e secondo standard internazionali, con un focus sulle opportunità economiche generabili dalla loro integrazione in una strategia aziendale complessiva.

Per lo più, infatti, la sostenibilità è ancora vissuta come accessoria agli obiettivi strettamente economico-finanziari, mentre nel corso si dimostrerà che assumerla come priorità strategica, oltre i vincoli di legge, genera nuovo e maggior valore per l’azienda.

«Ormai i modelli economici della teoria neoclassica basati sull’esclusivo profitto si sono dimostrati fallaci in termini di sviluppo economico, di crescita del Pil, di giustizia sociale e benessere. La direzione della società e dell’economia dipende molto dai principi guida su cui si basano le decisioni pubbliche e private sia come cittadini, sia come manager e imprenditori.

Massimo Folador

E oggi è sempre più evidente, dall’esperienza sul campo e da studi autorevoli, che occuparsi anche dell’impatto sociale, interno ed esterno all’impresa, e ambientale – quindi basare le scelte su principi più ampi rispetto all’esclusivo valore economico – garantisca continuità all’impresa stessa e accresca il valore delle filiere e degli ecosistemi in cui si è inseriti», commenta Massimo Folador, direttore del corso, esperto e docente di Ethics Business presso la LIUC Business School, co-autore con Giuseppe Buffon del volume appena pubblicato “Verso un’economia integrale. La via italiana alla ripresa” (GueriniNext, 2020).

Programma del corso “Business ethics, tra strategia, misurazioni e performance. Dai valori al valore”

24 settembre
1° modulo “L’identità come perno della strategia aziendale”
Visione, missione e valori aziendali a confronto con la complessità economico e sociale, il tramonto dei modelli economici classici, nuovi modelli per nuove strategie, l’identità come fattore distintivo e strategico, costruzione dell’identità (visione, missione e valori), codice etico e suoi strumenti di supporto.

22 ottobre
2° modulo “Dall’identità al piano strategico di sostenibilità”
Sviluppo di una visione strategica, sistemica e misurabile delle politiche e delle attività di sostenibilità, partendo dalla presa di coscienza del proprio posizionamento e del proprio orientamento strategico e della loro coerenza con la visione. Si affronteranno temi come il bene comune e i capitali intangibili, i mega-trend a livello globale e le implicazioni sull’impresa; la sostenibilità e i suoi fattori di spinta, come le agende internazionali, le scelte dei consumatori, le filiere e il mondo finanziario; gli strumenti per misurare, rendicontare e organizzare la sostenibilità in azienda

18-19 novembre
3° modulo “Misurare le performance per dare attuazione alla strategia”
Si discuteranno le metriche tradizionali e si proporranno nuovi strumenti per andare oltre il bilancio di esercizio secondo la Business Ethics, quindi la misurazione degli asset intangibili come questione internazionale, la balanced scorecard, la mappa strategica e la “sustanaible balanced scorecard” e diverse impostazioni della “Dichiarazione non finanziaria (Dnf), la mappa di materialità come premessa; l’Intellectual capital, ulteriore passo verso la centralità delle persona, l’Integrated report (la grande illusione?), un Quadro di controllo strategico con vecchi e nuovi indicatori, i Kpi e l’importanza della loro selezione, la condivisione in azienda degli indicatori strategici.

17 dicembre
4° modulo “Gli strumenti di rendicontazione”
Svilupperà la rendicontazione e la predisposizione di un documento di reportistica in grado di verificare in maniera costante l’allineamento dell’azienda in termini di valori, strategia, attività e performance. Come gestire con efficacia ed efficienza i capitali tangibili e intangibili: strumenti di reportistica, tra passato ed evoluzioni future, utilità degli standard internazionali, i principi di rendicontazione (inclusività e materialità, trasparenza e comparabilità, completezza e sintesi), il percorso di rendicontazione, dalla creazione del processo alla realizzazione del documento fino alla sua comunicazione, a chi e come.

Verso un’economia integrale

Il libro “Verso un’economia integrale. La via italiana alla ripresa” fa da sfondo concettuale al corso, con un approccio sistemico per rispondere alle sfide che pone la complessità, supportato da 24 storie aziendali di successo che si basano su valori allargati rispetto al puro utile economico, perché ciò che producono – e come lo producono – vuole essere davvero “utile” alla società e alle comunità in cui sono inseriti.

