La tecnologia Cellular Vehicle-to-Everything di Qualcomm consente il dialogo reciproco tra le auto e di queste con le infrastrutture stradali e autostradali, rendendo più sicura ed efficiente l’esperienza di guida, nel nuovo scenario del 5G. Ne parliamo con Dino Flore, VP Technology di Qualcomm Europe 

Per più di 50 anni, i visionari del settore automobilistico hanno sognato di costruire sistemi di trasporto intelligenti, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e l’efficienza della gestione del traffico, collegando i veicoli alle infrastrutture di trasporto attraverso una rete di collegamenti radio bidirezionali.

Ora, grazie alla tecnologia Cellular Vehicle-to-Everything, più brevemente C-V2X, Qualcomm sta fornendo il suo contributo affinché questo sogno diventi finalmente realtà. Tuttavia, C-V2X offre ancora più vantaggi oltre alle comunicazioni veicolo-infrastruttura (V2I). Esso consente infatti ai veicoli stessi di comunicare tra loro (V2V), permettendo la condivisione di informazioni in tempo reale per prevenire gli incidenti, evitare gli ostacoli e trasmettere aggiornamenti sulle condizioni delle strade.

Dino Flore, VP Technology di Qualcomm Europe

«La tecnologia C-V2X offre qualcosa in più rispetto alle tecnologie cellulari che si sono fino ad oggi standardizzate», sottolinea infatti Dino Flore, VP Technology di Qualcomm Europe.

«C-V2X è una tecnologia distribuita di connettività che permette di collegare i veicoli tra di loro e con le infrastrutture intorno, dalle autostrade ai semafori. La possibilità di tale dialogo permetterà di aumentare in modo intelligente l’efficienza e la sicurezza, che è il primario obiettivo del settore. Di fatto C-V2X è un sensore che vanta caratteristiche di visione a 360° e in non-line-of-sight, che, aggiungendosi ad altri sensori nei veicoli, permetterà più alti livelli di autonomia».

In pratica per C-V2X non esistono angoli di visione irraggiungibili e neppure punti ciechi. «Per queste sue caratteristiche, scommettiamo che sarà indubbiamente importante per i veicoli del futuro», assicura Flore.

Quanto tempo si dovrà attendere per i primi veicoli su strada con tecnologia C-V2X?
Anche se C-V2X è una tecnologia nuova, la prima versione dello standard è stata già finalizzata. Inoltre abbiamo effettuato numerosi test e realizzato diversi progetti pilota anche qui in Europa. Ora abbiamo in programma di effettuare deployment su larga scala, nella consapevolezza che ci vorrà ancora tempo per implementare la tecnologia nella maggior parte dei veicoli commerciali. Ciò precisato, prevediamo che il sistema verrà lanciato in maniera più consistente innanzitutto in Cina e negli Stati Uniti, a partire dal 2021 e, soprattutto, nel 2022. In Europa, invece, riteniamo che sarà necessario un po’ più di tempo, anche se in più paesi del nostro continente stiamo lavorando a diversi progetti che, prossimamente, saranno portati avanti anche su più larga scala e resi pubblici.

Come mai in Europa saranno necessari tempi più lunghi?
In generale dobbiamo innanzitutto ricordare che C-V2X è una proposta innovativa rispetto alla tradizionale tecnologia cellulare che consente il dialogo tra dispositivi. Sono perciò necessari i cosiddetti tempi tecnici per approfondire tutti gli aspetti di interazione reciproca tra le auto e con le infrastrutture, per esempio per capire come, attraverso la sensor fusion, le vetture ricevano e processino in maniera intelligente le informazioni a disposizione. Si tratta di aspetti che devono essere finalizzati con chiarezza, prima del definitivo lancio in commercio, che prevendiamo non avverrà prima del 2022.

In Europa in particolare, poi, le prospettive sono attualmente un po’ più lunghe rispetto a Cina e Stati Uniti per la presenza di una tecnologia concorrente che in realtà risale a 15/20 anni fa, standardizzata IEEE, ITS-G5 (aka 802.11p), e sperimentata nel tempo. Una tecnologia che sicuramente è stata utile per studiare e capire maggiormente il fenomeno delle auto che parlano tra loro e con le infrastrutture, tuttavia circa cinque anni fa, come molte aziende del settore delle automobili e telecomunicazioni, ci siamo resi conto che, per un deployment commerciale con prospettive fino al 2030, si rendeva necessario un salto tecnologico in linea con il nuovo orizzonte aperto dal 5G e dallo standard 3GPP.

