Nel nostro Paese sono quasi 220 mila le PMI (imprese con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato). Costituiscono un pilastro del nostro tessuto imprenditoriale, rappresentando il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto e il 33% degli occupati.

“Nella sua drammaticità, la pandemia ha costretto le PMI a riflettere sulla loro visione di futuro, portandole sempre più ad abbracciare il digitale come strumento di sviluppo” dichiara Andrea Rangone, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano.

Tuttavia, aggiunge Rangone, “le PMI più mature digitalmente risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da COVID-19″.

La “nuova normalità” all’insegna del digitale

Le PMI che fanno eCommerce sono cresciute di oltre il 50% rispetto al periodo pre-COVID, per una maggiore presenza su piattaforme eCommerce di terze parti. Per 4 PMI su 10, l’eCommerce sarà una priorità di investimento per il 2021.

Il ricorso al lavoro da remoto, la grande diffusione di soluzioni digitali per lo scambio di dati e informazioni aziendali e un forte aumento dei servizi in Cloud, fruiti dal 69% delle PMI, risultano tendenze consolidate.

Ostacoli e criticità

A mancare, però, è in primo luogo il know-how: il 42% delle PMI dichiara di possedere competenze digitali basse (17%) o distribuite in maniera non omogenea tra il personale aziendale (25%), che rendono difficile l’implementazione e l’utilizzo diffuso di nuove tecnologie.

L’accessibilità dei dati e delle informazioni al di fuori degli edifici aziendali, raggiunta completamente da solo il 3% delle PMI, rimane ancora un obiettivo lontano da conseguire. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’accesso è consentito esclusivamente (18%) o prevalentemente (53%) presso la sede.

In termini di piattaforme, solo il 36% delle PMI è dotato di un ERP aziendale che integri le viste derivanti dai diversi processi, con un preoccupante 33% che invece non conosce la tecnologia o non ne prevede l’introduzione.

Se è vero poi che si rileva un crescente interesse verso la sicurezza informatica e l’analisi dei dati, non è diffuso un approccio consapevole a questi temi: ad esempio, solo il 37% delle PMI utilizza soluzioni avanzate di security e solo il 12% ha svolto progettualità che sfruttano i big data.

Per una PMI, intraprendere un percorso di trasformazione digitale non significa soltanto adottare tecnologie e soluzioni lungo i processi aziendali, ma anche lavorare sulla cultura digitale, strategica e operativa. Solo il 9% delle realtà possiede un approccio “avanzato” rispetto al digitale, ossia cerca di anticipare il cambiamento con una visione strategica del percorso di innovazione.

Certamente, per stimolare la digitalizzazione delle PMI il NextGenEU può giocare un ruolo importante.