In un contesto storico e socio-economico in cui gli shock ambientali come il Covid-19, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il rapido avanzamento tecnologico e le mutevoli preferenze di consumo rendono sempre più difficile alle aziende fare previsioni sul futuro e rischiano di eroderne il vantaggio competitivo, diventa fondamentale per le organizzazioni pensare a come aumentare la propria resilienza. Ovvero, come aumentare la propria capacità di rispondere in modo rapido ed efficace ai cambiamenti ambientali senza compromettere la capacità produttiva e distributiva delle catene delle valore.

Questi repentini cambiamenti nell’ambiente competitivo possono mettere a dura prova le catene di fornitura e distribuzione, causando sia stress dovuti alle forti sollecitazioni su logistica e tempi di consegna, sia frenate dovute a chiusure o rallentamenti produttivi di fornitori critici.

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Covid Commerce di Netcomm (Liscia, R., Finzi, M., Bagliani, G., “Luci, Ombre e Prospettive per l’E-commerce ai tempi del Coronavirus”, Netcomm, 31 marzo 2020), ad esempio, più del 60% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver riscontato problemi per la consegna e la spedizione della merce nelle settimane di emergenza, mentre oltre l’80% ritiene che tali problemi si verificheranno con elevata probabilità anche nei prossimi mesi.

Ottimizzare la catena di fornitura abbattendo quanto più possibile i costi, minimizzando le scorte e massimizzando l’uso delle proprie risorse è condizione necessaria, ma non più sufficiente in mercati in continuo e rapido cambiamento. Per affrontare eventi critici che possono verificarsi in modo imprevisto e continuare a prosperare in futuro, serve investire in flessibilità e resilienza.

Mentre prima dell’emergenza sanitaria queste due caratteristiche potevano essere intese come un elemento distintivo utile ad aumentare il vantaggio competitivo, in una società che “in un mese ha fatto un passo avanti di 5 anni verso la Digital Society” (Netcomm, 31 marzo 2020), oggi diventano essenziali per la sopravvivenza.

Costruire una supply chain resiliente e orientata al futuro

Ma quali sono gli ingredienti per costruire una supply chain resiliente e orientata al futuro?

Partendo dal primo ingrediente – la collaborazione – è importante prima di tutto ricordare che i business oggi sono connessi attraverso una supply chain unica e integrata, dove il comportamento di ogni singola azienda impatta su tutte le altre. Lo abbiamo vissuto in maniera importante anche in questo periodo complesso che siamo attraversando.

Nella supply chain del futuro il concetto di singolo viene superato da quello di sistema, di ecosistema in cui la qualità di quello che andiamo ad offrire, del nostro prodotto o del nostro servizio, dipende fortemente dalla sinergia tra tutte le parti che compongono l’ecosistema.

Non è più possibile quindi ragionare in ottica di singola azienda, ma diventa necessario pensare alla propria attività come parte di un sistema fatto di tante componenti connesse digitalmente e in grado di attivare modelli di collaborazione virtuosi.

La startup modenese Iungo, ad esempio, ha ideato una piattaforma collaborativa basata sulla tecnologia proprietaria Iungo Mail, che, come spiega Luca Mongiorgi, Associate Founder: “Si integra con il sistema gestionale, in modo da creare i presupposti per far si che i nostri clienti possano dialogare soltanto con l’utilizzo di una mail attiva con i propri fornitori, potendo gestire tutte le varie tipologie di interazione supportate dalla piattaforma e necessarie con il fornitore”.

Per assicurare la flessibilità dell’ecosistema, è importante diversificare sia dal punto di vista demografico – ad esempio, affidandosi sia a fornitori piccoli che più strutturati e localizzati in diverse aree geografiche – sia dal punto di vista delle soluzioni che tali fornitori possono offrire (si pensi, ad esempio, alle opportunità offerte dalla stampa 3D).

Ugualmente importante è la capacità di attivare competenze specifiche (ad esempio, legate a temi di forecasting, scheduling, e capacità di acquisire, leggere e interpretare i dati critici per il processo produttivo e distributivo), che consentano di prevedere la domanda e i parametri critici della catena di fornitura, costruire modelli e piani basati su insiemi di variabili correlate tra loro, e fornire ai decisori aziendali degli scenari per poter reagire in modo rapido ai cambiamenti.

A questo proposito, ad esempio, TechMass ha creato un sistema Mes (Manufacturing Execution Sytem) alla portata di tutti, che, come spiega il Ceo e founder Andrea Massenz, “è in grado di dire  all’operatore in tempo reale che tipo di azione è necessario fare, quando farla e come farla. Si tratta di un prodotto altamente modulare, anche all’interno delle singole funzionalità. La complessità delle funzioni può essere modulata a seconda dell’interlocutore e delle sue necessità, dalla piccolissima impresa che vuole solo contare i pezzi alla multinazionale che ha bisogno di moltissime funzioni. Mantenendo la semplicità, si riesce a fare un fine tuning che permette di sopperire ad esigenze diverse”.

Dove non arriva l’uomo, infine, vengono in aiuto specifiche tecnologie: algoritmi di intelligenza artificiale legati a domini tecnologici quali Machine Learning e Search & Optimization sono in grado di gestire problemi complessi non risolvibili dall’essere umano se non in tempi lunghi e spesso in modo sub-ottimale, non compatibili con la rapidità e l’efficacia richiesta dal mercato di oggi.

Ne sono esempio problemi di scheduling delle attività produttive compatibili con la turnistica dei lavoratori, o l’individuazione del percorso ottimale di trasporto e consegna merci tra miliardi di alternative possibili.

Per questo, Cyber Dyne ha sviluppato una soluzione basata su algoritmi di intelligenza artificiale che, come spiega Ernesto Mininno, Ceo: “A partire da un problema noto, evolve trovando il setup ideale, la soluzione migliore possibile, spesso trovando soluzioni migliori di quelle che possono essere individuate manualmente da un esperto di logistica. Finora la risoluzione di questi problemi richiedeva la presenza di un operatore esperto in grado di esplorare lo spazio di possibilità sulla base della propria esperienza personale, raggiungendo in tempi ridotti un buon risultato. Tuttavia quando le soluzioni diventano molto numerose, come avviene nella quotidianità delle aziende, l’AI diventa l’unico strumento che permette di raggiungere i risultati desiderati”.

E sempre su intelligenza artificiale e apprendimento automatico si fonda parte delle funzionalità del sistema di gestione documentale di DDM Solutions, che, integrandosi con SAP, “è in grado di usare l’intelligenza artificiale per capire quello che l’operatore fa in relazione a un determinato tipo di documento, automatizzare l’intero processo, e ottimizzarne la registrazione”, spiega Andrea Papalia, Partner di DDM.

Insieme, queste competenze e tecnologie sono in grado di aiutare risposte agili ai cambiamenti coprendo gli elementi chiave della supply chain del futuro: accessibilità, facilità d’uso, integrazione con sistemi esistenti, accesso ai dati e monitoraggio dei parametri critici in real-time, interazione proattiva uomo-macchina, e automatizzazione di processi a basso valore aggiunto, ma fondamentali per il mantenimento dell’efficienza dei processi aziendali. L’operational excellence è un’area in cui le tecnologie digitali possono davvero fare la differenza per guadagnare efficienza e flessibilità, un centimetro alla volta, ogni giorno.