Tutte le ricerche concordano sul fatto che non si torni più indietro da quello che è stato il più grande esperimento sociale e lavorativo a livello globale. Dopo dosi massicce di remote working, ora si tratta di trovare il giusto equilibrio tra lavoro in presenza e in remoto e di far evolvere l’esperimento verso un’organizzazione del lavoro che sia davvero smart, basata su fiducia, autonomia e risultati. Perché la produttività non è calata, anzi, come dice l’ultima ricerca di BCG Group.

Lo smart working sembra mettere d’accordo imprese e lavoratori. Una delle sfide sarà certo quella di affinare la modalità ibrida tra lavoro in presenza e da remoto, che ci si aspetta in forma stabile per il futuro, insieme al ripensamento dell’organizzazione stessa del lavoro e dei suoi aspetti giuslavoristici. Ma, nel complesso, lavorare da remoto ha funzionato e non si vuole tornare più indietro, come già emerso nelle ricerche di Cisco e Deloitte.

In pratica, dopo il più grande esperimento globale, il lavoro non sarà più lo stesso. Non solo la formazione sarà ibrida, ma lo saranno anche il modo di lavorare e le organizzazioni. Come, con quali formule vincenti e in che proporzioni di tempi, luoghi e strumenti sono allo studio di esperti, con progettualità e sperimentazioni nel mondo HR. Sul perché mantenere l’esperienza dello smart working e rendere ibrido il lavoro parlano i numeri. Il dato più convincente è che, alla fin fine, la produttività sarebbe salva anche da remoto, anche se con i dovuti distinguo.

Più produttività e motivazione

L’ultima ricerca di BCG Group su 12mila dipendenti negli Stati Uniti, Germania e India, “What 12.000 employees have to say about the future of remote work”, conferma che la maggioranza ha mantenuto, se non accresciuto, i propri livelli di produttività e che il 60% dei lavoratori è favorevole a un futuro ibrido, con più flessibilità di tempi e luoghi. In pratica, la possibilità di passare dalla modalità on site a quella da remoto, senza intaccare i livelli di produttività, sta piacendo sia ai lavoratori sia alle aziende.

Anche i vertici aziendali, nella ricerca “The path to remote-working maturity” sempre di BCG, si aspettano che il 65% continui a lavorare in parte anche da remoto e il 18% del tutto a distanza. In particolare, poi, da un focus sui bancari italiani, emerge che il 93% vorrebbe continuare con lo smart working almeno 1 giorno a settimana, mentre il 77%, sempre una grande maggioranza, lo preferirebbe dai 2 giorni alla settimana in su. Il modello 3+2 sembra quello più plausibile e verso cui si starebbero orientando le grandi imprese. Un cambiamento impensabile prima della pandemia, se si pensa che un lavoratore su 4 non aveva neanche un giorno “smart” al mese.

L’ottimismo delle indagini di BCG confermano i dati della ricerca italiana svolta da Inaz e International Business “The future of work 2020”: il 78% delle aziende dichiara che l’esperienza è stata positiva durante l’emergenza e che ora necessita di una progettualità; il 56% dei direttori HR evidenzia l’aumento di motivazione e senso di responsabilità dei collaboratori.Di conseguenza, il 67% delle imprese mette la digitalizzazione in cima alla lista delle priorità e il 60% indica nello smart working l’iniziativa più urgente su cui investire.

Dopo averlo sperimentato in modo forzato durante l’emergenza, infatti, solo il 6% delle imprese dichiara di voler tornare alle condizioni preesistenti senza mix tra lavoro in sede e lavoro a distanza. In particolare, il 39% delle aziende prevede due giorni su cinque alla settimana in smart working e oltre una su tre (35%) lo prevede prevalente su quello in sede, anche se in proporzioni diverse rispetto all’emergenza 5 su 5.

Quanto ai lavoratori, le stime sono più prudenziali nellEY Future Consumer Index di ottobre, “The future of work 2020”, su oltre 14mila consumatori in 20 Paesi nel mondo, di cui 500 in Italia, ma comunque il cambiamento è sostanziale. Il 27% prevede che lavorerà in modo più flessibile nei prossimi anni e il 22% che lavorerà più spesso da casa, viaggerà meno per lavoro (18%), userà più le videoconferenze degli incontri di persona (17%), si sentirà più produttivo da casa (15%) e ne guadagnerà in salute e bilanciamento vita privata e vita professionale (15%).

Cosa serve al lavoro ibrido per essere efficace

La parte sociale, collaborativa e aggregativa del lavoro è la più fragile da remoto e una grande sfida per i manager: il nuovo paradigma del lavoro ibrido dovrà coniugarsi con un nuovo modello di leadership, basato su fiducia, empatia e learning by doing.

Dall’indagine di BCG “What 12.000 employees have to say about the future of remote work”, infatti, risulta che il 79% di chi era soddisfatto sui fronti della connettività sociale, salute fisica e mentale e degli strumenti di lavoro abbia riscontrato ottimi risultati in termini di produttività, percentuale che crolla al 16% in chi ha avuto problemi per due o tre di quei fattori. Un po’ per tutti, poi, le cose sono andate meglio nelle attività individuali (75% soddisfatto della propria resa lavorativa anche da remoto), che non in quelle collaborative dove la soddisfazione scende al 51%.

Quanto alla digitalizzazione dell’organizzazione del lavoro, sembra esserci ancora molto da fare. Gli stessi bancari italiani, in un settore che sembrerebbe più avanzato di altri in termini di connettività e strumenti digitali, affermano che nonostante i miglioramenti apportati dalla sperimentazione forzata del lavoro da remoto, si debba intervenire e accelerare sulla digitalizzazione dei processi (77%) e sul rendere accessibili da casa determinati software (76%).

Matteo Radice

«Il mondo del banking conferma che le aspettative della forza lavoro sono quelle di continuare con modelli di lavoro da remoto, facendo attenzione all’investimento in tecnologia sia da un punto di vista hardware (dotazioni, processi), sia da un punto di vista più soft (training)», commenta Matteo Radice, Managing Director e partner BCG, responsabile della Practice People per Italia, Grecia, Turchia e Israele.

In più, suggerisce Giulia Airaghi, Project Leader BCG, bisognerà disegnare ruoli e attività nella versione ibrida secondo «diverse sfumature di grigio, diversi modelli di ibrido (ufficio/casa o altro luogo), in base alle attività specifiche di ciascun profilo».