Nell’era della digitalizzazione tutto cambia ed evolve, anche la formazione. Nell’ultimo anno sono emerse e si sono diffuse piattaforme di collaboration, lezioni live e on demand, sessioni in streaming e in realtà aumentata e virtuale. Un bel ventaglio di innovazioni, eppure nulla attira curiosità e interesse come l’intelligenza artificiale, una tecnologia che si staglia all’orizzonte come la più futuristica di tutte e che più di altre appare destinata a trasformare il rapporto tra docente e discente, migliorando l’attività di entrambi.

Un esempio concreto è rappresentato da un recente progetto di Daniele Di Mitri, ricercatore presso il “Leibniz Institute for Research and Information in Education”, grazie al quale è stato eletto tra i dieci talenti emergenti dell’intelligenza artificiale alla competizione KI Camp 2021 in Germania. Insieme al suo team di ricercatori, Di Mitri ha sviluppato a Francoforte un sistema di intelligenza artificiale in grado di valutare l’apprendimento.

«Si tratta di un progetto nato per ottimizzare la didattica a distanza e migliorare l’apprendimento personale da remoto», spiega Di Mitri. «I campi di applicazione possono essere diversi e riguardare in generale la valutazione dell’apprendimento di qualsiasi tipologia di abilità pratica, come l’utilizzo di uno strumento musicale, l’esecuzione di un esercizio fisico e sportivo oppure l’addestramento in ambito industriale».

Per una IA umano-centrica

In pratica, il progetto di Di Mitri si inserisce nello sviluppo di un modello ibrido di insegnamento, che integra il docente in carne e ossa con l’intelligenza artificiale che fornisce i feedback in maniera automatica. «Combinandoli insieme», assicura il ricercatore, «l’apprendimento a distanza diventa più completo, grazie al continuo monitoraggio dei risultati».

Nello specifico, il progetto oggetto del ricoscimento internazionale ha riguardato la pratica del massaggio cardiaco in campo medicale. «Si tratta di uno dei corsi di formazione più diffusi», segnala Di Mitri. «Sotto il profilo tecnologico abbiamo un applicativo software che usa i sensori e il machine learning per valutare gli errori di appprendimento. Il sistema fornisce una serie di feedback, dando priorità alla correttezza degli aspetti di postura e della frequenza del messaggio cardiaco, al fine di migliorare la prestazione del discente proprio come farebbe il tutor in carne e ossa».

Quando si parla di intelligenza artificiale, solitamente non si può fare a meno di richiamare la sfida che essa lancia ai temi della privacy, così come a questioni di tipo etiche e morali, a causa dell’invasività dei suoi algoritmi. «In questo caso, ci muoviamo su uno scenario del tutto differente», spiega Di Mitri. «Qui l’intelligenza artificiale non è impiegata per collezionare e processari dati quando l’utente non è consapevole, ma per supportare i suoi obiettivi di formazione in una prospettiva umano-centrica».

In questa direzione, ci sono altri progetti di applicazioni su cui Di Mitri sta lavorando con il suo team di ricerca. «Un altro esempio di prototipo riguarda un’applicazione di “presentation trainer”, in grado di fornire feedback sulle presentazioni, valutando il tono di voce e le pause». Le idee in campo sono molte, anche perché il distanziamento sociale richiede nuove modalità di interazione, nell’ambito di uno scenario votato alla formazione continua.

Nuove opportunità all’orizzonte

Di Mitri si è aggiudicato il riconoscimento KI Camp 2021 proprio per il focus sull’Education e per avere intercettato esigenze molto sentite in un ambito attualmente molto sotto i riflettori come quello della didattica a distanza.

«I vantaggi sono anche per chi insegna», aggiunge Di Mitri. «Innanzitutto, può essere esonerato da compiti amministrativi ripetitivi per il fatto di disporre di un migliore feedback. In secondo luogo, trova il supporto di dati e algoritmi di intelligenza artificiale per usufruire di una panoramica più approfondita delle competenze acquisite da ogni studente, disponendo di consenguenza di una maggiore contezza su quali aree e aspetti intervenire per migliorarne la formazione e l’apprendimento».

Non è ancora tutto: c’è un’altra buona notizia da dare. Per giovarsi al meglio di tali opportunità legate all’impiego dell’intelligenza artificiale, sarà necessario aggiornare le infrastrutture digitali. «Un’esigenza, questa, che non potrà che aumentare i posti di lavoro in generale. La digitalizzazione, insomma, non deve essere percepita come una minaccia, ma semmai un’opportunità in più al servizio dell’uomo. La mia attività di ricerca proseguirà proprio in questa direzione», concude Di Mitri.