L’interesse sull’utilizzo della tecnologia blockchain in contesti di controllo della filiera e persino come ipotetico strumento di potenziale “certificazione” di informazioni legate al Made in Italy cresce a vista d’occhio.

La blockchain è in grado di fornire attendibilità e trasparenza in un mondo in cui, a volte, sono entrambe fortemente carenti o anche assenti. Stiamo parlando di caratteristiche che la rendono una soluzione ideale per molti utilizzi, tra cui la visibilità, l’attendibilità e l’efficienza.

All’interno di ogni ecosistema aziendale, sia gli utenti interni che quelli esterni, per processi e sistemi, non possono che produrre e utilizzare dati con svariati strumenti e in momenti diversi. Questa enorme mole di dati va sfruttata per creare fiducia e trasparenza verso i portatori di interesse: risultato che può essere ottenuto grazie alla blockchain. Tutto questo di traduce in:

  • risparmio di tempo e denaro: i tempi di transazione si riducono in maniera sensibile, non sono necessari intermediari e di conseguenza si riducono le spese generali;
  • riduzione dei rischi aziendali: la possibilità di fornire una maggiore tracciabilità consente alle aziende di garantire l’autenticità e la sicurezza dei prodotti e di limitare le frodi;
  • aumento della fiducia tra fornitori, partner e consumatori: grazie ai processi e ai sistemi di record condivisi, tutte le parti raggiungono un consenso su ogni transazione.

Immutabilità e reale esistenza

In presenza di un’informazione digitale (un flusso di dati, un documento o un’immagine) è possibile utilizzare la blockchain per ottenere due risultati:

  • rendere l’informazione digitale sostanzialmente immutabile: sfruttando l’essenza della blockchain, in quanto catena di blocchi in cui ciascuno di essi contiene riferimenti al contenuto del precedente;
  • dimostrare che l’informazione digitale esiste a partire dalla data in cui viene pubblicata: questo avviene attraverso l’apposizione di un time stamp (data e ora) su ciascun blocco della catena.

Certificazione e notarizzazione

Quando si tratta di informazioni pubblicate su una blockchain non si deve parlare di “certificazione”, ma si deve utilizzare il termine “notarizzazione”, che presuppone di delegare alla tecnologia le uniche due cose che ad essa si possono realmente delegare: l’esistenza dell’informazione (vera o falsa che sia) a partire da quella data e la sua immutabilità nel tempo.

L’utilizzo della blockchain, per essere ancora più chiari, non può garantire in alcun modo che un prodotto sia stato realizzato attraverso un certo processo di produzione, che un alimento abbia seguito una certa filiera o che un capo d’abbigliamento sia stato davvero prodotto in determinato Paese.

Per ognuno di questi casi, ciò che conta realmente è il processo stesso di produzione: ed è invece questo che deve essere “certificato”, dal punto di vista metodologico, con apposite procedure e controlli dedicati.

In questo caso, eventualmente, le fasi del processo potranno poi essere notarizzate su una blockchain per garantirne l’esistenza a partire da un dato momento nel tempo e la loro immutabilità. Se il processo non è certificato, non sarà possibile avere informazioni certificate da inserire sulla blockchain.

In estrema sintesi: è possibile compiere frodi alimentari o distribuire prodotti contraffatti anche se le informazioni sono pubblicate su blockchain, questo perché la blockchain notarizza, ma non certifica assolutamente nulla. Ecco perché parlare di “certificazione grazie alla blockchain” è un errore tecnico e metodologico.

I vantaggi per l’ambiente

L’utilizzo consapevole della tecnologia blockchain può consentire alle aziende il miglioramento dei processi di produzione e distribuzione, fornendo al consumatore finale un prodotto migliore, di più alta qualità e che risponda meglio alle esigenze di trasparenza nella tracciatura della filiera.

Non si tratta soltanto di aspetti legati alla componente economica, ma anche alla riduzione degli sprechi alimentari ed alla consapevolezza di quello che le famiglie mettono in tavola. Avere prodotti di qualità superiore ha inoltre impatti anche sulla salute dei consumatori e sulla loro qualità della vita.

Entrando nel merito dei processi di produzione, si potrebbero individuare degli indicatori che consentano al consumatore di scegliere il prodotto non soltanto in relazione al rapporto qualità/prezzo, ma anche in funzione delle condizioni di allevamento degli animali, della sostenibilità del processo di produzione, del trattamento che viene riservato ai lavoratori della filiera. Tutto questo senza dimenticare che questi aspetti devono essere gestiti e certificati a livello di processo di produzione, permettendo quindi ad una conseguente certificazione comprovata da una notarizzazione dei processi che compongono il sistema.

Si ringrazia per la stesura dell’articolo Francesco Perrotta di scytale.