Gli autori scomodano l’enciclica papale del 2015 Laudato sì, sulla cura della casa comune, in cui Papa Francesco esorta gli imprenditori al rispetto e alla considerazione dell’ambiente naturale e sociale nelle loro decisioni per rispondere adeguatamente alla complessità e all’interdipendenza della globalizzazione e digitalizzazione.

Giuseppe Buffon

In altre parole, spiega Giuseppe Buffon, «un sistema industriale che produce disuguaglianze e rifiuti non solo è un sistema ingiusto, lesivo del bene comune. Esso è un sistema incapace di produrre una diagnosi corretta della realtà, ossia un’adeguata analisi dei costi. È un sistema non solo iniquo, ma anche fallace, errato, viziato da riduzionismo. Esso deve essere completamente ripensato e ridefinito, tenendo conto delle istanze della complessità, cui intende rispondere l’approccio sistemico, insito nel paradigma dell’ecologia integrale».

Padre Buffon è co-rettore della Pontificia Università Antonianum e promotore di un progetto interdisciplinare verso l’ecologia integrale a Taranto, con il sostegno della Camera di Commercio e di Federmanager, che prevede un master in Ecologia integrale, dove ecologia ed economia sono correlate tra loro e richiedono un approccio inclusivo.

«Economia ed ecologia hanno in comune il concetto di oikos, casa», spiega a sua volta Folador, che è anche fondatore e amministratore della società benefit Askesis,  «amministrare la casa comune perché sia una buona casa è compito dell’economia e perché sia una “buona casa comune” (ecologia, ossia il contesto naturale che ci accoglie e che risente delle azioni sociali e politiche) serve esercitare il concetto di responsabilità in cui esprimere la propria libertà, quindi si intende una libertà nella socialità, come nella polis greca».

Nel libro Folador ripercorre il pensiero e i valori dell’Economia civile italiana di fine Ottocento, citando imprenditori come Crespi e Mazzotta e i loro villaggi ideali (concretissimi) per i loro lavoratori, passando per la Regola benedettina del Mille e i movimenti francescani e domenicani del Rinascimento, fino ad arrivare a imprenditori illuminati degli anni ’50 del Novecento come Olivetti padre e figlio ed Enrico Mattei.

L’obiettivo dell’autore è «far crescere in ciascuno di noi la consapevolezza che per guardare al futuro con speranza dobbiamo rivedere un certo modo di pensare l’economia e di fare impresa. Il nostro futuro, quasi paradossalmente, ha bisogno di essere illuminato dal passato e da una tradizione i cui valori da secoli raccontano come il lavoro sia a supporto della persona, della società e dell’ambiente, e non il contrario».

Ciò che accomuna una certa tradizione imprenditoriale italiana, infatti, è la centralità della persona e la crescita del benessere collettivo, in cui la dimensione del profitto arriva solo come conseguenza. Si tratta di una tradizione industriale che non ha seguito alla lettera i diktat dell’economia classica anglosassone: «In questi imprenditori l’attenzione alle persone (con loro abbiamo i primi casi di welfare aziendale) non è parte di una strategia funzionale al risultato, ma casomai è funzionale al risultato perché frutto di una visione “altra” dell’impresa. Sono certi valori a guidare le loro decisioni e non il solo raggiungimento del risultato economico, che consegue sempre da queste scelte», spiega Folador. Convinto del ruolo primario che avrà l’imprenditoria italiana nel cambio di paradigma del fare impresa, necessario se vogliamo garantire un futuro alle prossime generazioni e ridurre già oggi le disuguaglianze economiche e sociali.

Anche nel confronto con le nuove tecnologie e la velocità dell’innovazione, Folador raccomanda di tenere sempre conto dei possibili effetti sulla dimensione relazionale delle persone e suggerisce di cercare sempre un equilibrio, per esempio tra l’efficienza promessa dall’Industria 4.0 e i bisogni dei lavoratori. Trattare con equilibrio lo smart working che, all’improvviso, ha cambiato modalità e contesto lavorativo a milioni di persone, è emblematico in questo senso.

Il libro si nutre anche di 24 storie aziendali, che Folador e Buffon conoscono bene e che raccontano dalla viva voce dei protagonisti, a testimonianza non solo della via italiana verso nuovi modelli economici, ma anche della la sua sostenibilità in chiave economica.