Trovare soluzioni innovative per aumentare l’efficienza operativa in tempi rapidi è una delle principali sfide per le aziende nell’era digitale. Diversi sono gli approcci volti a ricercare soluzioni oltre i confini d’impresa: ad esempio, tramite collaborazioni con aziende in settori diversi, startup innovative e piattaforme di innovazione, per interpretare e risolvere problemi che difficilmente trovano soluzione unicamente nei reparti interni di Ricerca & Sviluppo.

I leader interni alle aziende sono posizionati in modo ottimale per definire il modo in cui le sfide d’innovazione vengono interpretate, comprese e affrontate internamente. Tuttavia, questo processo può essere influenzato in modo significativo da soggetti esterni, che possono portare visioni alternative e competenze complementari su tecnologie e applicazioni di mercato difficilmente ottenibili guardando solo all’interno dei propri confini.

In questo contesto, il ruolo delle piattaforme d’innovazione è quello di fungere da connettori di realtà diverse, per aiutare l’azienda a comprendere la propria sfida tecnologica in modo profondo attraverso la contaminazione di idee e competenze tra aziende e settori.

Lucia Chierchia

Lucia Chierchia, Managing Partner di Gellify, sottolinea che: “Per manager e imprenditori è cruciale definire in modo chiaro le potenziai aree di intervento per l’innovazione, alla luce di tecnologie emergenti o modelli di business non solo nel proprio settore, ma anche in aree adiacenti. Pertanto critica è la capacità di accedere ad esperti di diversi settori industriali, per allargare e stimolare la visione sulle potenziali aree strategiche e delineare in modo concreto un piano d’azione volto ad intercettare ed implementare soluzioni emergenti”.

Le sfide di innovazione di Sidel

È questo il caso di Sidel, azienda attiva nella produzione di attrezzature, servizi e soluzioni complete per l’imballaggio di liquidi, alimenti e prodotti per la casa e la cura della persona, le cui macchine sono vendute in oltre 190 Paesi.

Con i suoi 170 anni di vita e attenzione ai temi dell’innovazione, Sidel ha sempre fatto della qualità dei propri prodotti e dell’attenzione al valore creato per i propri clienti un tratto distintivo.

Sidel sta affrontando un problema molto specifico, partendo dalla sua analisi, fino alla risoluzione. Si tratta di un problema complesso, con un forte impatto sul processo produttivo e che fa ancora parte di quelle sfide d’innovazione per le quali la ricerca non fornisce informazioni complete o risposte certe. Qual è quindi il processo attraverso cui si può arrivare alla definizione di una roadmap per la risoluzione di una sfida d’innovazione di questo tipo guardando oltre i confini dell’impresa?

Possiamo immaginarlo come un modello circolare, formato da tre cerchi concentrici che rappresentano i diversi livelli da affrontare per la ricerca di soluzioni: il nucleo è il focus della ricerca, ovvero l’interpretazione del problema da cui deriva la sfida che vogliamo affrontare definita dall’azienda.

Al livello intermedio del cerchio, vi sono le interpretazioni del problema e delle sue potenziali soluzioni che possono essere fornite da soggetti portatori di competenze nei cluster tecnologici individuati dall’azienda come più vicini alla soluzione desiderata. Il coinvolgimento di questi soggetti è funzionale alla definizione più precisa della sfida da affrontare, facendo leva su competenze specifiche.

Infine, il cerchio più esterno rappresenta le potenziali soluzioni provenienti da soggetti lontani dall’azienda – come ad esempio aziende in settori diversi – che vivono o hanno vissuto sfide simili e possono portare una visione completamente nuova. Per creare una roadmap completa che tocchi il cuore del problema, è necessario attraversare tutti e tre i livelli.

Il coinvolgimento di figure esterne

Per Sidel, questo ha significato coinvolgere esperti di diverse tecnologie, accademici, e rappresentanti di aziende leader in settori molto diversi per arrivare alla definizione di uno spettro di casi d’uso da analizzare, prioritizzare e sviluppare nei prossimi mesi.

Queste progettualità potenziali vengono identificate grazie a dei workshop – tavoli di discussione formati da Sidel e diversi “subject matter experts”, ovvero rappresentanti di cluster tecnologici di interesse e settori più o meno vicini a quello di Sidel – chiamati ad arricchire la visione strategica della sfida, nei dettami del framework a tre livelli di cui sopra.

Annalisa Malfatto, R&D Innovation Manager di Sidel, ha voluto e promosso fortemente questo processo: “per aziende come quelle del settore dell’imbottigliamento dove la tecnologia ha raggiunto un livello avanzato di maturità, sempre più importante diventa l’apertura verso l’esterno alla ricerca di nuovi punti di vista, di condivisione con specialisti e la contaminazione tecnologica con aziende adiacenti. Il processo sviluppato risponde perfettamente a queste esigenze in maniera agile e strutturata”.

Ma il lavoro di analisi non termina qui: è difatti necessario comprendere come l’azienda si posiziona rispetto alle potenziali soluzioni individuate, sia a livello di competenze e capacità interne sia di potenziale vantaggio competitivo portato da ogni soluzione. Per tale motivo, bisogna spingersi fino a identificare i gap che devono essere colmati per raggiungere una posizione di leadership rispetto alla sfida d’innovazione proposta.

Le potenziali progettualità per ogni cluster vengono poi rielaborate e analizzate dal panel di esperti per approfondirne la fattibilità. L’identificazione dei gap e delle progettualità volte a colmarli è un passaggio fondamentale per chiudere il cerchio, che porta a definire un’agenda in cui azioni concrete vengono delineate per implementare i diversi componenti funzionali volti alla risoluzione di sfide complesse.