ICIM Group è il polo di competenze controllato da ANIMA Confindustria (Federazione della Meccanica Varia), che attraverso società diverse e complementari – testing, ispezione, certificazione e supporto tecnico – offre alle imprese il supporto necessario per affrontare la digitalizzazione dei processi produttivi, un cambiamento tecnologico ma anche culturale.

Tra le società del Gruppo, ICIM SpA è l’ente di certificazione di riferimento in ambito Industria 4.0: ad oggi ha rilasciato, infatti, oltre 1.700 attestati di conformità pari a un controvalore di investimenti di 900 milioni di euro.

Proprio per sondare gli atteggiamenti delle aziende di fronte alla sfida del cambiamento, ICIM Group ha condotto un’indagine che sottolinea come molte aziende debbano ancora inquadrare la trasformazione industriale dal punto di vista strategico e dei processi.

L’indagine ICIM Group

L’indagine ha coinvolto aziende che hanno effettuato investimenti significativi (da 1 a 15 milioni di euro, con media a 4,5 milioni) in ottica Industria 4.0, aziende che offrono al mercato macchine di produzione e tecnologie abilitati per la digitalizzazione, associazioni confindustriali di categoria e Digital Innovation Hub, oltre a personale tecnico di ICIM Spa (ente di certificazione) e valutatori che hanno operato presso aziende durante i processi di digitalizzazione.

Lo scenario: quarta rivoluzione industriale e attualità

Intelligenza artificiale, blockchain, cybersecurity, manifattura additiva, big data, IoT e smart working rappresentano concrete soluzioni tecnologiche, presenti in modo sempre più pervasivo nella vita di persone, comunità e imprese.

In questo contesto di spinta verso la digitalizzazione, le misure adottate dalle Istituzioni a supporto degli investimenti per l’Industria 4.0 si sono rivelate un ulteriore acceleratore. E se, da un lato, questi investimenti offrono nuove opportunità, dall’altro, pongono davanti alle imprese anche nuove sfide e criticità che appaiono evidenti agli occhi di tutti gli attori del comparto industriale.

La produttività di macchine e persone crescerà soltanto se alle nuove tecnologie verrà affiancata una profonda revisione dei processi e delle competenze lungo tutta la catena del valore. Massima attenzione dovrà essere rivolta a processi strategici come la gestione della sicurezza informatica e dei big data, la maggior dipendenza dalla componente software e l’apertura del comparto produttivo verso tutta la filiera.

L’attualità, inoltre, ha imposto un ulteriore elemento di accelerazione alla trasformazione già in atto: la diffusione del Covid-19, infatti, ha obbligato le aziende a scoprire, testare e implementare in regime di emergenza attività in telelavoro e/o in smart working. A fronte di questa situazione, la relativa normativa in vigore da maggio 2017 è stata temporaneamente “semplificata” dal Decreto Cura Italia pur lasciando per il futuro alcuni punti di natura legislativa ancora da chiarire. Le misure previste a sostegno delle aziende che dal 2017 rientrano nell’ambito Industria 4.0 sono state confermate – seppur rimodulate – nel nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 con un orizzonte temporale che va da novembre 2020 a giugno 2023 (per acquisti effettuati entro dicembre 2022). Anche a fronte di queste azioni, si prevede che nel prossimo futuro un numero sempre maggiore di PMI effettuerà interventi digitalizzando i propri processi produttivi, confermandone l’attuale trend di crescita.

Priorità e sfide per le aziende italiane

La quasi totalità delle aziende intervistate ritiene di aver raggiunto i propri obiettivi produttivi specifici ed è intenzionata ad effettuare ulteriori investimenti nel biennio 2021-22. Le aree di intervento ritenute prioritarie dalle aziende che hanno effettuato investimenti in ottica Industria 4.0, secondo quanto rilevato dall’indagine condotta da ICIM Group, vanno dalla riduzione dei tempi di lavoro e dei costi – con un rafforzamento della capacità produttiva mediante macchine più evolute che aggregano diverse fasi di lavoro – alla riduzione della documentazione cartacea a fronte di una maggiore digitalizzazione dei processi di controllo della produzione, passando per il miglioramento della qualità dei prodotti al fine di accedere a nuovi mercati e per la sostituzione delle macchine obsolete mediante l’opportunità del beneficio fiscale.

In questo percorso non sono certo mancate le criticità, tra cui si evidenziano soprattutto la difficoltà di programmazione degli investimenti in ottica di medio/lungo periodo, dovuta all’incertezza della durata delle agevolazioni, e la difficoltà di organizzazione interna per mancanza di figure di coordinamento o di consulenze esterne adeguate.

