Bi-Rex continua a mappare il livello di sviluppo tecnologico dell’industria emiliana, in una nuova indagine in partnership con Almacube e Confindustria Emilia Centro. Le filiere del packaging, automotive, macchine utensili, digitale, elettronica e meccatronica dimostrano di avere consapevolezza del valore strategico delle tecnologie 4.0 e anche un buon livello di adozione, soprattutto del Cloud, adottato da 4 aziende su 5.

Cybersecurity e Cloud sono oggi le principali priorità per l’industria manifatturiera emiliana, sia per il livello di conoscenza dichiarato, sia per l’importanza strategica che vi attribuisce. È quanto emerge dall’indagine “Transizione 4.0 per pmi”, condotta dal Competence Center Bi-Rex, Almacube, l’incubatore di startup innovative dell’Università degli Studi di Bologna e Confindustria Emilia Centro, presentata in occasione dell’ultimo incontro del ciclo “Pillole 4.0”, disponibile sul canale YouTube di Almacube.

L’orientamento delle imprese è cambiato rispetto a un’indagine di cinque anni fa (2017), quando al primo posto c’era l’attenzione ai Big Data e al secondo a Erp, Mes, Scada, Hmi, che sono retrocessi al terzo posto nell’indagine di quest’anno. Il 62% delle 50 imprese che hanno risposto all’indagine ha un fatturato inferiore a 10 milioni di euro e una su due ha meno di 50 dipendenti. Sono imprese che appartengono prevalentemente alle aree di Bologna e Modena e alle filiere di produzione macchine,  packaging, automotive, elettronica, meccatronica e digitale.

In una scala da 1 a 5 la sicurezza informatica si attesta a oltre 4 per entrambi i parametri (conoscenza e importanza strategica) e 4,11 e 3,98 è il posizionamento per il Cloud. Anche tutte le altre tecnologie dell’Industria 4.0 (IoT, robotica e automazione, realtà virtuale/realtà aumentata e stampa 3D) si posizionano comunque sopra i 3 punti, a eccezione dell’additive manufacturing che ha importanza strategica al 2,98.
Certo, a trainare sono sempre le imprese medio-grandi, che staccano di un punto le micro e le piccole imprese.

Livello di adozione oltre il percepito

Dalla ricerca risulta una buona corrispondenza tra la consapevolezza strategica e le azioni a seguire, soprattutto nell’adozione del Cloud. L’80% utilizza già il Cloud per la conservazione e il trasferimento dei propri dati di fabbrica e circa il 60% ha piani di Cybersecurity e si è dotato di gestionali come Erp, Mes e Scara. La maggiore discrepanza tra importanza percepita e livello di adozione si registra invece nei Big Data e nel Machine Learning/Artificial intelligence: se oltre il 75% delle imprese ha coscienza dell’importanza di queste tecnologie, neppure una su quattro le ha ancora adottate. D’altronde queste ultime tecnologie sono strettamente collegate tra loro.

“La ricerca restituisce un alto livello di consapevolezza e implementazione che non erano scontate, oltre a una forte intersezione fra i tre mondi – università, startup e imprese – che, insieme, scaricano a terra l’innovazione tecnologica. Il fatto che siano cambiate le priorità delle imprese in cinque anni evidenzia anche come abbiano visto dove si stesse spostando il mondo e vi si siano agganciate», commenta Filippo Forni, responsabile Organizzazione Confindustria Emilia Centro.

Il livello di integrazione e di Open Innovation

Il 42% delle aziende ha una integrazione estesa a oltre due aree aziendali, il 25% ne ha connesse fino a due, il 17% ha una completa integrazione interna e il 15% è collegata digitalmente anche con la filiera. Queste ultime, collegate a clienti e fornitori, registrano valori medi molto superiori rispetto alle medie ottenute nell’analisi delle tecnologie adottate dalle imprese, in particolare per l’utilizzo di IoT, realtà virtuale e realtà aumentata, Machine Learning e Intelligenza artificiale.

La propensione all’Open Innovation è presente in quasi una su due (45%), mentre il 55% finora non ha mai acquistato prodotti/servizi da startup o pmi innovative. Anche in questo caso chi è più aperto all’ecosistema digitale mostra valori medi marcatamente più elevati (da 0,50 e 1,20 punti) di conoscenza e attribuzione strategica, soprattutto rispetto a tecnologie come Machine Learning, realtà virtuale e aumentata e Big Data, dimostrando l’impatto positivo dell’ecosistema sull’aumento di cultura digitale.

Il 60% delle aziende dichiara di avere un referente interno per i temi di innovazione e digitalizzazione dei processi, con un impatto significativo sul livello di conoscenza che è decisamente più esteso soprattutto riguardo ai Big Data, stampa 3D e IoT, mentre non incide significativamente sul valore strategico attribuito.

Francesco D’Onghia

«La consapevolezza cresce e la ricerca dimostra il valore della contaminazione tra ricerca, startup e imprese, che è nostro compito mettere in collegamento, ma la sfida più grande nell’accogliere e utilizzare queste nuove tecnologie è il fattore umano.

Le aziende ci chiedono competenze e registi del cambiamento, poiché la tecnologia è più veloce dei tempi di adattamento delle persone, della cultura aziendale e dei processi organizzativi interni. Ma è anche più veloce del sistema formativo, che fatica a star dietro alla domanda di queste nuove competenze. La sfida è aperta e richiede la collaborazione dell’intero ecosistema», conclude Francesco D’Onghia, responsabile Open Innovation di Almacube.