Quali rapporti avete con i car maker?
Abbiamo in corso diversi progetti con specifici costruttori di auto, come abbiamo mostrato durante il nostro evento online internazionale di fine settembre, proprio dedicato alla tecnologia C-V2X. Confermo che stiamo sviluppando delle nuove piattaforme telematiche di molti car maker che includeranno la tecnologia C-V2X, che poi il costruttore di auto attiverà in base alle differenze da paese a paese e secondo tempistiche specifiche rispondenti alle differenti dinamiche di mercato.

Come il 5G favorirà la diffusione di sistemi di trasporto smart?
Da qualche anno un numero sempre maggiore di macchine ha cominciato ad essere connesso, iniziando dai sistemi di emergenza fino ad arrivare, più recentemente, da un lato ai servizi di diagnostica per i car maker e, dall’altro, ai servizi di infotainment per l’utente finale. Una evoluzione del settore che ha aumentato costantemente le richieste di connessione. Con il 5G la connessione vivrà quel salto tecnologico tanto atteso, dal momento che la sua larga banda e la sua bassa latenza permetteranno non solo di aumentare i servizi per i car maker e gli utenti, ma anche di implementare nuovi casi d’uso di sicurezza ed efficienza nel contesto dello smart transport, che naturalmente include le funzionalità di C-V2X.

Infatti, C-V2X è un primo layer che consente alle macchine di comunicare tra loro e con le infrastrutture a distanza di non oltre 500 metri circa. La connettività cellular farà da secondo layer, che consente di prevenire scenari stradali e distribuire informazioni relative a situazioni che accadono anche a qualche chilometro di distanza. Il supporto inoltre dell’intelligenza artificiale renderà l’infrastruttura intelligente, riuscendo a suggerire alle macchine percorsi alternativi e comportamenti idonei per ridurre possibili rischi. Il 5G e C-V2X, con quest’ultimo di fatto una componente del primo, insieme aiuteranno a massimizzare la sicurezza e l’efficienza generale del trasporto.

Di fronte a uno scenario così innovativo, stanno emergendo delle particolari criticità o sfide da affrontare?
La sfida nasce dal fatto che C-V2X non è un sistema cellulare convenzionale. Per questo motivo non è riducibile ai framework e ai paradigmi passati. Trattandosi di un sistema di comunicazione più distribuito, coinvolgendo come abbiamo ricordato macchine ed infrastrutture, diventa più complicato costruire l’ecosistema, mettere insieme gli stakeholders e allineare gli incentivi. Le realtà in campo, infatti, non sono i classici attori del settore delle telecomunicazioni cellulare, così come sarà necessario definire chi finanzierà i diversi progetti. Per queste ragioni, siamo fortemente impegnati a cercare con i nostri variegati interlocutori il modello di business che si potrà rivelare vincente, anche se, considerate le premesse, non dovrà essere necessariamente unico e potrà legittimamente cambiare a seconda delle diverse circostanze.

L’autista del futuro sarà pronto ad accogliere tale scenario?
Sinceramente non vedo grandi problemi. I car maker sono molto cauti nell’introdurre le proprie innovazioni, procedendo un passo per volta nell’introdurre le diverse funzionalità di aiuto alla guida, peraltro alcune estremamente pratiche come il servizio di line correction, giusto per proporre un esempio tra gli altri. Perciò, se è vero che i car maker stanno costantemente aggiungendo nuovi livelli di guida assistita, è altrettanto certo che sono molto attenti nel testare fin dove possono spingersi e nel capire quanto l’utente finale potrà effettivamente assorbire. Del resto le analisi di mercato generalmente rivelano che i clienti mostrano di apprezzare i nuovi comfort di volta in volta introdotti, nella consapevolezza che la comodità massima per il guidatore sarà raggiunta con i veicoli a guida completamente autonoma, scenario verso cui il settore è in movimento.

Credits foto di apertura: Lukas Barth