Digitalizzazione e ricambio generazionale sono due sfide che, con la giusta guida, possono aiutare le nostre imprese a recuperare competitività. In dieci anni abbiamo perso il 13% di aziende, ecco i dati di Infoimprese e la proposta di Studio Temporary Manager

Sfide sempre più grandi per le pmi italiane. Da un lato l’appuntamento con la digitalizzazione dei processi e, in prospettiva, dei modelli di business che, dopo questo 2020, non è davvero più rinviabile; dall’altro lato il ricambio generazionale cui andrà incontro la metà delle aziende italiane entro il 2025. Appuntamenti a cui le nostre pmi rischiano di arrivare piuttosto impreparate, anche per una sottomanagerializzazione diffusa nelle realtà più piccole a gestione familiare, che pur rappresentano il nostro tessuto produttivo.

In dieci anni abbiamo perso il 13% di imprese attive in Italia e il -14,8% al Nord, come emerge da una elaborazione di Studio Temporary Manager su base dati InfoCamere – Movimprese. In particolare nel terzo trimestre 2020, l’Italia ha registrato 475.405 imprese attive, in calo dello -0,8% rispetto al 2019 e del -13% in confronto al 2010 (al Nord Italia è del -14,8%).

Tra i settori legati all’attività manifatturiera, gli unici con il segno positivo sono quelli legati alla “Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine e apparecchiature” (+53% di imprese attive) e all’industria delle “Bevande” (+13,4%). A livello regionale, a soffrire maggiormente negli ultimi dieci anni sono state la Puglia (-16,6%), il Piemonte (-16,5%), la Lombardia (-15,4%), la Valle d’Aosta (-15%), il Friuli-Venezia Giulia (-14,8%),  la Sardegna (-14,7%) e il Veneto (-14,5%).

Accompagnare la transizione digitale

Ma dove si investe in innovazione tecnologica, visione di mercato e management, i risultati arrivano. Il 2020 ha mostrato in tutta la sua forza il vantaggio competitivo che hanno avuto le imprese e le filiere già attrezzate con le nuove tecnologie, che hanno reso possibile attività di manutenzione e controllo anche a distanza, o una veloce riorganizzazione della produzione grazie al monitoraggio puntuale degli andamenti e con sistemi automatizzati e digitali già avviati.

Dietro l’adozione di tecnologie, però, ci dev’essere un mindset adeguato, una consapevolezza del valore aggiunto del paradigma dell’Industria 4.0 e un approccio al mercato e alla filiera adeguato ai profondi cambiamenti in corso.

Modelli di business orientati al servizio, integrazione di filiera e canali di distribuzione omnicanale sono ormai realtà. Servono figure che aiutino nella transizione digitale con una visione complessiva del mercato e delle competenze digitali, come l’Innovation Manager o il Change Manager.

La figura del temporary manager

Figure che per le pmi sono pensabili anche in forma temporanea per accompagnare il processo e per formare le figure interne senza pesare troppo sul budget aziendale, tema su cui le nostre pmi sono particolarmente sensibili.

In tal senso il temporary management è uno strumento utile per portare nelle pmi competenze di alto livello, immediatamente operative e in tempi molto brevi, con l’ulteriore capacità di operare in un contesto di tipo straordinario quale quello imposto dall’attuale congiuntura. Proprio questa nuova crisi ha evidenziato come anche la mancanza di gestione manageriale delle imprese più piccole incida sul trovarsi più o meno pronti alle sfide di business potendo quindi restare sul mercato e mantenere o rilanciare la propria competitività.

Gian Andrea Oberegelsbacher

«Il Covid-19 ha generato una crisi globale, che può mordere più a fondo e pericolosamente per la sopravvivenza dell’azienda, e questo dipende anche da quanto impreparati si è arrivati alla stessa, se l’azienda porta dietro di sé problemi atavici irrisolti o una finanza gestita poco oculatamente. La crisi può essere una fonte di stimolo per riguardare alla propria realtà con occhi esterni e non coinvolti affettivamente, per risolvere non solo la gestione della crisi attuale, ma i problemi perduranti insiti in ogni impresa e difficili da risolvere da chi ci lavora dentro, con approcci più manageriali. In questi casi è importante avere alla guida manager esperti, in grado non solo di rilanciare l’azienda, ma anche di dare nuovi stimoli all’imprenditore stesso», suggerisce Gian Andrea Oberegelsbacher, socio e ad dello Studio Temporary Manager, autore della rielaborazione dei dati Infoimprese sulla perdita di competitività delle aziende italiane.

 

REG Regione Num. Imprese attive Attività manifatturiere III Trim. 2020 Var.% III trim. 2020 / 2019 Var. % III trim. 2020 / 2010
PUG PUGLIA 24.683 -0,1% -16,6%
PIE PIEMONTE 35.492 -1,3% -16,5%
LOM LOMBARDIA 91.301 -2,2% -15,4%
VAO VALLE D’AOSTA 750 -0,1% -15,0%
FVG FRIULI-VENEZIA GIULIA 8.885 -0,9% -14,8%
SAR SARDEGNA 9.895 -0,3% -14,7%
VEN VENETO 49.832 -0,9% -14,5%
CAL CALABRIA 11.560 -0,6% -14,1%
LIG LIGURIA 9.817 -0,4% -13,9%
EMI EMILIA ROMAGNA 42.389 -0,6% -13,6%
MAR MARCHE 18.452 -0,9% -13,0%
UMB UMBRIA 7.411 -0,8% -12,6%
BAS BASILICATA 3.696 -0,9% -12,4%
ABR ABRUZZO 11.489 -0,4% -11,6%
TAA TRENTINO-ALTO ADIGE 7.280 -0,3% -11,1%
MOL MOLISE 2.145 0,0% -10,9%
SIC SICILIA 27.364 0,6% -10,8%
TOS TOSCANA 45.072 -0,7% -9,6%
LAZ LAZIO 28.580 0,0% -9,0%
CAM CAMPANIA 39.312 0,4% -6,1%
ITA ITALIA 475.405 -0,8% -13,0%

Elaborazione Studio Temporary Manager su base dati InfoCamere – Movimprese