Dall’analisi effettuata emergono inoltre due importanti sfide per le aziende:

  • allineare le linee di produzione non efficientate a quelle oggetto di intervento, sia dal punto di vista qualitativo (flessibilità, capacità e tempistiche di produzione) che gestionale (controllo, documentazione e organizzazione)
  • sfruttare appieno le potenzialità delle nuove macchine acquisite in termini produttività e di utilizzo dei dati

Big Data Analysis: un processo da ottimizzare

Le aziende si sono dimostrate ben consapevoli dell’importanza di saper estrarre reale valore dalla grande mole di dati oggi in circolazione lungo tutto l’ambiente produttivo, in modo tale da abilitare un processo decisionale basato su un’ottica predittiva, in grado di stare al passo con le esigenze di un mercato sempre più mutevole e competitivo. La trasformazione di questa consapevolezza in operatività, tuttavia, resta ancora in larga parte irrealizzata: nelle fasi di redazione del proprio progetto di digitalizzazione 4.0, infatti, la maggioranza delle aziende intervistate ammette di non aver effettuato valutazioni sulle potenzialità dei Big Data. Di conseguenza, molte organizzazioni non si ritengono ancora soddisfatte del proprio processo di analisi dei dati e puntano, giustamente, a ottimizzarlo.

L’importanza della formazione per una nuova cultura aziendale 4.0

In una fase di così profonda trasformazione operativa, per coglierne appieno tutte le potenzialità, è necessario abilitare in azienda anche un nuovo paradigma culturale. In quest’ottica, il Governo ha introdotto importanti incentivi e benefici per la formazione in ambito Industria 4.0 e i produttori di tecnologia propongono interventi informativi e formativi a vari livelli.

Nonostante le aziende intervistate siano consapevoli dell’importanza strategica di questo passaggio, la maggior parte di esse ammette di essersi finora limitata a erogare formazione relativa all’utilizzo delle nuove macchine installate, al tema della sicurezza sul lavoro e, in misura decisamente minore, alla cybersecurity. Quest’ultimo aspetto – insieme alla riorganizzazione dei processi aziendali digitalizzati e alla gestione del cambiamento interno – risulta essere una delle aree in cui le imprese necessitano ancora di elaborare percorsi formativi specifici.

Cybersecurity: differenti approcci tra PMI e aziende più strutturate

La prevenzione di problemi di natura informatica – legata ad attacchi esterni o a errori umani interni – diviene sempre più critica per le aziende che operano in un contesto ormai estremamente aperto e digitalizzato. E non solo: il ricorso forzato ed improvviso allo smart working, conseguente alla pandemia, ha ulteriormente incrementato i rischi legati alla sicurezza delle informazioni e degli asset aziendali.

Mentre la certificazione ISO 27001 – standard internazionale per la gestione della sicurezza delle informazioni – è considerato un obiettivo potenziale per la maggior parte delle realtà intervistate, l’approccio alla sicurezza informatica risulta differente in base alle dimensioni aziendali e alla struttura della relativa area IT. Le organizzazioni più strutturate ritengono di aver gestito la criticità legata alla cybersecurity e sono interessate ad attività di vulnerability assessment e ad attività di verifica come penetration test e formazione. Le PMI, dal canto loro, sono per la maggior parte consapevoli del problema ma ancora in ritardo nel fornire una risposta strutturata, soprattutto a causa della difficolta di reperimento di competenze interne.

Smart working: da necessità improvvisa a risorsa per generare valore

Le aziende che hanno gestito il ricorso obbligatorio al telelavoro a causa alla pandemia pensano di mantenere la nuova modalità operativa anche quest’anno, seppur in misura minore.

Anche in questo caso, le interviste dividono nettamente le aziende tra quelle più strutturate – che avevano già avviato progetti di smart working in alcuni comparti – e le PMI, messe a dura prova da questa necessità improvvisa.

La vera sfida, per tutti, è quella di trasformare lo smart working da azione obbligatoria e necessaria a strumento di valore, sia per il business (abilitando maggiore efficienza e competitività) sia per il personale (grazie a un miglior bilanciamento tra vita personale e lavoro).

Gli ambiti di intervento ritenuti prioritari su questo fronte sono:

  • revisione dei processi interni in ottica smart working
  • verifica degli aspetti legislativi
  • impatto dello smart working sulla sicurezza delle informazioni aziendali
  • formazione degli operatori

Blockchain: opportunità ancora da cogliere

Il tema blockchain, benché enfatizzato da parte delle Associazioni industriali, resta ancora poco applicato dalle aziende. I principali settori di interesse oggi restano il bancario, l’assicurativo, il finanziario oltre all’agroalimentare per la tracciabilità dei prodotti. Le aziende intervistate mantengono un atteggiamento di monitoraggio delle potenziali applicazioni della tecnologia in ottica di medio termine con particolare riferimento alla tracciabilità di materiali e documenti.

Le sfide del 2021

Tutti i soggetti coinvolti nelle interviste hanno manifestato la consapevolezza di trovarsi in un momento di evoluzione digitale le cui potenzialità, in termini di miglioramento produttivo, devono ancora in larga parte esprimersi.

La pandemia, che ha posto la sopravvivenza delle aziende come primo obiettivo per lo scorso anno, ha anche accentuato la necessità di svecchiare le precedenti logiche organizzative e gestionali mettendo in evidenza come il supporto delle nuove tecnologie possa costituire elemento determinante per l’azienda stessa.

Nel medio termine, le imprese intervistate hanno dunque dichiarato di voler incrementare gli investimenti infrastrutturali per la digitalizzazione, inserire nuove tecnologie a supporto della produzione, ottimizzare il processo di gestione e analisi dei dati e di voler porre la massima attenzione al tema della cybersecurity e della sicurezza delle informazioni.