È un sogno di molti realizzare un prodotto digitale, in tempi rapidi, portando valore agli utenti e risultati significativi al business. Molto dipende dalla metodologia applicata. Nel design thinking sono previste tre fasi, a ciascuna sono associati processi e risultati definiti, validati nel tempo e personalizzabili:

  1. Esplorazione: ricerca sulle motivazioni all’uso e i bisogni degli utenti, analisi del contesto
  2. Design: progettazione blueprint del servizio digitale, architettura delle informazioni e mappatura dei flussi
  3. Realizzazione: produzione dei mockup di interfaccia digitale che saranno propedeutici alla successiva fase di sviluppo.

Seguire una metodologia basata sul design thinking e spesso portata da un soggetto esterno all’azienda, ad esempio un fornitore potrebbe complicarne l’adozione perché prevede in primis una trasformazione interna all’azienda.

Massimiliano Cucciniello

Per questo è necessario analizzare la metodologia rispetto all’influenza che può esercitare su cinque obiettivi chiari, condivisibili e applicabili sempre in ambito enterprise.

Il mio prodotto è unico e richiesto dagli utenti

La preoccupazione di essere distintivi (Competitors analysis e USP), senza correre il rischio di voler reinventare la ruota è garantita da una ricerca esplorativa organizzata su tre aspetti principali:

  • Organizzazione: definendo gli asset (tra cui le tecnologie), il business model, il brand, le persone e l’ambito culturale;
  • Contesto: definendo i valori, i trend e i benchmark;
  • Utenti: definendo i comportamenti, i pain e i need, sia generici, sia rivolti al prodotto (User Insights).

Il mio prodotto non ha limiti tecnologici e risolve le problematiche degli utenti

L’esposizione corale della ricerca esplorativa è un momento determinante di condivisione alle varie unit e mostra, oltre gli User Insights, i limiti tecnologici attuali. È necessario che tutti i livelli aziendali sappiano come garantire la creazione di un prodotto duraturo, performante nel tempo, integrabile a tecnologie terze, sicuro e scalabile. La scelta della tecnologia non è solo una questione tecnica, ma di governance e di fondamentale importanza per delineare il futuro di un prodotto e l’esperienza utente.

Il mio prodotto è memorabile, ingaggiante e scalabile

La visione futura del prodotto non è aderente alla prima versione che andrà a mercato a breve. È importante iniziare dalla definizione di un MVP (Minimum Viable Product), che coinvolgerà solo il principale servizio richiesto dagli utenti.

In questa fase (Design) si definiscono le soluzioni, i flussi comportamentali, i modelli di interazione e i concept, attraverso la realizzazione di prototipi, da testare e validare con gli utenti, per evitare sviluppi di feature non utili agli utenti.

Perché un concept?

Nella definizione dei concept vengono integrate le conoscenze multidisciplinari, gli aspetti di estetica, i principi di usabilità, le conoscenze tecnologiche, per progettare software che lascino il segno, rimuovendo barriere e comunicando con l’utente.

A cosa serve il design thinking?

Da un lato a delineare le soluzioni, proponendo nuovi significati, mettendo al centro le persone, i loro bisogni e le percezioni emersi nella fase di ricerca; dall’altro a coinvolgere in maniera partecipata i team non specializzati, nel delineare le soluzioni, mostrando l’impatto immediato sul prodotto di una decisione strategica o politica. Senza visualizzare si corre il rischio di interpretare, ognuno a suo modo.

Ok, ma quando arrivano le schermate?

Fino alla fase di realizzazione che mostra output più tradizionali e linee guida di sviluppo, è importante educare i team non specializzati e definire visivamente una roadmap, mostrando il senso e l’utilità di ogni step. Se non viene fatto, il consenso cala drasticamente.

UX Gellify

E quindi quando ho una visione del dettaglio?

La modalità agile è la più consona per la realizzazione di un prodotto digitale e consiste in una definizione interattiva e iterativa su base settimanale delle aree principali di un prodotto.

È questo il momento in cui entrare nel dettaglio, realizzando in real-time il prodotto e definendo parallelamente una strategia di marketing, che coinvolgerà l’utente in un percorso di rilasci, creando first adopter e ambassador.

Ma a che velocità andiamo e quando finiamo?

Alla velocità di tutti, non solo di agenti esogeni (es. sponsor del progetto o fornitori). Servono agende libere e dedizione quotidiana per arrivare a rilasciare un MVP di prodotto. Serve definire chi valida e rappresenta la voce design, la voce dello sviluppo, la voce dell’utente e la voce del business. Senza disponibilità e senza validazione, il prodotto non uscirà a mercato.

Il mio prodotto è facile da utilizzare ed entra nella quotidianità degli utenti

Dalla messa a mercato dell’MVP è importante l’adozione del prodotto da parte dell’utente. Per questo sono determinanti strategie e strumenti per l’onboarding e l’organizzazione di test utente, per ascoltare i feedback e tornare a ottimizzare il prodotto rapidamente.

Il mio prodotto cresce nella direzione indicata dagli utenti

I test utente ripetuti sulle ottimizzazioni del prodotto e su nuove feature rilasciate, creerà una forte fidelizzazione dell’utente che genererà un legame duraturo e vincente che impatterà sulla percezione generale del brand.

Raggiungendo il duplice risultato di aver portato il prodotto a mercato e al contempo di aver tenuto insieme le esigenze dell’aziende, non solo dal punto di vista di business ma anche organizzativo.

Si ringrazia per la stesura dell’articolo Massimiliano M. Cucciniello, Creative & UX/UI Lead di Gellify.