Le aziende con i migliori risultati economici sono anche quelle che scommettono di più sul capitale umano per lo sviluppo dei prossimi anni. In particolare, nell’ultimo Global Ceo Study di Ibm i manager più performanti mettono al centro il benessere delle persone, il lavoro distribuito e l’ecosistema tecnologico

Una delle principali sfide nei prossimi anni sarà la gestione di una forza lavoro distribuita, perché indietro non si torna. Il lavoro diventerà ibrido, alternato tra presenza in ufficio e attività da remoto, con un concetto di workplace in via di trasformazione. Ne sono convinti uno su due i Chief Executive Officer (Ceo) di successo (50%), contro il 24% di quelli che hanno ottenuto performance inferiori negli ultimi tre anni.

Lo rivela il più recente Global Ceo Study di Ibm – Institute for Business Value, che ha intervistato 3mila Ceo operanti in 26 settori di 50 Paesi al mondo, compresa l’Italia. Accanto a un concetto di posto e luogo di lavoro che cambia, la massima attenzione va data al benessere dei lavoratori per il 77% dei Ceo più performanti a livello mondiale e per il 54% dei Ceo italiani, contro il 39% dei top manager meno performanti. Il benessere delle persone continuerà a essere centrale nei prossimi anni, anche se all’inizio dovesse influire negativamente sulla profittabilità a breve termine dell’azienda.

In pratica, i top manager con i migliori risultati economici sono anche quelli con una visione più di media-lunga scadenza del business e della sua sostenibilità e investiranno in ascolto, attenzione e tecnologie, come piattaforme digitali abilitate dal cloud, per favorire la collaborazione, prevenire il burnout (crollo psicologico) e promuovere la cultura aziendale con attenzione alla diversità e all’inclusione.

Mark Foster

«La pandemia ha imposto di focalizzarsi su ciò che è essenziale, come le proprie persone. Le aspettative di molti dipendenti nei confronti dei loro datori di lavoro sono cambiate in modo significativo.

La gestione della forza lavoro distribuita richiede l’adozione di tecnologia agile e modelli di leadership più empatici, oltre che la promozione di una cultura flessibile e inclusiva», commenta Mark Foster, senior vice president Ibm Services.

Sul numero di marzo di Industrie 4.0 ci sarà un ampio servizio sul lavoro del futuro che sarà ibrido, con testimonianze aziendali e raccomandazioni degli esperti.

Centralità degli ecosistemi tecnologici

Dallo studio Ibm emerge anche la centralità degli ecosistemi per la crescita delle imprese. I Ceo di maggior successo ripongono grande fiducia nelle partnership: il 63% ritiene infatti che la collaborazione in ottica di ecosistema tra imprese, centri di ricerca e mondo accademico influisca positivamente sulle performance aziendali, contro la metà dei Ceo meno performanti.

Poter contare su una rete di partner permette a ciascuna organizzazione di esprimere al meglio le proprie competenze e capacità, favorisce il confronto e dà impulso all’innovazione.

IoT, AI e Cloud open source le tecnologie più promettenti

Lo studio rivela anche che la maggioranza dei Ceo crede nel ruolo della tecnologia, come fattore abilitante che influirà positivamente sul business dei prossimi anni, soprattutto dopo un 2020 così complesso. Cloud, AI e IoT sono considerati le tecnologie fondamentali per cercare un vantaggio competitivo. Lo pensano anche i manager italiani che mostrano apprezzamento verso queste tecnologie: al primo posto mettono l’IoT (79%), quindi il cloud (73%) e a seguire l’AI (48%).

In particolare, il Cloud nei prossimi anni crescerà del 47% nella forma ibrida (Open Hybrid Cloud), come evidenzia un altro studio Ibm. Oggi infatti un’impresa utilizza in media otto cloud da fornitori diversi e gli sviluppatori dovranno quindi rafforzare le loro competenze sul cloud open source. Un sondaggio condotto da O’Reilly Media per Ibm nell’autunno 2020 suggerisce di approfondire le conoscenze delle tecnologie open source, che sono alla base di questi cloud, anziché focalizzarsi su quello di un fornitore specifico.

Secondo il 65% degli sviluppatori, le competenze e le conoscenze relative alle tecnologie Cloud open source saranno più vantaggiose rispetto quelle relative a qualsiasi cloud specifico.

 

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