Dimmi che manager sei e ti dirò quanto digitale sei. Si può riassumere così la ricerca condotta dal Cuoa Business School e Università degli Studi di Verona, che hanno cercato le correlazioni tra stile di management e digital maturity nelle aziende italiane. Una mentalità aperta alla tecnologia, all’innovazione e all’imprenditorialità risulta vincente. Migliori anche i risultati economici di chi investe in innovazione digitale

I settori più rappresentati nella ricerca “Digital transformation e orientamenti manageriali-strategici”, condotta da Cuoa Business School e Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università degli Studi di Verona, sono gli stessi del tessuto economico veneto: prioritari l’industria alimentare per il 16,5%; l’agricoltura per l’11,2%; l’abbigliamento (6,6%) e l’industria meccanica (6,2%). Si va dalle piccole imprese con 10-49 dipendenti (30% del campione) a quelle di grandi dimensioni con oltre mille dipendenti (22%), per un totale di 242 aziende prese a campione tra ottobre 2019 e ottobre 2020.

Impatto forte: innovazione e imprenditorialità

L’approccio manageriale più favorevole alla digitalizzazione delle imprese è quello di un’apertura alla tecnologia e all’innovazione, cioè l’essere propensi a investire in ricerca e sviluppo e andare in cerca delle migliori soluzioni per far evolvere prodotti e servizi e introdurre nuovi modelli di business.

In pratica, per guidare l’intera organizzazione alla trasformazione tecnologica non basta adottare soluzioni e applicazioni digitali, perché si tratta di un processo più complesso e pervasivo, che richiede appunto una gestione manageriale che sia aperta alla tecnologia e, più in generale, all’innovazione. L’orientamento alla tecnologia e all’innovazione è infatti l’approccio manageriale che presenta il maggior numero di relazioni significative con differenti dimensioni della maturità digitale e impatta positivamente sulla trasformazione digitale di strategia, struttura organizzativa, risorse umane, tecnologia, prodotti e servizi, clienti e Operation.

Un’altra correlazione forte si riscontra tra spirito imprenditoriale e livello digitale delle imprese, propensione che va a impattare a livello di strategia digitale e di stile di leadership: dove più l’approccio è imprenditoriale, maggiore è la spinta al digitale e anche i risultati economici sono migliori.

Cecilia Rossignoli

«La ricerca ha evidenziato come l’orientamento all’imprenditorialità e all’innovazione è fondamentale per strutturare una strategia digitale e una leadership che la supporti. Dallo studio, infatti, si evince come il livello di trasformazione digitale è significativamente correlato con le performance aziendali e con i risultati in termini di innovazione. Dalla nostra analisi è emerso che il 5% delle migliori imprese in termini di maturità digitale (best performer) presenta performance di mercato superiori del 26% rispetto al restante 95% del campione, e un livello di innovazione superiore del 21% sempre rispetto al restante 95% del campione», commenta Cecilia Rossignoli,  direttore scientifico dell’Executive Master in ICT Management Cuoa Business Schhol e professore di Organizzazione aziendale all’Università degli Studi di Verona.

I ritardi italiani e la risposta manageriale

Tuttavia, gli ultimi dati raccolti dal Politecnico di Milano sull’innovazione digitale delle pmi manifatturiere restituiscono un quadro che conferma i ritardi italiani indicati anche dall’indice europeo Desi. Solo il 14% delle pmi produttive in Italia avrebbero un approccio strategico al digitale, il 57% solo come risposta “tattica” alle possibilità del digitale e il 29% sarebbe ancora solo “reattiva”.

Quasi una su tre, come è emerso dalla vivace reattività in quest’anno di emergenza, avviando investimenti soprattutto in e-commerce, siti-vetrina e sistemi di lavoro a distanza, ma perché messe alle strette.

Stando invece alle evidenze del Cuoa e dell’Università di Verona, bisognerebbe investire su una cultura manageriale che sostenga e accompagni la digitalizzazione del Paese perché ci sia un’accelerazione in questa direzione.

Impatto medio: orientamento al mercato e attenzione HR

Una media correlazione si trova tra orientamento al mercato (analisi e monitoraggio dei clienti e della concorrenza) e maturità digitale di prodotti e servizi, a indicare che l’analisi della concorrenza è correlata alla maturità digitale. Di conseguenza, secondo la ricerca, si può inferire che le aziende che monitorano attivamente i proprio concorrenti tendono ad avere anche un livello di digitalizzazione più elevato dei propri prodotti e servizi.

Media anche la correlazione tra maturità digitale del personale e orientamento manageriale  rivolto alle risorse umane in termini di coinvolgimento nei processi decisionali e nella creazione di condizioni favorevoli per il loro sviluppo, come l’ascolto delle loro necessità e il monitoraggio delle condizioni di lavoro, anche sfruttando le nuove soluzioni digitali, come piattaforme di ascolto e sistemi integrati di HCM (Human capital management) che misurano e intrecciano performance, formazione e sviluppo professionale.

Questo approccio virtuoso indica che l’attenzione al benessere e al coinvolgimento delle risorse umane favorisce investimenti innovativi i quali, a loro, alimentano il cambiamento tecnologico in azienda in direzione della digitalizzazione.

Le 9 dimensioni della digital maturity

Nell’indagine condotta da Cuoa e Università degli Studi di Verona, la digital maturity delle 242 aziende rappresentative viene misurata sulla base delle 9 dimensioni indicate dalla letteratura scientifica. L’analisi multidimensionale ha dunque considerato quanto segue:

  • Strategia: presenza o meno di una strategia a supporto della digitalizzazione;
  • Leadership: presenza o meno di uno stile di leadership che sostenga la maturità digitale, anche con figure manageriali specifiche, come il Chief digital officer;
  • Cultura: cultura organizzativa che includa gli aspetti necessari a supportare la digitalizzazione, come sperimentazione, condivisione della conoscenza, flessibilità;
  • Struttura: quanto la struttura organizzativa e i processi siano allineati e in grado di supportare la digital maturity;
  • People: se siano presenti le digital skill necessarie, con le nuove figure professionali a supporto della digitalizzazione, come il social media manager e specialist e l’e-commerce manager (solo il 5% delle pmi manifatturiere per esempio ha l’e-commerce manager al suo interno);
  • Tecnologia: se le tecnologie aziendali siano adeguate al perseguimento della trasformazione digitale: budget, presenza di sistemi adeguati, come analisi dati e automatizzazione dei processi decisionali di controllo;
  • Customer: se siano presenti nuovi canali digitali per supportare i processi di vendita e, in generale, tutte le attività rivolte al cliente;
  • Prodotti/servizi: presenza o meno del canale e-commerce e sensorizzazione del prodotto per raccogliere informazioni dal suo ciclo di vita;
  • Operation: presenza o meno di processi produttivi connessi, integrati e sensorizzati (IoT) e digitalizzazione della supply chain.