I Competence Center, anello di congiunzione tra ricerca applicata e impresa, nati per accelerare la trasformazione digitale delle pmi italiane, con attività di orientamento e formazione sulle linee pilota nella logica di “test before invest” e progetti di innovazione cofinanziati dal Mise, hanno espresso la loro voce agli Stati Generali Mondo del Lavoro

Gli Stati Generali Mondo del Lavoro, che si sono svolti a Torino a fine settembre, hanno dedicato uno spazio ai Competence Center, che avranno un’area dedicata anche al prossimo Mecspe (Bologna, 23-25 novembre).

La funzione degli otto Centri di Competenza, introdotti dal Piano Calenda Industria 4.0 per accelerare la digitalizzazione del Paese è quella di fare da anello di congiunzione tra ricerca e impresa, tra sfide operative e applicazione delle nuove tecnologie. Alle pmi dei distretti industriali vengono proposti orientamento, dimostrazioni pratiche, formazione e ricerca e sviluppo, anche attraverso i bandi di ricerca sperimentale e innovazione del Mise, utilizzando le linee pilota allestite all’interno dei Competence Center.

Le aziende sostengono di non aver tempo, di non trovare corsi né profili adeguati e di spendere troppo. I Competence Center cercano di rispondere proprio agli ultimi due punti con corsi sulle nuove tecnologie che nascono dalle esigenze reali delle imprese e con la possibilità di testarle prima di investire (“test before invest”) in nuovi impianti e sistemi, proprio grazie alle linee pilota 4.0 delle aree dimostrative.

«Il nostro ruolo è far transitare tecnologie e competenze alle aziende. A maggio abbiamo inaugurato, insieme ai nostri partner, la Scuola di competenze 4.0, per offrire reskilling e upskilling dei lavoratori. Ma collaboriamo anche con ITS e Istituti Tecnici Superiori nella formazione degli studenti che saranno i lavoratori di domani, perché finalmente, quando escono dalla scuola, incontrino le richieste delle aziende», spiega Monica Rossi, responsabile scientifico, orientamento e formazione di Made 4.0 (Lombardia), specializzato in digital manufacturing.

Pmi ancora in ritardo su formazione e digitalizzazione

Sui ritardi italiani in formazione e digitalizzazione, Enrico Pisino, Ceo di Cim 4.0, il Competence Center del Piemonte specializzato in additive manufacturing e tecnologie per la digital factory, che ha istituito l’Academy 4.0 in collaborazione con la Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino, invita anche le imprese ad assumersi le proprie responsabilità. «Noi come Cim 4.0 abbiamo un’esperienza di pochi mesi, ma io, personalmente, ne ho di qualche decennio e non ricordo, nemmeno nei momenti in cui girava tanta ricchezza, che questa finisse in innovazione e formazione. Finiva nei dividendi. Quindi i posti di lavoro che verranno a mancare perché obsoleti non sono da imputare alle nuove tecnologie ma alla mancanza di investimenti degli ultimi decenni», commenta Pisino.

Nei prossimi 30 anni il tasso di automazione passerà dal 33% al 50%. Molti interpretano questa diffusione delle tecnologie robotiche, del machine learning e dell’intelligenza artificiale come una rivoluzione che costerà il lavoro a milioni di italiani. In realtà l’impatto potrebbe essere di gran lunga inferiore se le aziende decidessero di aggiornare le competenze dei propri dipendenti, se non tutti almeno quelli che possono essere aggiornati. Tra vent’anni nemmeno il magazziniere continuerà a fare il suo lavoro come lo fa oggi, o l’amministrativo, o il manager.

Matteo Faggin, direttore generale Smact (Triveneto), specializzato in IoT e digital factory, punta il dito anche sulle strettoie amministrative e burocratiche: «Ho assistito di recente un’azienda partner di sviluppo software che voleva ri-orientare una trentina di dipendenti da altri campi applicativi sulla cybersecurity, ma si tratta un’azienda grande, con le risorse economiche e gestionali necessarie. Ma una piccola azienda come avrebbe fatto? Il carico burocratico è estenuante. Inoltre, persistono delle storture tutte italiane che in Germania ma anche in altri paesi non esistono: le persone in Cassa Integrazione non possono fare formazione. Così perdiamo anche la possibilità di aggiornale per tornare a lavorare».

Cybersecurity: ancora tanti gap da colmare

Sull’attenzione a tutto tondo alla cybersecurity porta il discorso Matteo Lucchetti, direttore operativo Cyber 4.0 (Lazio), specializzato in sicurezza informatica, che spiega come si debba tener conto anche degli aspetti legali e normativi della gestione interna ed esterna dei dati, non come questione di adempimenti bensì come fattore abilitante la corretta gestione dei rischi.

«Il gap di competenze nella cybersecurity è gigantesco. Le risorse formate sono davvero scarse ed esiste un problema di retention: essendo scarsa l’offerta davanti a una domanda crescente, le risorse formate correttamente, ma non retribuite altrettanto correttamente, se ne vanno. E la necessità di cybersecurity non è una questione di compliance alle normative, ma di  funzionamento dell’organizzazione. Abbiamo visto di recente nella sanità che il rischio è il crash di un sistema produttivo o di servizio», commenta Lucchetti.

Competence Center: la forza del networking

Punta sulla forza del networking tra le diverse reti di ricerca e innovazione, formazione e produzione Stefano Cattorini, direttore generale Bi-Rex (Emilia Romagna), il Competence Center specializzato nei Big Data. «Il nostro lavoro consiste nel favorire e mettere a frutto il lavoro e lo scambio tra 56 attori diversi tra università, centri di ricerca, centri di eccellenza nel super calcolo, 17 provider di tecnologie, 27 imprese che usano le nuove tecnologie su 7 filiere diverse, trasformando questa cross connection in formazione continua per i nostri clienti in un processo che lega servizi di orientamento, formazione delle competenze, consulenza e produzione sperimentale su linee pilota in sicurezza.»

Conclude Nunzio Abbate, vice presidente Artes 4.0 (Toscana), specializzato in Advanced robotics and enabling digital technologies and systems: «Il nostro lavoro è diffuso su 7 regioni attraverso la collaborazione con 13 Università, tra cui la Scuola Normale di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna. Abbiamo un Hub a Pontedera e stiamo sviluppando un Atelier della Robotica che sarà pronto nel 2022».