Una ricerca globale di NTT Ltd. conferma l’accelerazione della trasformazione digitale nell’anno del Covid, ma solo un’azienda su tre investe con coraggio sul futuro e c’è ancora un disallineamento tra obiettivi di business ed esigenze IT. Solo il 40% globale e il 30% europeo ritengono infatti di avere la tecnologia per rispondere alle necessità del mercato.

In pochi mesi la pandemia ha accelerato quell’adozione di strumenti digitali che si stimava sarebbe avvenuta nei prossimi 4-5 anni. Manager e responsabili IT concordano sul fatto che il Covid abbia spinto a significativi cambiamenti nei processi operativi e abbia contribuito ad accelerare la digital transformation. È cresciuta anche la consapevolezza di come le nuove tecnologie possano aiutare il business a far fronte a una velocità di cambiamento e a una imprevedibilità di scenari che richiedono nuove strategie, un nuovo mindset e anche l’impiego di sistemi informatici intelligenti che restituiscano “insight” con cui prendere decisioni informate.

L’adozione delle tecnologie emergenti e la capacità di automatizzare e implementare l’innovazione velocemente sono riconosciute come strategie chiave per il successo per la quasi totalità degli intervistati, sia del business che dell’IT, nella ricerca “Global Managed Services Report 2021” di NTT Ltd., la società globale di servizi tecnologici del colosso di telefonia nipponica NTT, condotta da Jigsaw Research in 21 Paesi di sei Region mondiali, a novembre 2020, in 15 settori di mercato.

Eppure, solamente due quinti a livello globale (41%) e meno di un terzo in Europa (30%) credono di essere dotati della tecnologia adeguata per rispondere agli obiettivi aziendali nell’immediato. Questo pone l’accento su una problematica comune in questo momento: bilanciare le esigenze attuali e il business corrente con investimenti nella modernizzazione delle tecnologie e dei processi per cogliere le opportunità del momento, scalare ed evolvere.

Solo un’azienda su tre investe sul futuro

Tuttavia, solo un’azienda su tre vede nell’attuale situazione di incertezza la possibilità di crescere con i dovuti e coraggiosi investimenti in tecnologia e innovazione. La maggioranza considera ancora l’ottimizzazione dei costi il principale modo per creare una maggiore resilienza, in pratica per mantenere lo status quo e, ancora, per resistere.

Eppure, poiché la velocità di accesso al mercato diventa un elemento di differenziazione competitivo primario, accelerare la trasformazione digitale è un aspetto fondamentale. Le organizzazioni che dimostrano di essere audaci e coraggiose hanno il 50% di probabilità in più di avere successo. La percentuale di aziende coraggiose (33,8%) sale fino al 41,7%, se un’organizzazione demanda almeno tre quarti della propria gestione IT a terze parti. Al contrario, se un’azienda affida poco o niente della propria gestione IT a terzi, questa percentuale scende al 25,7%.

Damien Skendrovic

«Anche se non tutte le organizzazioni considerano la disruption come un’opportunità, un terzo di esse ha cambiato il proprio modo di agire perché lo vede come una possibilità per fare le cose meglio e per trarne vantaggio, in particolare in relazione all’abilitazione di una forza lavoro più distribuita e di tecnologie innovative. Le aziende audaci e coraggiose si stanno avvicinando alla resilienza con un approccio nuovo e innovativo, coadiuvate dal supporto di partner tecnologici affidabili per raggiungere questo obiettivo», spiega Damian Skendrovic, Executive Vice President di NTT Ltd.

 

Più allineamento tra business e IT

Dalla ricerca emerge anche che, nonostante si dichiari un maggior allineamento strategico tra management e IT (per il 49,8% dell’IT totalmente e per il 42% parzialmente), c’è ancora una certa discrepanza tra le priorità del business e quelle tecnologiche. A livello globale, il 70% dei manager di linea sostiene sia cruciale una strategia tecnologica che guidi le opportunità di efficienza aziendale, mentre è d’accordo solo il 48% dell’IT. Inoltre, il 69,6% della linea considera la velocità e l’agilità come componenti chiave della strategia tecnologica, mentre è concorde solo il 53,4% dell’IT.

«Ai team IT è stato imposto un cambiamento rapido. E mentre gli stakeholder aziendali si aspettano di avvalersi di un certo grado di agilità nell’execution, l’IT deve continuare a gestire le proprie sfide: dalla gestione delle complessità dei vendor, che si estende all’integrazione di sistemi disparati, alle tecnologie emergenti e alle infrastrutture legacy, fino ai vincoli di budget e alla mancanza di competenze per stare al passo con le esigenze aziendali», precisa Skendrovic.

Il maggiore allineamento evidenzia come i team IT siano diventati più ricettivi alle necessità di business, per i quali i manager hanno fatto avanzare velocemente servizi e soluzioni gestiti dall’IT, come l’abilitazione della forza lavoro distribuita, per renderli disponibili a un target più ampio.

Tuttavia, il processo è ancora in corso: «Le inusuali sfide che il Covid ha imposto alle aziende hanno portato alla ribalta la questione legata all’allineamento tra il business e l’IT. C’è ancora molto lavoro da fare per garantire che le priorità organizzative fondamentali siano ben comprese da tutta l’organizzazione. L’IT continua a essere soggetto a numerose pressioni per soddisfare i requisiti attuali e, al contempo, per rispondere alle esigenze future d’innovazione. Dal momento che la tecnologia e l’agilità sono tra i topic aziendali più caldi e più discussi, l’allineamento delle priorità non può più essere solo un optional, ma diventa critico per la sostenibilità e la resilienza del business», conclude il manager.

Ad ogni modo, il 66% dei rispondenti intende investire in agilità organizzativa e di business nel corso del 2021, percentuale che scende al 50% nell’industria manifatturiera e sale nello sport e nell’intrattenimento (80%). Il 77% investirà in IoT (Internet of Things), connettività delle macchine e sensoristica per raccogliere dati sul campo; il 65% in Artificial Intelligence (AI) e in machine learning per interpretare i dati e prendere decisioni informate in tempo reale e il 60% in software per l’architettura tecnologica.